Incontri ravvicinati del terzo tipo

Incontri ravvicinati del terzo tipo, tornano gli alieni di Spielberg

Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) di Steven Spielberg torna al cinema: il capolavoro fantascientifico è approdato nelle sale italiane dal 26 gennaio.

Si tratta di una nuova edizione restaurata in 4K da Sony Pictures Entertainment e distribuita dalla Cineteca di Bologna come parte del progetto Il Cinema Ritrovato. Al cinema.

Incontri ravvicinati del terzo tipo, un film chiave

Incontri ravvicinati del terzo tipo rappresenta una pietra miliare nella carriera di Steven Spielberg. Il film è infatti il terzo lungometraggio del regista e il primo in cui il suo cinema prende una forma decisamente riconoscibile, destinato a sopravvivere per generazioni.

Una serie di eventi inspiegabili iniziano a verificarsi in diverse parti del mondo. Il piccolo Barry viene attirato fuori casa da misteriose presenze luminose e rapito da entità extraterrestri. Un vero e proprio incontro ravvicinato con alcuni UFO segna la vita di Roy Neary, tecnico addetto alla manutenzione delle linee elettriche.

Da quel momento, lui e ad altri testimoni che hanno vissuto la stessa esperienza, cominciano a sviluppare delle ossessioni comuni. Tutto conduce alla Torre del Diavolo, la montagna in cui si verificherà l’evento tanto atteso: gli UFO e la nave madre approdano sulla terra.

Ed è qui che il film esplode in tutta la sua unicità. Le aspettative del pubblico vengono spazzate via: la tanto attesa invasione alinea viene sostituita da un incontro fatto di comunicazione, luce e musica. Il film si chiude con la partenza di Roy Neary, scelto dagli alieni stessi nonostante la squadra appositamente selezionata dal governo.

Spielberg e la metafora del diverso

In Incontri ravvicinati del terzo tipo, molti degli stereotipi dell’immaginario fantascientifico post-bellico vengono ribaltati. L’alieno invasore e portatore di distruzione lascia il posto ad entità che portano restituzione e progresso. Le persone rapite nel corso degli anni tornano infatti sane, felici e non invecchiate; basti pensare al piccolo Barry, che può finalmente riabbracciare la madre.

Dietro la superficie fantascientifica, Spielberg costruisce una metafora potente: la paura del diverso, dello straniero, dell’ignoto. L’idea non è quella di parlare di alieni e spazio, bensì osservare tramite essi la nostra società e il nostro modo di rapportarci a ciò che non conosciamo. Ciò che Spielberg dice, anche se implicitamente, è che non è la chiusura la soluzione, ma l’apertura alla novità. Non è la guerra la risposta, ma una comunicazione universale capace di superare le barriere culturali e linguistiche.

Emblematica, in questo senso, è la sequenza di note musicali tradotta prima in coordinate geografiche, poi in gesti dal personaggio di Lacombe. Una sequenza melodica, tra meraviglia e mistero, che ha segnato in modo indelebile la storia del cinema. Si tratta, per l’appunto, di una delle più celebri colonne sonore composte da composta da John Williams.

La meraviglia come chiave tematica

A dominare Incontri ravvicinati del terzo tipo è la meraviglia. Già dalla locandina si può ammirare una strada che conduce verso una luce abbagliante, un bagliore carico di meraviglia: un simbolo di fiducia verso il futuro e nel progresso.

 La fantascienza di Spielberg non è distruttiva, ma esplorativa, animata dal desiderio di comprendere ciò che non si conosce. Il futuro si, è ignoto, ma non spaventa. È qualcosa che porta con sé meraviglia e curiosità. Qualcosa verso il quale andare e non dal quale scappare.

Incontri ravvicinati del terzo tipo: Welcome to the Space Age!

Si tratta di una visione perfettamente coerente al contesto storico della fine degli anni Settanta, tra la corsa allo spazio e l’immaginario dello Space Shuttle, nuova icona del progresso tecnologico.

La meraviglia per la novità e la curiosità verso l’esplorazione sono alla base della fantascienza della frontiera. In questo senso, Spielberg ha anticipato un fenomeno che esploderà qualche anno dopo: un’ondata di ottimismo e curiosità legati alla fantascienza di esplorazione.

Durante la transizione tra anni ’70 e ’80 circola l’idea condivisa di un futuro proiettato nello spazio, alimentato dalla mania del progresso e da una forte visione prospettica. Questa tendenza alla scoperta è in parte figlia della corsa allo spazio tra USA e Russia.

Guardare avanti o tornare indietro?

La contrapposizione tra paura e curiosità del futuro e dello sconosciuto viene messa in scena da Spielberg rappresentando due Americhe: da una parte quella che resta in casa, ancorata alla routine e alla sicurezza; dall’altra quella irrequieta, pronta a mettere in discussione le proprie certezze pur di scoprire cosa si cela oltre.

Questa spinta ad accogliere la novità trova piena espressione nel finale stesso. Il momento in cui Roy Neary viene scelto dagli alieni rappresenta il punto più alto del film. Non è un rapimento né un sacrificio, ma una scelta volontaria. Dopo mesi di ossessione, incomprensioni e tensioni nella vita quotidiana, Roy trova finalmente un senso alle sue esperienze mentre sale sulla grande astronave.

Gli alieni gli offrono ciò che cercava: una risposta e un significato profondo. Spielberg invita implicitamente anche il pubblico a seguire le orme di Roy, a fidarsi dell’ignoto. Salire sulla nave non significa abbandonare la vita sulla Terra, ma intraprendere un percorso di rinascita e di crescita.

Questo dualismo verrà ripreso da Spielberg anche in E.T. l’extra-terrestre (1982). Mentre Incontri ravvicinati del terzo tipo guarda decisamente al futuro, E.T. è alimentato dalla nostalgia di casa. L’alieno di E.T. è una figura nostalgica che desidera tornare a casa, in Incontri ravvicinati del terzo tipo, invece, l’incontro con l’entità extraterrestre è una chiamata a partire per un viaggio che porta al progresso e al cambiamento.

Questo parallelismo riflette un cambiamento culturale: negli anni ’70 si guarda avanti, dagli anni ’80 si comincia a guardare indietro. Emerge una perdita di orientamento verso il futuro che caratterizza anche la società di oggi, dove l’aspirazione non è più la novità, ma il passato.

Un film che merita di essere rivisto (o scoperto!)

Incontri ravvicinati del terzo tipo è un film del 1977, eppure rimane straordinariamente attuale. Parla della nostra società, delle nostre chiusure verso ciò che non conosciamo e della possibilità di superarle attraverso l’ascolto e la fiducia. Si tratta di una delle opere più luminose della filmografia di Spielberg: un film che resta una lezione di meraviglia e fiducia nel futuro.

Senza dubbi, Incontri ravvicinati del terzo tipo è un film da non perdere, sia per chi già lo conosce sia per chi lo scopre per la prima volta. La nuova edizione restaurata in 4K è disponibile nelle sale italiane, un’occasione perfetta per tornare a vederlo sul grande schermo o per scoprire la magia di un classico senza tempo che continua a emozionare e a stupire anche oggi.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
4
★★★★