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Little Miss Sunshine: l’imperfezione non è fallimento
Una commedia drammatica, Little Miss Sunshine compie vent’anni. Una storia immersa nel tormento di un viaggio sciagurato e una famiglia divisa ma vera. Un’unione imperfetta ma vincente.
Little Miss Sunshine (2006), diretto dagli esordienti Jonathan Dayton e Valerie Faris, è uno di quei film che rimane nel cuore. Questo perché racconta in modo pungente temi profondi e problemi che tutti noi affrontiamo nel nostro percorso di vita. Un umorismo mai fine a se stesso. Candidato a 4 premi Oscar nel 2007, porta a casa quello come miglior sceneggiatura originale a Michael Arndt e miglior attore non protagonista ad Alan Arkin.
Little Miss Sunshine, la trama
La famiglia Hoover, residente nel New Mexico, è una realtà disfunzionale con poche speranze di ripresa economica. Il padre Richard (Greg Kinnear) è un uomo fissato sul continuo successo personale, totalmente assente nella sua carriera. La madre Cheryl (Toni Collette) è una donna semplice e amorevole che aspetta una svolta economica che continua a non arrivare. Il figlio Dwayne (Paul Dano) è un ragazzo chiuso dedito al suo obiettivo futuro di diventare un pilota militare. Il nonno paterno Edwin (Alan Arkin) è un anziano ribelle cacciato dalla casa di riposo per problemi di eroina. Lo zio materno Frank (Steve Carell), è un brillante professore universitario gay finito in disgrazia per problemi di lavoro e di amore, fino a tentare il suicidio. Infine c’è la figlia Olive (Abigail Breslin), bambina di sette anni col sogno di diventare Miss America.
La storia inizia subito con una svolta: la piccola Olive scopre di essere tra le partecipanti al concorso di bellezza Little Miss Sunshine che si terrà in California. Da quel momento la famiglia intraprenderà un viaggio assurdo verso una conquista inutile, ma che renderà il percorso più importante della meta.
Il successo (non) è l’unica via
Tra i tanti temi del film incorporati dalla famiglia Hoover, la critica alla società americana è uno dei più caldi. Un argomento che anche noi conosciamo bene, ma che oltreoceano è parte integrante della società. L’idea che o si ha successo nella vita, o si è delle nullità senza futuro. Vince chi è il migliore, chi perde sarà un fallito per sempre.
Con la sua “teoria dei nove passi”, Richard è un ossessivo selettore tra vincenti e perdenti. Tutti i personaggi vengono coinvolti in questa distinzione, ma più si avvicina la California, più questa visione miope del mondo verrà scardinata. Il valore di una persona non dipende dalle sue vittorie. Come dice il nonno Edwin alla nipote Olive: “Il vero perdente è colui che neanche ci prova”.
Una famiglia così? Mai vista
La famiglia Hoover è tutt’altro che perfetta. Al suo interno vivono problemi economici, dipendenza, depressione. Il tutto con difficoltà di comunicazione evidenti. Detto questo, il complicato viaggio che occupa tutto il film li porterà a ricompattarsi e a diventare una famiglia autentica, pronta ad aiutarsi nei momenti più difficili.
Un road movie diverso dagli altri, che non porta ad una vittoria evidente ma ad un ricongiungimento collettivo. Questo suggerisce che la vera normalità è un obiettivo a cui non ha senso ambire, perché non esiste. Quello che esiste invece è la fragilità di ognuno, e che insieme la si può affrontare. Questa è già una vittoria.
La metafora del viaggio
Parlavamo di road movie. In questi generi cinematografici che prendono spesso spunto dalla realtà, il percorso conta molto più della destinazione. Ecco, questo è Little Miss Sunshine. Una metafora che inizia con tutti i componenti che combattono l’uno contro l’altro. Durante il viaggio, per vari motivi, saranno costretti ad aiutarsi a vicenda, per arrivare al concorso di bellezza uniti e pronti a difendersi l’un l’altro. Qui entra in ballo la figura di Olive.
Una perfetta imperfezione
La piccola Olive nel film potremmo definirla l’unica eccezione tra tutti i problemi familiari che abbiamo accennato. Come nella realtà, gli adulti provano a tenere i bambini lontani da tutti i problemi che affliggono la quotidianità. Nel film Olive non percepisce l’imminente bancarotta, non conosce i problemi di dipendenza e depressione. Viene tenuta in una bolla di spensieratezza che i bambini meritano di vivere. La sua spontaneità è l’unica luce all’interno del trambusto familiare.
Arriva poi il contatto con la realtà. Ci appare subito evidente che Olive non è la reginetta che ci si aspetta in un concorso di bellezza. Il contrasto tra la sua persona e gli standard artificiali di ciò che viene considerato “bello” e “vincente” sono palesi. Ma a lei questo non importa, risultando alla fine la personificazione dell’idea che per sentirsi bene non si deve dimostrare niente se non essere se stessi. La critica all’odierna società consumistica e falsa è evidente.
In conclusione
Il finale ribalta completamente il concetto di successo, con una sconfitta che sa di tutto tranne che di sconfitta. La famiglia si riconosce come un gruppo che affronta una società marcia e giudicante.
Little Miss Sunshine si rivela una commedia con tanti drammi al suo interno. Un umorismo crudele ma mai superficiale, un equilibrio perfetto tra commedia e tragedia. Da sottolineare l’importanza della colonna sonora: le canzoni dei DeVotchKa, band americana attiva da trent’anni, accompagnano il viaggio con melodie malinconiche ma non cupe.
Insomma, il film fa sorridere e insieme riflettere. Riflessioni personali e collettive che portano ad affermare: essere imperfetti è un grande pregio, perché vuol dire essere veri. L’imperfezione non è un fallimento.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4.5
★★★★⯨
