The dog stars – Le stelle dopo la fine è il nuovo film di Ridley Scott che è appena arrivato nelle sale e si tratta di un post-apocalittico ambientato nel 2035
Aspettavo molto questo film per due motivi: il primo è per il genere che mi piace molto. Il post-apocalittico racchiude molti generi al suo interno come il dramma, la fantascienza e l’azione e soprattutto ha quasi sempre dei sottotesti politici molti interessanti. Se pensiamo alla saga di Mad Max, essa è perfetta in questo senso.
Il secondo motivo è che è stato girato per gran parte in Friuli, la mia regione, e alcune scene addirittura a pochi minuti da dove abito io.
Detto ciò, la pellicola del grande Scott avrà soddisfatto le mie alte aspettative? Ora lo vediamo un passo alla volta.
The dog stars, la trama in breve
Siamo nel 2035 e l’umanità è stata per la maggior parte spazzata via da un virus letale che si è propagato circa dieci anni prima. I pochi superstiti vivono isolati e sparano a chiunque si avvicini loro. Questo perché ci sono numerose bande che girano con il solo scopo di uccidere e distruggere tutto ciò che trovano. Due superstiti, un meccanico pilota di aerei e un ex militare, vivono assieme a un cane in un vecchio capannone in mezzo a una pianura. Il militare vorrebbe rimanere li e sopravvivere giorno per giorno sparando a chi si avvicina, mentre il pilota vorrebbe andare in un posto da cui ha ricevuto segnali radio, dove sembra che sia tornata la civiltà.
Dopo l’ennesimo attacco, il pilota decide di partire e nel suo viaggio incontrerà diverse persone: alcune buone e amichevoli e altre decisamente ostili.
L’assenza della politica
La prima cosa che personalmente cerco in un film di fantascienza e quindi anche in un film post-apocalittico è scoprire come la società si sia riorganizzata. Il mondo per come lo conosciamo è finito e i superstiti devono sopravvivere e riorganizzarsi. Solitamente emerge una figura che detiene il potere (il cattivo di turno) e lo esercita facendo pressione sulle necessità del popolo che sta sotto di lui. Oggi ciò accade usando il denaro, domani accadrà magari per l’acqua. Chi possiede ciò che è il motore del mondo automaticamente lo governa. Questo valeva ieri, vale oggi e varrà domani o tra 100 anni.
Oltre al già citato Mad Max, merita sicuramente una menzione Doomsday – Il giorno del giudizio (Neil Marshall, 2008), come esempio di film che raccontano la riorganizzazione della società con evidenti critiche al sistema sociale e politico attuale e, inevitabilmente, futuro.
Ciò che manca principalmente in The dog stars è proprio l’aspetto politico e il racconto della nuova società. Sembra che nessuno si sia riorganizzato e, ad eccezione di piccolissimi nuclei di superstiti, esistono solo bande di squilibrati che vogliono solo uccidere chiunque incontrino. Quando poi finalmente arriva una parvenza di neo microsocietà e un cattivo sufficientemente interessante (altra cosa che manca nel film), tutto si esaurisce in pochi minuti e arrivederci e grazie. Peccato perché le premesse c’erano tutte ed erano veramente ottime.
Regia e narrazione
Innanzitutto va detto che le regia è molto buona e regge per tutto il film (e vorrei ben dire, si tratta di Ridley Scott). Questo mi lascia ancora più perplesso, dato che oltre alle ottime premesse c’era anche un’eccellente mano dietro alla macchina da presa. Il film, poi, è chiaramente diviso in due atti: il primo lento, contemplativo e descrittivo che funziona anche bene, mentre il secondo molto più veloce, pieno d’azione e senza dubbio divertente ma allo stesso tempo vuoto e farraginoso. La seconda parte necessitava, a mio avviso, di una narrazione più dettagliata e, soprattutto, dell’elemento politico.
Badate bene: in Mad Max – Fury Road (George Miller, 2015) l’azione corrisponde al 90% del film, eppure la nuova società è perfettamente chiara e l’aspetto politico è onnipresente.

The dog stars, in conclusione
Infine, il film di Scott è anche tutto sommato gradevole e una visione sicuramente la merita ma risulta un’ottima occasione persa. Poteva essere veramente un grande film, anche perché le ambientazioni sono meravigliose (e come sarebbe potuto essere il contrario visto che siamo in Friuli?) e l’idea di base è si già vista ma sempre attuale e buona per farci un film interessante con numerosi spunti legati all’attualità.
Una pista di decollo disboscata di qualche decina di metri che diventano improvvisamente chilometri e alcuni dialoghi che sembrano usciti dal Corriere dei piccoli penalizzano ulteriormente un’opera dalle elevate potenzialità ma dai deludenti risultati finali.
🎬 Valutazione