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Favolacce: l’inferno dei fratelli D’Innocenzo

Con Favolacce i fratelli D’Innocenzo tornano, dopo la Terra dell’abbastanza a esplorare la periferia romana. Questa volta in modo ancora più crudo, senza lasciare speranze. Il film, vincitore dell’Orso D’Argento per la miglior sceneggiatura, è disponibile gratuitamente su RaiPlay.

Favolacce segue un gruppo di famiglie che vivono in una periferia residenziale alle porte di Roma, durante un’estate soffocante. Dietro l’apparente normalità fatta di barbecue, piscine e sorrisi di circostanza, emergono dinamiche familiari violente, frustrazioni represse e rapporti genitori-figli sempre più disturbati. Al centro del racconto ci sono soprattutto i bambini, testimoni silenziosi di un mondo adulto emotivamente fallito, che finiranno per assorbire e restituire quella stessa crudeltà. La storia, narrata come una fiaba nera, conduce lentamente verso un epilogo tragico che svela il vuoto morale di questa comunità.

Favolacce, una finta favola

Come nelle migliori fiabe, in Favolacce c’è una voce narrante, quella di Max Tortora, che ci accompagna come tra le pagine di un libro illustrato per bambini, mentre invece le legge le pagine di diario di una bambina. Ma qui non esistono principi azzurrivissero felici e contenti: il marcio e la morte si nascondono dietro una patina di normalità, sotto sorrisi di circostanza e rituali sociali svuotati di senso. I veri protagonisti sono i bambini, spugne emotive che assorbono il male silenzioso degli adulti, imparando fin da piccoli la violenza, la frustrazione e l’ipocrisia di un mondo che impone di essere felicemente infelici. Favolacce è ambientato in un non-luogo, una periferia romana che potrebbe appartenere a qualsiasi città occidentale: villette monocromatiche, prati perfetti, spazi anonimi che costruiscono un’immagine sospesa tra realtà e fantasia. Un paesaggio apparentemente innocuo che diventa teatro di un progressivo disfacimento morale. Al centro del racconto ci sono padri incapaci di convivere con la propria impotenza, che si rifugiano in un’autorità sterile e aggressiva, affiancati da madri passive, schiacciate da un sistema che non lascia spazio alla fragilità. L’amore è sostituito dal controllo, il dialogo dalla sopraffazione. I bambini subiscono in silenzio questo clima familiare avvelenato, fino a trasformarlo in un gesto estremo.

Ed è proprio su di loro che i registi depositano, in senso letterale, la morte di ogni speranza. Come in Germania anno zero di Rossellini, i D’Innocenzo scelgono di raccontare un’infanzia consapevole del proprio sacrificio: bambini che muoiono sapendo che con loro muore anche l’idea stessa di futuro. Un epilogo che non cerca shock gratuiti, ma sancisce definitivamente il fallimento morale degli adulti e di un’intera comunità.

favolacce

Lo stile 

I giovani registi optano per uno stile che predilige l’estetica al ritmo. In piena coerenza con quella che è la storia, esibiscono un mondo fatto di colori piatti e scuri. Questo approccio accentua la natura favolistica e onirica della pellicola. I movimenti di macchina isolano i personaggi in questi spazi al limite tra il reale e l’onirico, accentuando la solitudine dei personaggi ma sopratutto facendo crescere un grande senso di angoscia nello spettatore che ovviamente termina con la fine, lo spettatore perde tutte le speranze.

La MDP guarda da lontano, segue, è spettatrice insieme al pubblico. Diventa testimone di una società performativa, che non lascia spazio all’empatia. I bambini diventano vittime sacrificali di un sistema familiare che li vuole educare alla competizione, alla sopraffazione, alla paura di soffrire. Favolacce è la constatazione che il marcio non nasce nei margini, ma nelle villette a schiera con il prato tagliato bene e le piscine gonfiabili.

Il cast

Il lavoro che hanno fatto i due fratelli sui personaggi è forse uno degli elementi del più disturbanti del film. Elio Germano incarna una mascolinità violenta, fatta di silenzio e scatti di rabbia, costruito attorno alla paura del fallimento. Lino Musella, restituisce un personaggio ancora più represso che diventa la guida nella morte di questi bambini. Barbara Chicchiarelli chiude questo quadro dell’infelicità adulta, offrendo il ritratto di una maternità svuotata. Infine ci sono i bambini, guidati da Tommaso Di Cola, che risultano essere l’elemento più disturbante del film, non sono mai resi carini, vengono diretti con un realismo crudele che li trasforma in specchi deformanti della società adulta. Le loro performance, secche e reali, rendono allo spettatore un peso emotivo che non tutti riescono a gestire. 

Conclusioni

Favolacce è un film riuscito, ma che può non piacere a tutti. C’è chi riesce ad apprezzare la scrittura complessa e stratificata del film, i tempi lenti e sopratutto chi riesce a reggere un peso emotivo non indifferente che cresce con il film, e chi invece non apprezza la frammentazione narrativa e la freddezza con cui viene raccontato un dramma assoluto. Ciò che è fuori discussione è il talento disarmante dei Fratelli D’Innocenzo che, per noi, riescono a rendere perfettamente una favola nera di una società malandata. Il coraggio di raccontare un suicidio di massa da parte di bambini, riponendo in loro la morte delle speranze, è un elemento lodevole che si inserisce perfettamente nel percorso narrativo che hanno preso i due giovani autori.

 

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4.5
★★★★⯨