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Non abbiam bisogno di parole: tra silenzi e rumore
Non abbiam bisogno di parole, disponibile ora su Netflix, è il remake italiano di La Famiglia Bélier. E arriva dritto al cuore, senza troppe sorprese.
Non abbiam bisogno di parole è un film semplice che punta direttamente all’emozione dello spettatore. Il regista non cerca grandi colpi di scena, si sa già dove si andrà a parare, quello che conta è che il film funziona e segue una direzione precisa. La pellicola, infatti, si classifica tra le più viste al mondo.
Non abbiam bisogno di parole, la trama
La storia gira intorno a Eletta Musso, interpretata da Sarah Toscano al suo esordio come attrice, una ragazza udente cresciuta in una famiglia sorda. Fin da piccola si configura come il ponte tra i suoi genitori, il fratello e il mondo esterno: non è solo un’interprete, ma la loro ancora di salvezza. Quando scopre di avere un talento per il canto, un’audizione potrebbe cambiarli la vita e la pone davanti a una scelta: inseguire i suoi sogni o stare accanto alla sua famiglia.
Il film ha una struttura classica, da romanzo di formazione che pone una domanda universale: staccarsi dalle proprie origini o rimanere nella propria comfort zone?
Non abbiam bisogno di parole, i temi e la regia
I temi principali intorno a cui si costruisce il film sono i legami famigliari. Non si affronta solo la paura di Eletta ma anche quella dei suoi genitori, che vedono andare via il loro contatto col mondo. Ma cos’è più importante, il bene dei propri figli o il proprio? Il regista costruisce delle dinamiche familiare molto interessanti e le rende visivamente in maniera toccante. La scena con la mamma di Eletta che piange perché non riesce ad accettarla è fondamentale come dichiarazione d’intenti: il linguaggio dei segni diventa il linguaggio con cui il regista arriva all’emozione nello spettatore. Qui riesce a legarci all’altro tema fondamentale del film: l’integrazione della comunità sorda. Qua la scelta registica è importante perché non sceglie grandi dichiarazioni, ma la inserisce perfettamente all’interno delle dinamiche narrative, scegliendo come nido per raccontarla il rapporto madre-figlia. Un rapporto che si costruisce sul senso di colpa e di dovere, risulta essere il rapporto meglio costruito all’interno del film.
Il film funziona, probabilmente non osa troppo e sappiamo benissimo come finirà, ma non è questo l’importante. Rendere dei temi così complessi ma sopratutto comuni a chiunque in maniera così semplice è il vero punto di forza del film. Riuscire ad arrivare a tutti, senza perdersi almeno non troppo, nella banalità non era così scontato. Ribuoli sa cosa vuole e se lo porta a casa, non punta a una regia elaborata ma lavora in modo significativo col suono. I rumori vengono spesso amplificati e diventano fastidiosi, in questo modo punta a un identificazione spettatoriale con la famiglia Musso.
Sarah Toscano, la vera sorpresa
Dopo Elodie, anche Sarah Toscano si cimenta nella recitazione. Per farlo non sceglie un film semplice, ma una pellicola dal peso emotivo non indifferente. La difficoltà che ha dovuto affrontare è stata sicuramente quella di imparare la LIS ma anche di tradurre contemporaneamente mentre recitava. Ed infatti si rivela essere la vera sorpresa della pellicola. Regge il peso emotivo perfettamente, senza risultare melensa e troppo melodrammatica, punta a una recitazione intima che si sposa con il resto del film. Le scene in cui canta sono sicuramente uno dei punti di forza di Non abbiamo bisogno di parole, ma per un attimo ci dimentichiamo che è una cantante che ormai si sta facendo spazio nel pop italiano e ci sembra di avere davanti una liceale con il sogno di cantare. Ricerca una naturalezza nella recitazione e ci riesce molto bene. Chissà se la rivedremo in altri titoli, la base c’è e non è per nulla male.
Una menzione in realtà va fatta a tutto il cast che riesce a crea un unione intima che arriva allo spettatore e riesce in quello che spesso è l’intento dei film: farlo identificare con i personaggi.
Non abbiam bisogno di parole, in sintesi
Non abbiam bisogno di parole è un film che funziona per chi cerca un dramma familiare o un racconto di formazione dalla lacrima facile. Sicuramente non ci sono grandi colpi di scena o scelte registiche memorabili, ma non sono neanche necessari allo scopo finale del film. Luca Ribuoli vuole fare un film che racconta una storia semplice e vuole mettere in rilievo un certo tipo di intimità familiare e ci riesce alla grande.
La pellicola si guarda con piacere tra lacrime e risate, e forse in questo film basta davvero questo.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
3.3
★★★★★