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Backrooms, la recensione

Backrooms: cosa si cela nella nostra mente?

Backrooms si rivela un thriller angosciante, che vuole inquietare in maniera raffinata e che regala vera esperienza cinematografica.  

L’esordio alla regia del ventenne Kane Parson è uno di quei film che vale la pena vedere sul grande schermo. Perché probabilmente perderebbe fascino e potenza se usufruito dal divano di casa. Infatti, Backrooms punta tutto sulle sensazioni di angoscia e spaesamento che riescono a creare luoghi asfittici e senza uscita. Appunto le backrooms, che altro non sono se non uffici anni ’90, vuoti, con una pesante tappezzeria gialla e luci al neon.

La sfida colta da Parson era quella di riuscire a costruire un film da questa idea, o meglio luogo, di partenza. Backrooms nasce nel 2019 come creepypasta, ovvero racconto horror online. Per poi diventare nel 2022 una serie youtube, proprio grazie all’estro del sedicenne Parson. Nel 2026, tramite A24, il giovanissimo regista riesce a vedere realizzato il sogno di quando era poco più di un bambino. Un intero film, con un budget di tutto rispetto, oltre che un cast da Oscar, sulle backrooms.

Non è facile, però, costruire una trama, che regga per quasi due ore, intorno a questi luoghi liminali e metafisici. Parson sceglie la strada più intellettuale e fa di Backrooms un thriller psicologico sopra le righe.

Backrooms, la trama

Il film vede contrapposti due personaggi, l’architetto fallito Clark (Chiwetel Ejiofor) e la sua psicoterapeuta Mary (Renate Reinsve). Clark ancora non riesce ad accettare la separazione dalla moglie. E, inoltre, è frustrato perché ridotto a vendere mobili di bassa fattura in uno scialbo negozio, che ha rilevato.

Mary cerca di metterlo di fronte le sue frustrazioni, ripetendogli che esiste un’altra via da percorrere. Non deve ripetere sempre gli stessi errori in un loop infinito. Clark, però, che vive nel negozio dopo la separazione, è avvilito e disfattista. Finché una sera non scopre un luogo, che sembra la prosecuzione del negozio.

Uno spazio probabilmente infinito, composta da migliaia di stanze gialle, con luci al neon, in cui ogni tanto vede ammassati dei mobili. A condurre a questo altro-luogo è una sorta di portale che permette di attraversare un muro del negozio. Clark prova a raccontare di questa scoperta a Mary, ma lei ovviamente non gli crede. Almeno fino a quando Clark non scompare e Mary si addentra nelle backrooms per riportare indietro il suo paziente.

Il fascino senza tempo dell’analog horror

Backrooms appartiene al filone del cosiddetto analog horror, nato proprio su YouTube e che sfrutta il fascino dell’analogico – videocassette, registrazioni audio, vecchie trasmissioni TV – per inquietare il pubblico.

Il film, infatti, è ambientato negli anni ’90 e abbondano televisori e videocamere analogiche. Filmati appositamente di bassa qualità e una tappezzeria kitsch tipica di quel periodo. Tutto questo ha il merito di creare un’atmosfera creepy che opprime e lascia senza respiro.

Le backrooms sono stanze molto ampie, orizzontalmente dilatate, così da dare un’idea di compressione dall’alto. Da dove provengono le luci gialle al neon. Il giallo, dato anche dalla moquette e dai muri dello stesso colore, è stantio e spento.

Ad aumentare l’inquietudine c’è, poi, la presenza, in questi ampi spazi vuoti, di oggetti non utilizzabili. Perché magari incollati tra loro o incastrati nelle mura o nei pavimenti. L’elemento ansiogeno è dato proprio da questo no sense, questa impraticabilità, oltre che da luoghi che sembra non possano essere abitati. Sono vuoti per un motivo, anche se non è dato sapere quale.

Cosa sono le backrooms?

Backrooms: la recensione

L’idea di rendere protagonisti un architetto e una psicologa fa pensare che le backrooms siano luoghi della mente. È come se prendessero la forma labirintica della mente di chi vi entra. Ed è anche il motivo per cui gli “estranei” devono essere eliminati una volta che invadono questo luogo.

La psicologa rappresenta proprio questa “invasione”, in un posto che vuole proteggersi dall’estraneo che può “infettare” l’organismo e influenzarlo. Le due scene più significative sono il confronto iniziale, durante una seduta, fra Clark e Mary e quello finale fra i due all’interno delle backrooms. O meglio all’interno della mente di Clark, dove avviene il ribaltamento di ruoli e il grottesco prende il sopravvento.

Ora è Clark a condurre il confronto fra lui e la psicologa, che riveste il ruolo della ex moglie. Così, scopriamo che la più grande paura dell’uomo, e forse di ognuno di noi, è dover rinunciare a una parte di sé, quella più malata. La resistenza alla razionalizzazione delle proprie psicosi prende nelle backrooms la forma plastica di un fantoccio altissimo e minaccioso, nonché deformato. La lotta finale è quella fra una psicoterapeuta e la parte più profonda e subconscia di noi, che cerca di resistere all’intervento regolatore esterno.

Infatti, al termine del conflitto, Mary guarderà a quell’essere con pena e sgomento. Il “percorso neuronale di minor resistenza” è quello che ci permette di essere al sicuro nelle nostre convinzioni e di non dover faticare per trovare la via nuova.

Considerazioni finali

Backrooms riesce nell’intento di inquietare con le sue atmosfere. Tra backrooms e realtà esterna c’è una sostanziale continuità. In particolare, il cielo che nelle infinite stanze gialle non esiste, risulta comunque posticcio e finto all’esterno. Un suggerimento su quanto realtà e finzione siano sovrapponibili. Metafora della complessità della mente umana.

Nel finale, Mary guarderà all’esterno e intravedrà una porzione di cielo. Ma è veramente il cielo reale? E qual è la realtà? Il film lascia aperte queste domande e anche altre sperando in sequel futuri. Però, a ben vedere il film è abbastanza esplicito, se non didascalico, per tutte e due le ore. Tanto che ci si potrebbe chiedere cos’altro è rimasto da dire su questo mistero che mistero non è più.

Uno dei peccati maggiori di Backrooms, infatti, sta nello svelarsi, quando l’angoscia iniziale è data proprio dal non capire dove ci troviamo. Nel finale tutto rientra perfettamente in carreggiata e l’angoscia si sgonfia. Ad ogni modo, uscendo dalla sala rimane un’esperienza cinematografica da brividi e una grande prova attoriale di Renate Reinsve.

🎬 Valutazione

Regia
★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★
Emozioni
★★★
🏆 Voto Totale
3.3
★★★