HBO Max

Peacemaker prima stagione, la recensione

L’arrivo in Italia di HBO Max ci dà l’occasione di riscoprire la prima stagione di Peacemaker, un gioiellino targato DC e James Gunn troppo spesso ignorato.

Peacemaker

“Do you wanna taste it?”

Così cantano i Wig Wam in quella intro divenuta immediatamente iconica. Nella stessa maniera, noi vi invitiamo ad “assaggiare” questo piccolo ma grande pezzo di serialità televisiva. 

Ma alla fine cos’ha di tanto speciale Peacemaker?

Alla fine parliamo dell’ennesimo prodotto della serialità streaming destinato a trovare il tempo che trova. Un mix fracassone di muscoli ipertrofici, turpiloquio e musica rock sparata negli altoparlanti come se fosse il caricatore di un mitragliatore. Un inno d’amore all’ignoranza, al caos e all’azione fine a sé stessa.

E avreste perfettamente ragione. Peacemaker è tutte queste cose, ma al contempo è la loro parodia.

Parliamo di un prodotto infarcito di una quantità spropositata di mascolinità e testosterone. Ma soltanto per demolirli e rivelare la fragilità che c’è dietro.

Presenta una colonna sonora stracolma di rock ‘n’ roll sfrenato, aggressivo e rumoroso. Ma questa fa da contorno a una storia che in realtà parla di solitudine, ricerca di affetto e buoni sentimenti.

I dialoghi sono surreali, infarciti di non sense e volgarità che non sfigurerebbero in South Park. Ma questi hanno lo scopo di sviluppare un racconto che farebbe venire le lacrime agli occhi anche allo spettatore più insensibile.

Insomma, è il tipico prodotto alla James Gunn.

Perciò, le prossime righe saranno dedicate allo spiegare perché mai dovrei spendere otto delle mie ore di spettatore per guardare John Cena vestito di spandex e con in testa una tavoletta del cesso.

Come nasce Peacemaker?

Correva l’anno 2021. 

James Gunn, ex prodigio della Troma e mente dietro i Guardiani della Galassia, lancia il suo primo film targato DC. The Suicide Squad, qui in Italia noto come The Suicide Squad – Missione Suicida.

Ricordiamo che la realizzazione del film, così come l’intero passaggio di Gunn alla DC, fu dovuto ad un grossolano errore della Disney. Nel 2018 Gunn fu licenziato dalla Marvel a causa di vecchi tweet tirati fuori da alcuni detrattori del regista, colpevole di essersi espresso contro Donald Trump.

La Distinta Concorrenza ci vide lungo. Immediatamente lo contattò per fargli dirigere un nuovo film dedicato alla Task Force X dopo il tremendo film del 2016 diretto da David Ayer.

Tra colonna sonora pop e (malriusciti) tentativi di risultare trasgressivi, il primo Suicide Squad si presentava già come una blanda imitazione di Guardiani della Galassia, ma anziché una banale ripetizione di quanto fatto alla Marvel, Gunn preferì approfittare della libertà creativa concessagli da Warner, proponendo un film con un’anima propria.

Violenza degna di un film gore di basso costo. Protagonisti che morivano come mosche dalla prima scena. Eccessi che non sarebbero mai stati possibili presso la Casa di Topolino.

Ma anche colori sgargianti, emozioni travolgenti e personaggi accattivanti e sfaccettati.

The Suicide Squad di James Gunn è un prodotto completo in cui la demenzialità danza a braccetto con la malinconia. La brutalità con la tenerezza. I colori con l’orrore. Un’amalgama equilibrato nel quale elementi opposti non contrastavano l’uno con l’altro, ma anzi si esaltavano a vicenda.

Nonostante un incasso piuttosto magro (sono sempre gli anni della pandemia) il film incontra il favore di pubblico e critica. Un successo che la DC dava evidentemente già per scontato. Tanto da aver già concesso a Gunn di sviluppare una serie spin-off del film.

Volevo essere un duro

Tra i personaggi più memorabili di The Suicide Squad spicca Peacemaker. 

Interpretato da John Cena (curiosamente pare che inizialmente il ruolo fosse pensato per Dave Bautista, anch’egli ex-wrestler), Christopher Smith è un nerboruto mercenario alla ricerca della pace con ogni mezzo, inclusa la violenza più estrema.

Una contraddizione che accompagna il personaggio per tutto il suo arco narrativo. Un paradosso che, per ovvie ragioni, lo pone in conflitto costante col resto di quella banda di schegge impazzite mandate a fare da carne da cannone per il governo che è la Task Force X.

Insomma, il personaggio ideale per portare avanti le folli idee di Gunn in uno spin off televisivo. Già, perché sebbene in un formato più piccolo e “a misura d’uomo”, Peacemaker è la naturale prosecuzione di quanto visto in The Suicide Squad.

L’uso stesso di John Cena, inteso sia come “immagine pubblica” sia come “corpo cinematografico”, risulta tutt’altro che casuale. La sua mascolinità e il suo personaggio di uomo d’azione vengono costantemente demoliti, mettendone in mostra fragilità e traumi. Vedere John Cena piagnucolare in modo volutamente caricaturale o cantare brani hair metal indossando solo slippini bianchi è così esilarante da risultare tenero.

Persino la stessa fisicità del wrestler viene utilizzata in modi al limite dell’omoerotico. Una scelta volta a forgiare una nuova idea di mascolinità cinematografica. L’immagine di un uomo che, in maniera volutamente grottesca, si oppone agli aspetti più tossici delle vecchie visioni del machismo.

Questi sono incarnati dal personaggio di Auggie Smith/White Dragon, il padre del protagonista interpretato da Robert Patrick. Suprematista bianco, razzista ed omofobo. A detta dello stesso Gunn, la figura paterna più spregevole che abbia mai scritto.

Quando gli uomini non si vergognano di essere donne

Le stesse contraddizioni sono presenti anche nei personaggi secondari.

La violenza gratuita di Vigilante (Freddie Stroma) cela la ricerca di un affetto sincero nonostante il quoziente intellettivo subacqueo. Emilia Harcourt (Jennifer Holland) si nega rapporti interpersonali e apertura emotiva perché semplicemente pensa di non poterseli permettere. L’apparente debolezza di Leota Adebayo (Danielle Brooks) rende ancora più travolgenti i momenti in cui questa mostra una forza che nemmeno lei pensa di avere. Persino le battute sulla barba di John Economos (Steve Agee) sono un espediente per raccontare un retroscena malinconico.

A tutto ciò si aggiungono quei classici elementi “alla James Gunn”, adattati alla storia che si sta raccontando.

La violenza grafica raggiunge vette ancora più trash grazie ai mezzi più limitati della serialità televisiva. La colonna sonora pop si concentra stavolta sul genere glam rock. Ed è ovviamente imprescindibile la presenza di un adorabile amico animale, la fantastica aquila Eagly.

Insomma, come suggerito anche dalla intro, nella quale i protagonisti della serie ballano come marionette sulle note di Do You Wanna Taste It, Peacemaker è una sorta di teatro dell’assurdo, una commedia dell’arte popolata da maschere caricaturali che, con un umorismo squisitamente pirandelliano, raccontano fragilità umane ed esorcizzano verità tragiche con una spontaneità quasi tenera.

Il tutto semplicemente mettendo una tavola del water sulla testa di John Cena.

Peacemaker è disponibile su HBO Max.

 

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4.8
★★★★⯨