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Lo chiamavano Jeeg Robot, un vero superhero movie italiano
Lo chiamavano Jeeg Robot, un film di Gabriele Mainetti. La storia di un supereroe imperfetto, alla Hancock di Peter Berg, alle prese con la malavita romana.
Grazie al regista Gabriele Mainetti anche il cinema italiano, oramai da qualche anno, può vantarsi di possedere un vero superhero movie. Un eroe imperfetto, come quello interpretato da Will Smith in Hancock, del regista Peter Berg. Mi riferisco a Lo chiamavano Jeeg Robot.
Uscito nelle sale nel 2016, il film sorprende ed emoziona. Pur attenendosi all’iconografia dei supereroi, Mainetti ridisegna il personaggio dotato di super poteri, inserendolo in un clima cupo e crudo, da cinema noir, mantenendo lo stile autoriale tipicamente italico.

La trama
Per sfuggire alla polizia, Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) ‒ un ladro romano, cinico e solitario ‒ s’immerge nel Tevere. Senza saperlo entra in contatto con una sostanza radioattiva che lo trasforma, dalla sera alla mattina, in un essere immortale e dalla forza sovraumana. Dotato di super poteri, ma incapace di fare la cosa giusta, Enzo prova ad arricchirsi facilmente a discapito del malavitoso e spietato Fabio Cannizzaro, detto lo Zingaro (Luca Marinelli). L’incontro casuale con Alessia (Ilenia Pastorelli), una ragazza affetta da problemi cognitivi, bella e dolce, che lo crede la personificazione del salvatore Hiroshi Shiba (Jeeg Robot), gli cambierà per sempre la vita.
Lo chiamavano Jeeg Robot, la recensione
L’atmosfera cupa da noir, in cui la metropoli romana è immersa sin dalle prime immagini, fa da sfondo all’intera storia in cui il nostro protagonista si muove ed evolve.
Mainetti in Lo Chiamavano Jeeg Robot ci regala un supereroe dalla dimensione più umana rispetto ai supereroi americani.
Inizialmente, infatti, Enzo è solo un piccolo delinquente che utilizza i superpoteri per avvantaggiarsi, in maniera cinica ed egoista.
Le sue maniere sono rozze e sembra faccia fatica ad esprimersi, chiuso nel suo mondo di solitudine e tristezza. Ma qualcosa in lui traspare: la sua indole buona e il profondo desiderio di ricevere dolcezza che cerca di colmare nutrendosi esclusivamente con budini alla crema.
Grazie all’incontro con Alessia, un’anima pura e sotto alcuni aspetti simile a lui, Enzo completa la sua trasformazione, divenendo realmente un supereroe al servizio del bene e della comunità.
La sequenza iniziale, caratterizzata dall’inseguimento del protagonista da parte di due poliziotti in motorino, tra i vicoli romani, passando per il Colosseo, ricorda molto una certa filmografia poliziesca a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, basata sull’azione e ambientata in metropoli urbane.
Anche la spiccata presenza di scene violente e splatter, come la presenza della criminalità organizzata, rimanda al genere del poliziottesco (il poliziesco all’italiana).
Sceneggiatura ed effetti speciali
Nonostante il budget limitato per la realizzazione del film, Mainetti è riuscito a realizzare ottimi effetti speciali e a conferire credibilità all’intera storia a tal punto da non avere nulla da invidiare alla cinematografia americana, maestra del genere.
L’impianto narrativo è ben strutturato. Ottima la sceneggiatura scritta di Nicola Guaglianone (un sodalizio con Mainetti che dura da qualche anno) possiede dialoghi funzionali ai personaggi e al loro carattere: poche frasi, brevi e secche quelle per il protagonista, un uomo poco propenso alla riflessione ma abituato ad agire e a pensare in fretta per salvarsi la vita; grandi discorsi, invece, per lo Zingaro, in linea con la sua megalomania e il suo desiderio di onnipotenza.
La parlata romana contribuisce a rendere tutto molto verosimile. Il climax narrativo rallenta leggermente solo verso la metà del film, in cui si riscontrano alcune scene di troppo.

Lo chiamavano Jeeg Robot: Il cast
Molto bravo Claudio Santamaria a interpretare un supereroe drammatico, in cui le espressioni e le movenze sono fondamentali a caratterizzare il suo personaggio. Per calarsi perfettamente nella parte l’attore ha dovuto ingrassare di circa venti chili.
Sorprendente anche l’interpretazione della Pastorelli nel ruolo di Alessia. L’attrice è riuscita a mettere in scena sia il dolore della ragazza (vittima di abusi) sia la sua anima pura, piena di amore e speranza.

Ma un pilastro fondamentale del film è sicuramente il Villain (supercattivo) Fabio, lo Zingaro, interpretato magistralmente da Luca Marinelli. L’antagonista di Enzo, affetto da megalomania e spietato. Un boss di quartiere che ambisce a divenire leader all’interno della malavita capitolina, edonista, ossessionato dalla musica italiana degli anni Settanta e Ottanta.
I modi spietati e le espressioni grottesche lo rendono un personaggio indimenticabile e sublime.

Conclusioni
Lo chiamavano Jeeg Robot è un film che merita. Mainetti è riuscito a ideare un bellissimo superhero movie all’italiana. Complimenti da Almanacco Cinema.
