468Views
Lovely Rita, il coming of age austriaco
L’opera prima della regista austriaca Jessica Hausner è un coming of age unico ed irripetibile nella sua crudezza e nella sua atmosfera.
Presentato a Cannes 2001 nella sezione Un certain regard, Lovely Rita ci trasporta in una realtà unica, totalmente distante dalla nostra, in un Austria di inizio millennio, fredda e grigia, dove tutto sembra spento. In un ambiente del tutto esistenziale, la regista ci racconta una storia di formazione ma in maniera del tutto distorta, un coming of age a tutti gli effetti che però non ci fa mai sentire confortevoli durante la visione.
La trama
Rita, interpretata da una non professionista Barbara Osika, è una quindicenne apparentemente normale, cresciuta da una famiglia piccolo-borghese. Va a scuola, ha un rapporto tomultuoso con i suoi genitori, si sente sola e persa, come un po’ tutti gli adolescenti. Ma sotto, c’è un disagio ben piu’ profondo, un disagio esistenziale che provoca confusione, dispersione ed isolamento. Rita riesce a trovare svago nonostante non vada d’accordo con quasi tutte le sue amiche e i professori di scuola e come tuttigli adolescenti, si sente imprigionata quando sta a casa con i suoi.ù
Rita girovaga per strada, gioca con i figli dei suoi vicini e vive le prime esperienze sessuali. Tutto ciò però non riesce a colmare il vuoto della protagonista, un vuoto che sembra vegliare su tutta la città. La necessità di emancipazione in Rita si fa sempre più opprimente, in un climax che volutamete non sembra mai raggiungere una tensione estrema, fino al finale.

Coming of age
Il passaggio all’età maggiore è il fulcro di Lovely Rita, un periodo di formazione della vita, tra i più romanzati e rappresentati nel cinema così come nella letteratura. Ciò rende il film a tutti gli effetti un coming of age, ma lo stile completamente personale e per molti versi anti convenzionale, lo rende diverso da tutti gli altri. Ancora a 24 anni di distanza dall’uscita, Lovely Rita riesce a schizzare agli occhi senza passare inosservato, con una regia lenta che ci fa vivere ogni momento dell’adolescenza di Rita, con degli zoom che non fanno altro che farci percepire ancora di più il disagio esistenziale che Rita sta vivendo.
I colori del film e la completa inespressività dei personaggi e del film non ci trasmette nulla, nessuna tensione, nessun sentimento in particolare, facendoci provare esattamente ciò che prova una quindicenne in un gelido inverno austriaco, senza aspirazioni e senza vitalità.
La ribellione incantevole
La vita in Lovely Rita viene subita. Questa è la sensazione esistenzialista che aleggia in tutti gli 80 minuti del film.Ogni sguardo ci trasmette questo disagio, un senso di inadeguatezza alla vita. Una maniera di vivere passiva, interrotta però dal senso di emancipazione di Rita, che arriva velato e non in maniera dirompete. Non è una semplice ribellione, ma emancipazione in quanto donna, in quanto adolescente e in quanto figlia. Rita è ribelle con tutto e tutti, ma senza farsi notare. Rita lo fa nel suo, rendendo la sua ribellione una ribellione incantevole, come dice il titolo del film.
