285Views
La prima cosa bella, la vita è vera quando è intensa
Un film che spezza il cuore. La prima cosa bella di Paolo Virzì racconta la storia di una madre imperfetta ma capace di amare senza paura, di figli cresciuti con un grande peso, ma alla fine pronti a perdonare.
Uscito nel 2010, La prima cosa bella è una vera rarità del cinema italiano. Paolo Virzì racconta una storia che invita a guardare oltre il giudizio morale, mostrando come l’amore, anche se burrascoso e pieno di difficoltà, può essere infine più autentico e duraturo di qualsiasi modello ideale. E di come, per accettare gli altri e superare le difficoltà che ci impediscono di amare, sia fondamentale prima accettare se stessi.
Una pellicola con un ritorno di critica entusiasmante, tanto da ricevere 18 candidature ai David di Donatello nel 2010, vincendone 3 (miglior sceneggiatura, miglior attrice e miglior attore), e 10 candidature ai Nastri d’Argento, portandone a casa 4 (film, sceneggiatura, attrice e costumi). La pellicola inoltre venne selezionata per rappresentare l’Italia agli Oscar 2011 come miglior film straniero. Purtroppo non entrò nella cinquina finale.
La prima cosa bella, la trama
Il film racconta la storia di Bruno (Valerio Mastrandrea), un uomo introverso e infelice che torna a Livorno per assistere la madre Anna (giovane interpretata da Micaela Ramazzotti e matura da Stefania Sandrelli), gravemente malata. Questo ritorno lo costringe a confrontarsi con i ricordi della sua infanzia, segnata da una madre bella, libera e anticonformista, spesso giudicata e fraintesa dalla società.
Attraverso continui flashback emerge il contrasto tra il presente doloroso e il passato: per Bruno l’infanzia è stata fonte di rabbia e sofferenza, mentre la sorella Valeria (Claudia Pandolfi) conserva un ricordo più affettuoso della madre. Nel corso del film, Bruno è costretto a rivedere il proprio giudizio e a riconoscere che, nonostante errori e difficoltà, Anna ha sempre trasmesso ai figli un profondo amore e un grande desiderio di vivere. Alla fine, dopo il ricongiungimento emotivo con la sorella e la madre, Bruno comprende che la vera eredità lasciata da Anna non è stata una vita perfetta, ma la capacità di affrontare l’esistenza con leggerezza e intensità.
Una madre fuori dai canoni
Tra i tanti temi raccontati nel film, quello che balza all’occhio più di altri è l’imperfezione di Anna, interpretata meravigliosamente da Micaela Ramazzotti. Una donna che fin da giovane soffre profondamente il suo modo di essere donna: fuori dagli schemi, senza filtri e istintiva. La sua bellezza inoltre diventa un peso, portandola ad essere sempre giudicata come non adeguata agli ideali canoni nell’Italia anni ’70. Questo genera un rapporto di alti e bassi con il marito Mario (Sergio Albelli), che non può non influenzare la crescita dei figli.
Tutto questo crea in lei profondo dolore e inadeguatezza, modificando anche il suo modo di essere madre. Ciò che rimane puro che non manca per tutto il film è l’amore verso Bruno e Valeria. La storia ci fa riflettere su come amare non significa essere perfetti, ma essere presenti ognuno a modo proprio, spontaneo. Anche sbagliando.
Anna non è una madre sbagliata, ma una madre a cui diventa impossibile non far ricadere sui figli i propri disagi e traumi. Una figura involontariamente anticonformista, tra le nuvole, evidentemente perplessa nel non essere vista come figura femminile tradizionale. E nonostante questo tentare in tutti i modi di proteggere i bambini, anche fingendo serenità: “Si fa una cantatina?”
Il senso della vita
L’argomento che unisce l’intero film, diviso tra presente e passato, corrisponde alla figura di Bruno. Un Valerio Mastrandrea tra le sue migliori interpretazioni, all’apice della sua bravura.
Cardine è il concetto di memoria, che il figlio maggiore nei confronti della madre percepisce come ciò che gli ha rovinato la vita. Il giudizio di Bruno nei confronti della madre è profondo, lo ha portato a fuggire da lei e dai parenti. Ma anche un giudizio immaturo. Questo con il tempo lo rende un uomo chiuso, incapace di aprirsi al mondo e agli altri, per paura di soffrire.
La sorella Valeria invece ha un ricordo molto più amorevole di Anna, ne conserva i momenti belli, in cui i disastri familiari, quando era bambina, le venivano fatti vivere dalla madre e dal fratello maggiore come delle avventure alla scoperta del mondo.
Il messaggio del film vuole anche mostrare come il senso della vita può cambiare in base a come scegliamo di ricordarla. E di come, nonostante rancori e difficoltà non superate, il diventare adulti significa anche smettere di accusare i genitori e accettarne i limiti. Questo, per Bruno e Valeria, è il passo conclusivo per arrivare alla riconciliazione con la madre.
Conclusioni
La prima cosa bella è un film davvero emozionante, che si intrufola nella vita di questa semplice famiglia e ne tira fuori tutte la sua bellezza. Questo alternarsi di brani perfetti lì dove stanno, in ogni scena del film, di autori indimenticabili dell’Italia di quegli anni (La prima cosa bella è il titolo della canzone di Nicola di Bari). Grazie ad Anna capiamo tutti che non sono gli errori a definire una vita, ma lo è più l’intensità con cui questa è stata vissuta. E se un problema importante si presente davanti a noi, prima di intraprendere la strada più semplice per scansarlo, a volte basta solo “un bel bagno al mare”.
Come dice Bruno: “Dall’amore di una mamma come la nostra, purtroppo o per fortuna, non c’è via di scampo“.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4.3
★★★★★
