Hokum è un horror irlandese appena uscito nelle sale italiane e si preannuncia essere un mix tra thriller e folk horror, con un pizzico di dramma interiore.
Il Folk Horror è un sottogenere dell’horror che sta a indicare film ambientati spesso in provincia o in campagna. Il fulcro di questi film sta nel mettere in scena ambienti e/o creature della tradizione popolare locale. Si fa riferimento quindi a streghe, mostri ma anche a sette e riti tribali antichi che vivono ancora in qualche comunità sperduta.
Cito ad esempio due titoli abbastanza recenti che hanno avuto un notevole successo: Midsommar (Ari Aster, 2019) e The Witch (Robert Eggers, 2015). Ma quindi, questo Hokum sarà stato all’altezza per rientrare in questo interessante filone cinematografico? Ora lo vediamo insieme.
Hokum, la trama in breve
Uno scrittore abbastanza famoso decide di andare in un hotel in Irlanda dove a suo tempo i suoi genitori, prematuramente scomparsi, avevano passato la luna di miele. In quei luoghi vuole disperdere le loro ceneri e magari trovare l’ispirazione per il finale del suo nuovo libro. Subito lo scrittore si relaziona con degli strani personaggi e viene a sapere che la camera dedicata alle lune di miele è chiusa da molti anni perché si dice che sia infestata da una strega. Il proprietario dell’hotel infatti si accerta ogni giorno che i lucchetti dell’ascensore e della porta di quella stanza siano ben chiusi.
Quando però una cameriera con cui lo scrittore aveva legato scompare, sarà inevitabile provare a entrare nella stanza per scoprire i suoi segreti.
Un mix di generi
Iniziamo con il dire che la tensione rimane alta per tutta la durata del film. Damian Mc Carthy, il regista, riesce a unire thriller, giallo, folk horror e dramma interiore senza eccedere mai in niente. Tutti i generi sono ben equilibrati e funzionano nell’insieme. La regia e la sceneggiatura sono ottimi nel svelare poco a poco gli elementi che non conosciamo, sia della vita privata dello scrittore che dell’hotel e dei suoi personaggi. Scopriremo anche molte cose sul suo passato e capiremo il perché dei suoi modi inizialmente decisamente antipatici.
Il thriller e l’horror si alternano continuamente e risultano entrambi molto interessanti. Il fatto di non far vedere la strega per oltre metà film ma di evocarla solamente giova ancora di più alla pellicola, perché Mc Carthy dimostra di saper gestire bene i tempi cinematografici e di conoscere le regole dei generi.
Regia e scrittura
La regia, come anticipato, funziona decisamente. La messa in scena delle ambientazioni, sia interne che esterne, le rende molto affascinanti e curiose. In particolare la camera della luna di miele, in cui ad un certo punto ci sembra di assistere ad una vera e propria escape room con tanto di enigmi da risolvere e lucchetti da aprire. La scenografia e la messa in scena sono decisamente riuscite.
L’utilizzo dei flashback risulta ottimo e perfettamente amalgamato con tutto il resto, compresa la rappresentazione immaginaria del romanzo che sta scrivendo il nostro protagonista. Unica pecca, ritengo che alcune scelte e azioni del nostro amico scrittore siano poco chiare e senza una chiara motivazione ma per il resto il mio giudizio è più che positivo.
Inoltre, alcune cose rimangono in sospeso senza avere una spiegazione ma questo viene fatto volutamente proprio per mantenere un alone di mistero in tutta la faccenda. Alla fine restano molte domande su ciò che è accaduto e lo spettatore rimane col dubbio. Ed è giusto così.
Hokum, in conclusione
Sono talmente rari gli horror originali e ben riusciti al giorno d’oggi che è fondamentale correre in sala appena ne esce uno. Hokum fa parte di questi rari film e merita di essere visto da più persone possibili.
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