Recensione di Purple Hearts (2022), dramma romantico Netflix, diretto da Elizabeth Allen Rosenbaum con Sofia Carson e Nicholas Galitzine.
Bentornati alla rubrica settimanale di Almanacco Cinema dedicata al romance: il luogo dove emozioni, chimica e storie d’amore sul grande schermo prendono vita.
Dai cult alle ultime uscite, analizziamo rom-com, drammi, dark romance, young adult, romantasy, romance storico e contemporaneo.
Il romance non è un genere facile: tra cliché e titoli ripetitivi, solo le storie che sanno emozionare davvero restano nel cuore e nella memoria dello spettatore.
Questa è la volta di Purple Hearts, un film piacevole che unisce romance, musica e dramma militare.
Purple Hearts: la trama
Protagonisti di Purple Hearts sono Cassie Salazar, interpretata da Sofia Carson, e Luke interpretato da Nicholas Galitzine.
Una ragazza progressista che sogna di sfondare nel mondo della musica, mentre Luke è un marine in procinto di partire per l’Iraq. Dietro le loro vite, però, si nascondono problemi molto più complessi.
Cassie deve lottare contro il diabete di tipo 1 e le difficoltà economiche legate alle cure mediche, non sono coperte dalla sua assicurazione sanitaria. Luke, invece, è perseguitato dai debiti accumulati durante il periodo della sua dipendenza da sostanze stupefacenti.
Pur essendo completamente diversi, i due si ritrovano legati dalla stessa necessità: il bisogno di soldi. Ecco che trovano una soluzione comune ai rispettivi problemi. Nasce l’idea di un matrimonio di convenienza che permetterebbe a Cassie di ottenere l’assicurazione sanitaria militare e a Luke di ricevere i benefici economici destinati ai soldati sposati.
Come si può facilmente prevedere, ciò che nasce come un accordo strategico, finirà per trasformarsi in qualcosa di più, soprattutto quando Cassie e Luke sono costretti a convivere dopo l’incidente di lui in missione.
Chimica tra Sofia Carson e Nicholas Galitzine
Requisito essenziale e riuscito a pieno nel film è la chimica tra Sofia Carson e Nicholas Galitzine.
La coppia riesce a rendere credibile il passaggio dall’ostilità iniziale alla nascita di un amore, colmando alcune debolezze della sceneggiatura.
Le scene passionali, ma anche le interazioni più semplici, funzionano bene soprattutto grazie all’intesa tra i due attori, risultando sempre emotivamente cariche.
Sofia Carson sorprende nel ruolo di Cassie, regalando una performance credibile e ricca di sfumature.
Anche i personaggi secondari riescono ad avere una loro identità, contribuendo a dare maggiore profondità al racconto.
Un po’ d’identità fra tanti cliché
Purple Hearts riprende il cliché della finta relazione, uno dei più amati del romance.
Uno schema narrativo dove i protagonisti fingono una relazione, per poi innamorarsi per davvero. Piace, sì, ma è qualcosa che abbiamo visto e rivisto. Basti pensare a Ricatto d’amore, commedia romantica del 2009.
In questo caso però la struttura narrativa viene inserita in un dramma romantico più vicino a Dear John (2010).
Ed è proprio a quest’ultimo che il film sembra avvicinarsi maggiormente, soprattutto per l’atmosfera militare e melodrammatica. Già dal trailer, vi è un chiaro reminder al noto film tratto dal romanzo di Nicholas Sparks. Peccato che Purple Hearts non abbia nemmeno lontanamente lo stesso peso, né la stessa memorabilità.
Un melting pot di temi
Il film mette insieme numerosi trope e tematiche:
- matrimonio finto
- enemies to lovers
- relazione con un marine
A questi si aggiungono temi più delicati come:
- malattia
- dipendenze
- disabilità
- difficoltà economiche
Il problema principale è che molte di queste tematiche restano soltanto accennate, dando la sensazione di un grande minestrone poco riuscito.
Il film cerca di dare originalità e profondità alla trama, ma finisce per trattare argomenti importanti in modo superficiale. Il film prova infatti a parlare di diabete, dipendenze, debiti economici, guerra e persino disabilità, ma senza approfondire davvero nessuno di questi aspetti.
Il diabete di tipo 1, ad esempio avrebbe potuto avere un ruolo più centrale e caratterizzare maggiormente il personaggio di Cassie. Lo stesso vale per il trauma fisico e psicologico legato alla guerra: la disabilità e la vergogna nel chiedere aiuto al prossimo vengono affrontati velocemente nelle fasi finali della pellicola, nonostante fosse un aspetto interessante che avrebbe potuto dare identità al film e spessore ai personaggi.
Lo stesso rapporto tra Cassie e Luke evolve forse troppo rapidamente: i due passano dall’odio all’innamoramento senza aver prima affrontato le diversità.
L’identità del film: la voce di Sofia Carson
L’aspetto che più distingue Purple Hearts da tanti altri romance contemporanei è sicuramente la componente musicale.
Cassie sogna di diventare cantante e le canzoni interpretate da Sofia Carson diventano parte integrante della narrazione.
Le canzoni, create ad hoc per il film e cantate da Sofia Carson, riescono sicuramente a dare maggiore identità al film, rendendolo più memorabile. Basti pensare a brani come Come Back Home, canzone dedicata a tutti i soldati lontani da casa e dalle loro famiglie.
Purple Hearts convince davvero?
Purple Hearts non è un film perfetto e soffre di alcune semplificazioni tipiche dei romance moderni.
Nonostante ciò, si aggiudica un punto in più rispetto ad altri prodotti recenti dello stesso genere, perché riesce ad avere un’identità propria, seppur traballante.
Merito della chimica tra i protagonisti, della componente musicale e della chiara volontà di non risultare banale, senza basare tutto esclusivamente sulle scene romantiche ma cercando di costruire una storia più ampia.
Purple Hearts non è un flop: è un film piacevole, che prova a distinguersi e a ritagliarsi una propria identità nel panorama dei romance targati streaming.
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