Tratto da una storia vera, Il testamento di Ann Lee è un film potente e drammatico che racconta la storia di una donna straordinaria nell’Inghilterra del ‘700.
Il film diretto da Mona Fastvold e uscito nelle sale a marzo, Il testamento di Ann Lee, è una delle testimonianze cinematografiche più vivide della storia (vera) di una persona di fede. Visivamente di grande impatto, merita di essere guardato con attenzione.
Scritto a quattro mani dalla regista norvegese assieme al compagno Brady Corbet (The Brutalist), è un film che resta impresso nello spettatore per diverse ragioni, che analizzeremo nel dettaglio.
Il testamento di Ann Lee è il terzo film di Fastvold, che in precedenza ha diretto The Sleepwalker (2014), sugli equilibri di una giovane coppia, e Il mondo che verrà (2020), sull’inaspettata relazione tra due donne. Si tratta, inoltre, del quinto film scritto insieme da Fastvold e Corbet.
Il testamento di Ann Lee, la trama
Inghilterra, seconda metà del Settecento. Ann Lee è una ragazza animata da una forte fede in Dio che per caso si imbatte nella comunità dei quaccheri shaking e decide di entrare a farne parte. In breve tempo diventa Madre Ann, la loro guida spirituale, convertendo “la sua sofferenza in evangelizzazione”. E guida la sua comunità nella diffusione del credo, partendo dai dintorni di Manchester fino a esportarlo oltreoceano, nei futuri Stati Uniti d’America, proprio nel periodo della Guerra Civile Americana.
Una storia vera
La protagonista di Il testamento di Ann Lee è realmente esistita: Ann Lee (1736–1784), conosciuta come Madre Ann, è stata una mistica inglese e la fondatrice del movimento religioso degli Shakers negli Stati Uniti.
Originaria di Manchester, si trasferì a New York nel 1774, dove diffuse una forma di cristianesimo millenarista fondata sul celibato, sulla parità tra uomini e donne e sulla condivisione dei beni. I suoi seguaci la venerano come la “sposa dell’Agnello” e come un’incarnazione femminile del Cristo.
Si tratta di una figura rivoluzionaria in quanto incarnazione, come si dice nel film, della “seconda venuta di Dio come donna”. Come si dice nel film: “Dio dev’essere sia uomo che donna”.
È una guerriera che non usa le armi per imporre la propria visione e, in quanto donna, deve fare costantemente i conti con il desiderio di possesso altrui, la violenza, la diffidenza e lo scherno di chi non la ritiene idonea come guida spirituale. A guidarla, sempre il faro incrollabile della propria fede.
Quando parte per l’America e, dopo un lungo viaggio attraverso l’oceano, sbarcherà a New York, non lesinerà critiche al Nuovo Mondo, nel quale si fa commercio di esseri umani come schiavi. Una pratica per lei inconcepibile. Come dice nel film: “Ogni uomo, donna e bambino è figlio di Dio”.
Un film diviso in atti
Il testamento di Ann Lee è un film diviso in tre atti, che ha un impianto spiccatamente teatrale: in questa scelta narrativa c’è lo zampino del co-sceneggiatore Brady Corbet, che compì un’analoga scelta per il suo splendido esordio alla regia pluricandidato agli Oscar, The Brutalist.
La divisione in atti palesata da “capitoli” è ricorrente nel cinema: hanno una scansione simile film contemporanei come Povere creature! (sulla scorta del romanzo dal quale è tratto), Megalopolis o The French Dispatch, o film meno recenti come Dogville e The Hateful Eight. Implicita, la divisione in tre atti è tipica delle opere cinematografiche, anche quando non esplicitata visivamente (per esempio in Barbie di Greta Gerwig).
È un espediente che funziona, seppure didascalico, per scandire meglio la vita di Ann Lee e guidare lo spettatore attraverso il racconto.
Ann Lee, il sesso come peccato più grande
Il personaggio di Ann Lee, come abbiamo accennato, vive “la fornicazione” come il peccato più grande: lo vive così fin da quando è piccola e ha visto i propri genitori fare sesso. Anche crescendo la sua percezione non cambia, dal momento che vive in modo violento e subìto anche il sesso matrimoniale con suo marito.
