In occasione del centenario della nascita di Marilyn Monroe, ecco la recensione de Gli spostati, ultima apparizione sul grande schermo dell’attrice più iconica.
C’è sempre qualcosa di estremamente magnetico ed affascinante nel destino e nella cinica crudeltà della vita. E, molto spesso, la vita come di conseguenza l’arte e il cinema, si muovono per antitesi, per conflitti, per ipocrisie. La struggente bellezza di qualcosa che vive e che è destinato a morire, o l’incessante istantanea di quella bellezza, costretta a durare in eterno.
Così grandi miti e le epiche di persone, o ormai personaggi e fugure mitologiche, nascono. Questo processo di beatificazione laica ha portato nel cinema una vetrina di indimenticabili figure, il cui status cult spesso oscurava ciò che c’era dietro ad esso. James Dean è stato uno dei primi miti, ma l’icona per eccellenza, nel talento, nel carisma, nella bellezza e nella leggenda, è stata Norma Jeane Mortenson, conosciuta ai più come Marilyn Monroe.
Marilyn Monroe
Quando si parla di Marilyn Monroe e della sua figura oltre all’essere umano, si discute di un’immaginario pieno zeppo di immagini superficiali e preconcetti ormai storicizzati e secolarizzati nella memoria contemporanea tanto quanto nella cultura pop standard. Con il tempo, i suoi personaggi hanno perso d’identità e sono diventati una frazione di quello che la Monroe rappresentava.
Ma, in quello che è il centenario della nascita di quest’icona – precisamente sarà il 1° giugno – vogliamo riscoprire realmente che tipo di attrice fosse Marilyn Monroe e di quanto il suo impatto cinematografico abbia radicalmente cambiato il cinema – e l’immagine residua popolare della settima arte – e le opere in cui è apparso, soprattutto quelle verso la fine della sua, purtroppo, breve ma significativa carriera.
Gli spostati
L’ultima pellicola in cui ha recitato Norma Jeane è stata distribuita nel febbraio del 1961, circa un anno e mezzo prima della prematura morte della donna. Il film è The Misfits, in italiano Gli spostati, opera diretta dal maestro John Huston, sceneggiata dal marito dell’epoca di Monroe, ovvero, Arthur Miller, ed interpretato da Clark Gable – all’ultimo ruolo della sua vita – Montgomery Clift, Eli Wallach, Kevin McCarthy e, ovviamente, Marilyn Monroe.
In uno dei suoi primi ruoli drammatici come protagonista, Monroe interpreta Roslyn, una donna da poco divorziata e che si imbatte nell’iniziale amicizia che poi diventa una contesa amorosa con due uomini: Gaylord – Gable – un cowboy dai modi cinici e sarcastici e Guido – Wallach – un meccanico semplice e scherzoso. La ricerca di amore e di libertà della donna si andranno a scontrare con gli opposti mondi dei suoi due contendenti.

Cowboy
Un pò come il recentissimo e italianissimo western Testa o croce? di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, Gli spostati è un western in cui la figura del cowboy non è più una figura maschile: il vero cowboy del film – o cowgirl – è Roslyn. Un western anti-western, in cui i cavalli vengono liberati e possono anelare a libertà e in cui una donna è libera di scegliere.
Per quanto possa risultare banale o scontato oggi, non lo era così tanto nel ’61. E, John Huston, maestro assoluto del western, qui uccide il genere che lo ha reso grande. Il vecchio West non esiste più, e mai potrebbe tornare. Non a caso, il personaggio che appoggia per tutto il film Monroe è quello di Perce – Clift – che già in sè rappresentava una nuova figura di machismo, una mascolinità che fosse più combattuta, fragile, docile.
Morire è naturale quanto vivere
Come detto, questo film è stato l’ultimo film di Marilyn Monroe, di Clark Gable, uno degli ultimissimi film di Montgomery Clift e l’ultima opera western di Huston – senza contare il discutibile L’uomo dai 7 capestri di circa 11 anni più tardi. Il simbolismo all’interno della pellicola non si spreca affatto, tra riferimenti personali alle vite degli attori e al misticismo supremo nella demarcazione tra vita e morte.
Cosa significare morire se si viene ricordati in eterno? Cosa si vive a fare se senza libertà? Marilyn Monroe, che sia in questo film, che sia nella sua vita, ha sempre cercato di dimostrarlo. Tanto ha cercato di affrancarsi definitivamente dagli uomini della sua vita e della sua carriera, che il suo lascito è stato tramandato fino ai giorni nostri.