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Material Love, la recensione
Celine Song torna al cinema con Material Love, commedia romantica già vista mille volte e che aggiunge un nuovo peccato a lussuria e gola: la banalità.
Preistoria, Paleolitico. Un uomo – probabilmente di Neantherthal – torna nella sua abitazione, cioè una caverna con una grande insenatura naturale. Ad attenderlo, una donna. I due, fuori dalla casa, si mettono uno di fronte l’altro. In mezzo a loro, un grande masso. L’uomo prende un fiore e, attraverso i suoi petali, ne realizza un anello che infila sul dito della donna. I due congiungono le teste.
Sembra una fiaba per bambini, ma è la ridicola sequenza d’apertura – i primi cinque minuti, circa – di Material Love, nuovo film di Celine Song, che si era fatta conoscere due anni fa con Past Lives, il suo amato debutto cinematografico. Prodotto da A24 e distribuito da Sony, il film è uscito nella sale italiane il 4 settembre e, nel mondo, è il film indipendente che ha incassato di più quest’anno ed il terzo film per incassi nella storia della A24 con i suoi 105 milioni.
Material Love
Material Love – il cui titolo originale è Materialists, a quanto pare giudicato troppo complicato per il pubblico italiano – consiste alla base di una storia estremamente semplice: sullo sfondo dell’attuale New York City, una donna che lavora nell’ambito del matchmaking, si ritrova a sua volta chiusa in uno particolare caso amoroso, costretta a dover scegliere tra la falsa convenienza dei soldi o il vero amore della povertà.
Ad interpretare la protagonista Lucy troviamo la bellissima e non troppo ispirata Dakota Johnson, mentre ai due lati di questo fittizio triangolo sentimentale ci sono il facoltoso Harry, interpretato con la solita inesistente verve da Pedro Pascal, e lo squattrinato aspirante attore John, ovvero Chris Evans. A completare il cast ci sono altre piatte performance ed un cameo vocale del grande John Magaro, già protagonista dello scorso film della Song.
Non è un seguito di Past Lives
All’annuncio del film e della sua storia, e conseguentemente alla rivelazione del suo cast, in molti si aspettavano una replica di Past Lives, o, perlomeno, un qualcosa sulla linea narrativa o emotiva di Past Lives. Ma non c’è nulla di più lontano da questo. Da quello che era il film della Song, non torna nulla e, tantomeno lei ci prova, il che, potrebbe sembrare un bene.
Sicuramente la Song evita direttamente di mettere in contatto questi due mondi distinti che ha creato, ma, in quello che guarda ora, esiste la permanenza di una misera immagine residua di quello precedente. Ciò che non si diceva, ora si mostra orgogliosamente e, mentre il silenzio degli sguardi contrastava l’incomunicabilità di due anime che si ricollegavano, qua parlano tutti, in continuazione. Ma non è un film di Woody Allen.

Fuori tempo
L’idea di proporre una storia d’amore intrecciata che si sentisse estremamente attuale, non è sbagliata. Ma, realizzarla così, la rende odiosa. La realtà dei siti d’incontri trasformati in un sistema più grande, anche in proporzione all’enorme e lussuoso scenario della New York proposta. Il cambio generazionale. La frenetica e folle società attuale. Poteva andare tutto bene, ma alla fine, tutto sembra fuori tempo massimo.
Non esiste intimità, e vediamo gli eventi che si inscenano sentendo di star guardando un film. L’illusione svanisce. Nulla sembra reale e tutto sembra già visto. Forse vent’anni fa sarebbe potuto essere un qualcosa di interessante, ma non è questo il modo di trattare l’indipendenza femminile, o un tema come quello della violenza sessuale. Mancano le modalità d’attuazione e manca l’originalità tecnica e di sceneggiatura che contraddistingue proprio Past Lives.
Niente da dire
Celine Song, insomma, sembra non avere nulla da dire. Material Love si esprime nella sua totalità, in fin dei conti, come un film buonista, dove l’amore vince su tutto ed in cui la macchina del capitalismo, il patriarcato e la povertà sono distrutti semplicemente dall’amore, nella sua forma più pura e semplice. E non è neanche questo lietofine struggente che relega il film ad uno spreco di tempo, è il suo sentimento intrinseco di superiorità mentre ce lo mostra.
Nient’altro. Nulla si eleva. Il cast ha parlato di una chimica incredibile nata tra i tre protagonisti e che, forse, è rimasto proprio sul set, visto che sullo schermo non si vede. Le performance sono assenti, praticamente. Ognuno fa il suo compito e niente di più. Ma, d’altronde, questo va di pari passo con il resto del film, in cui non c’è una colonna sonora e le scelte di fotografia ed ambientazione sono sature, come qualsiasi altra cosa di questo Material Love.