Dal suo corpo violato, poi, nascono ben quattro figli destinati a morire prima del compimento del primo mese di età: da qui il suo dolore e la ulteriore chiusura verso i piaceri della carne, che finirà per rifiutare del tutto.

Il testamento di Ann Lee, i quaccheri shaking e l’estasi musicale
Il testamento di Ann Lee punta molto sulla rappresentazione delle pratiche dei quaccheri cosiddetti shaking: caratterizzati dalla pratica dell’astinenza (come comunità religiosa, proprio per questo, si sono estinti) e dalle cerimonie particolarmente rumorose, tra canti, urla e danze. L’aspetto musicale dei loro riti costituisce, in pratica, la colonna sonora preponderante del film, che diventa quasi un musical. Un musical, però, nel quale le scene musicali sono perfettamente integrate nel racconto e nella vita dei protagonisti.
Scene bellissime, anche sul piano della fotografia (di William Rexer), che si fa panoramica (anche qui c’è lo zampino di Corbet) per mostrarci queste danze corali e perfettamente coreografate che ricordano le tarante delle “tarantolate” del nostro Salento.
Il sottofondo di canti e versi resta impresso nelle orecchie dello spettatore durante tutto il film, contribuendo a una suggestione che si interrompe solo ai titoli di coda.
Il testamento di Ann Lee, il cast
Dopo essere stata una moglie psicotica e disperata al fianco di Sydney Sweeney in The Housemaid, la brava Amanda Seyfried trova la pace, si fa per dire, calandosi nei panni di Ann Lee. Il suo volto limpido e angelico incarna la vicinanza del suo personaggio al divino, mentre la sua interpretazione è generosa e mai caricaturale, mettendo a nudo la sua umana fragilità soprattutto nelle scene più violente del film.
A interpretare il fratello di Mary, William, è il figlio d’arte Lewis Pullman, figlio dell’attore Bill Pullman, il cui prossimo film in uscita sarà Wishful Thinking, al fianco di un’altra figlia d’arte: Maya Hawke. Pullman incarna perfettamente la dolcezza del personaggio di William, che decide di rinunciare alla propria vita per seguire la sorella nella sua crociata di fede.
Nel ruolo di Madre Jane, colei che accoglie Ann nella comunità shaking, troviamo un’attrice che non è avvezza a questo genere di ruoli: alludiamo a Stacy Martin, che ha esordito come attrice interpretando la protagonista del film in due parti di Lars Von Trier Nymphomaniac (2013) e che torna a collaborare con Corbet dopo The Brutalist.
Concludiamo la carrellata citando un’altra giovane attrice di talento che sta attraversando un periodo molto fortunato: parliamo di Thomasin McKenzie, che interpreta Mary, devotissima a Madre Ann. L’abbiamo vista in moltissimi film, a partire dal suo esordio attoriale nel 2012: da Jojo Rabbit a Eileen, passando per Old e Il potere del cane.

Il testamento di Ann Lee in sintesi
Il testamento di Ann Lee è un film visivamente splendido, che attinge a piene mani dalla pittura settecentesca (si ravvedono echi del Giuramento della Pallacorda di Jacques-Louis David) ma anche dalla pittura fiamminga, e adotta inquadrature molto ampie per mostrarci le bellissime coreografie degli Shakers.
Racconta la storia di un personaggio femminile vero e multisfaccettato, combattuto tra il proprio desiderio di compiacere suo marito prima e il suo Dio dopo, attraversato da visioni mistiche e di grande ispirazione per la sua comunità. Un personaggio che, sul piano filmico, deve la sua potenza anche all’ottima interpretazione di Amanda Seyfried, che si cala in un ruolo per lei inconsueto.
Con un cast di alto livello e una dimensione musicale preponderante, il film non manca di contestualizzare la trama sul piano storico, soprattutto nel terzo atto che racconta l’opera di Madre Ann in America. Malgrado l’isolamento a Niskayuna, la Guerra Civile Americana arriva a bussare alla sua porta, non senza conseguenze.
Ipnotico.