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Spider-Man: l’origine del mito che ha cambiato il cinema

Spider-Man è la pietra angolare del cinecomic moderno: Sam Raimi mescola azione e soap opera adolescenziale in un film che resta iconico nonostante gli anni

Riguardare oggi il primo Spider-Man di Sam Raimi fa uno strano effetto. In un 2026 saturo di universi condivisi e multiversi infiniti, il film del 2002 appare quasi come un reperto archeologico, ma di quelli preziosi. Raimi, con il suo passato nell’horror camp (La Casa), ha capito prima di tutti che per far funzionare un uomo in calzamaglia non serviva il realismo cupo, ma il cuore. Ha abbracciato l’estetica sgargiante della Silver Age dei fumetti, regalandoci un’opera colorata, sincera e drammaticamente “operaia”.

Tobey Maguire rimane, per molti, il Peter Parker definitivo proprio per la sua mancanza di coolness. Non è il hipster tormentato di Garfield né il genietto ansioso di Holland; è un ragazzo sfigato, con lo sguardo perennemente lucido, che soffre fisicamente il peso della responsabilità. La sua chimica con Kirsten Dunst (Mary Jane) trasforma il film in una perfetta soap opera adolescenziale interrotta da scazzottate sovrumane, culminando in quel bacio a testa in giù che è ormai storia del costume pop.

La maschera della follia

Se l’eroe è il cuore, il cattivo è l’anima nera del film. Willem Dafoe offre una performance fisica spaventosa nel ruolo di Norman Osborn. Nonostante una maschera da Green Goblin che oggi sembra uscita dai Power Rangers (unico vero difetto visivo), Dafoe riesce a terrorizzare usando solo la voce e la postura. La scena del dialogo allo specchio, dove la schizofrenia prende il sopravvento, è puro cinema horror prestato al blockbuster.

Effetti datati, emozioni intatte

Certo, la CGI è invecchiata. In alcune sequenze l’Uomo Ragno sembra un pupazzo di gomma senza peso (il cosiddetto “effetto videogioco”), ma la regia di Raimi compensa tutto. Le vertiginose carrellate tra i grattacieli di New York, accompagnate dalla colonna sonora trionfale di Danny Elfman, riescono ancora a dare le vertigini. Inoltre, il film è figlio del suo tempo: l’unità dei newyorkesi che tirano oggetti al Goblin sul ponte (“Chi tocca uno di noi tocca tutti noi”) è un toccante riflesso post-11 settembre che ancora oggi commuove.

Questo non è solo un film di supereroi: è il Big Bang che ha permesso tutto ciò che è venuto dopo. Ingenuo? Forse. Ma dotato di un’anima che molti prodotti odierni, tecnicamente perfetti ma freddi, possono solo sognare

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
5
★★★★★

 

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