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Venom: the last dance, recensione almanacco cinema

Venom: The Last Dance, l’ultimo capitolo della saga

Venom: The Last Dance, il terzo capitolo della saga conclude l’epopea dell’anti-eroe Eddy e il suo ingombrante ospite, Venom, il protettore letale.

Uscito nelle sale lo scorso 24 ottobre 2024, Venom: The Last Dance, con la regia di Kelly Marcel, segna la fine delle avventure di Eddy Brock e il suo simbionte Venom, ma potrebbe aprire a ulteriori sviluppi narrativi dei personaggi, con l’introduzione di un nuovo villain Marvel.

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La trama

Sull’ex reporter Eddie Brock (Tom Hardy) e Venom, il simbionte alieno che vive dentro di lui, pende un mandato di cattura internazionale per l’omicidio del detective Patrick Mulligan.

Al contempo, anche il generale Rex Strickland (Chiwetel Ejiofor), che supervisiona il progetto di ricerca sui Simbionti nell’Area 51, dà loro la caccia. Intanto, su Venom incombe la minaccia del padre di tutti i simbionti, Knull, il quale per riportarlo a casa ha inviato sulla terra terribili creature Xenophage.

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La recensione

Scritto e diretto dalla sceneggiatrice Kelly Marcel, alla sua prima prova registica, Venom:The Last dance si colloca in piena continuità con il passato, ripartendo dal finale di Venom: La furia di Carnage e dalla scena post-credit di Spider-Man: No Way Home, in cui si vede Eddie ubriaco mentre parla a un barista in Messico, insieme al suo simbionte.

All’improvviso i due vengono teletrasportati altrove, per poi ritrovarsi in un’altra dimensione del multiverso, sempre nello stesso bar. Dopo aver appreso di essere ricercato anche lì, Eddie se ne va, lasciando sul bancone un piccolo frammento di Venom. Frammento prontamente recuperato dal generale Rex Strickland, poco prima del flashback che introduce il personaggio della dottoressa Theodora (Juno Temple) a capo dello studio delle forme aliene simbionti nell’area 51.

Nell’ultimo atto della trilogia, tutto sembra tendere all’eccesso, scivolando addirittura nella slapstick comedy se non nel demenziale.

L’intrattenimento diventa forzatura, con battute scontate e banali. Il film dall’enorme potenziale avrebbe dovuto lasciare più spazio allo sviluppo dei nuovi personaggi introdotti ‒ come Knull, che compare per pochi secondi, forse per far pregustare un suo ruolo più ampio in un crossover cinematografico futuro, tra Venom e Spider-Man ‒ riducendo le scene di azione.

Il risultato sarebbe stato sicuramente meno caotico e più d’impatto. Lo spettatore avrebbe avuto momenti di ampio respiro e la possibilità di affezionarsi ai personaggi nel bene e nel male.

Per non parlare del gran numero di alieni mutaforma, che appaiono da ogni dove, creati in CGI. Un abuso della tecnologia inutile.

Venom: The Last Dance, personaggi e siparietti

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Alcune scene e personaggi non aggiungono nulla allo sviluppo della trama, se non per dare senso al titolo, come nel caso del siparietto danzante tra Venom e Mrs Chen (Peggy Lu), o della famiglia Moon, alla guida di un furgone Volkswagen che si aggira per il deserto del Nevada canticchiando David Bowie nella speranza di incontrare qualche alieno (il capofamiglia hippy è l’attore inglese Rhys Ifans) e che dà un passaggio a Eddy fino a Las Vegas.

Un inutile tentativo della regista di aggiungere pathos a un film in cui tutti i personaggi sono solo di contorno a Eddy e Venom e quindi assolutamente piatti.

Conclusioni

Venom: The Last Dance, nonostante abbia ricevuto molte critiche, ha comunque ottenuto un grande riscontro al botteghino, merito del genere di intrattenimento che non ha nessuna ambizione se quella di divertire e di ammaliare lo spettatore il più possibile con un largo uso degli effetti speciali e abbondante  azione.

Recensione a due stelle su Almanacco Cinema