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Vice

Vice: l’ombra del diavolo

Quando la storia si fa rumorosa, in mezzo a tutta la confusione, il diavolo si muove delicatamente in silenzio… ecco Dick Cheney in Vice – L’uomo nell’ombra.

La scorsa settimana, lunedì 3 novembre, Richard Bruce Cheney è morto all’età di 84 anni nella sua casa a McLean, Virginia. Era conosciuto da tutti come Dick – soprannome abbastanza appropriato per chi conosce l’inglese – e, dal 2001 al 2009, durante la presidenza di George W. Bush, è stato vicepresidente degli Stati Uniti d’America, ottenendo poteri ben oltre la sua carica effettiva.

Entrato ufficialmente nella politica governativo nel 1969 durante l’amministrazione di Richard Nixon – anche lui chiamato da tutti Dick – Cheney ha attraversato la storia mondiale e statunitense rimanendo sempre in prima linea, ma riuscendo a non farsi notare da quasi nessuno. La stessa fortuna ha avuto con le sue rappresentazioni in altri media, questo fino al 2018.

Vice – L’uomo nell’ombra

Nel 2018, mentre Dick Cheney torna a galla per qualche dichiarazione di supporto verso il Presidente Donald Trump – come sul ritiro dal Piano d’azione congiunto globale – esce in sala Vice, arrivato da noi con il sottotitolo L’uomo nell’ombra. Diretto, scritto e prodotto dal geniale Adam McKay, il film è una commedia politica/satirica e biografica sulla vita di Cheney stesso, da quando è un ventenne disoccupato a quando Donald Trump è eletto.

Nel ruolo titolare della pellicola c’è Christian Bale inquietantemente identico in tutto e per tutto all’ex Vicepresidente statunitense, nella massa, nei movimenti, nelle pause, nella parlata. Nonostante l’impressionante prova di Bale, il cast attorno non è mai schiacciato dal peso dell’attore: Amy Adams è sua moglie Lynne, Steve Carell è Donald Rumsfeld, Sam Rockwell è George W. Bush, Tyler Perry è Colin Powell e Jesse Plemons è il narratore.

Guardati dall’uomo silenzioso

Questa è una storia vera. O, perlomeno, quanto di più simile alla verità. Il film di McKay si apre con questa frase, che non è assolutamente una premessa per proteggersi da subito, ma è una dichiarazione d’intenti sul film. La riservatezza ed il segreto sono due degli aspetti attorno al quale il film si districa maggiormente, illuminando parzialmente zone d’ombre, senza mai appigliarsi a particolari giri narrativi.

Un film diretto che, durante la sua visione, si trasforma in una commedia sboccata e satirica – soprattutto nel momento centrale sulla figlia di Cheney – che riprende le pieghe iniziali da dramma politico, concentrandosi su alcuni degli episodi più importanti della storia del 21esimo secolo soprattutto. Ma, in un film in cui si parla tanto di molto, il suo protagonista si esprime in maniera estremamente lenta e con il silenzio.

Vice

La banalità del male

Vice è un film che si muove abbastanza indiscretamente nel tempo e nello spazio, con una forma di montaggio associativo e fluente come ne La grande scommessa – sempre Hank Corwin in sala di montaggio con McKay – che riesce ad intrecciare perfettamente la stupidità degli uomini elitari di questo mondo assieme ad eventi di straordinaria importanza, con una grande leggerezza narrativa ma un’enorme pesantezza storica.

Il sottotesto del male in questa pellicola non è espresso attraverso i fatti, o, almeno, non tanto quanto viene rappresentato da quello che non viene fatto, da quello che non viene detto, da quello che non succede. Che sia dettato dalla stupidità – il forse anche troppo ingenuo Bush di Rockwell – o dall’astuzia – Cheney stesso. Un ritratto superficiale di ciò che è il male, perchè questo è anche un film sulla malvagità.

Dio benedica l’America di Dick Cheney

Proprio sul tema della malvagità, Christian Bale sembra essere d’accordo visto il suo ringraziamento a Satana per averlo ispirato nel ruolo. Ed in quella frase – che Bale ha pronunciato dopo aver accettato un Golden Globe – c’è molto del film. La provocazione esiste solo se qualcuno si sente offeso. La conoscenza esiste solo entro i termini del conflitto. Il male, invece, sta in silenzio e si annida tra il caos ed il rumore, nascondendosi come uno di noi.

Insomma, Vice funziona come film biografico su uno degli uomini più influenti della storia mondiale, come una commedia nera, come una ricostruzione storico-politica degli ultimi trent’anni e come un dramma su una famiglia che si distrugge. Ciò che ne viene fuori è più o meno l’eredità con la quale tutti noi siamo costretti a vivere, e che, ora, sembra essere più attuale che mai. Purtroppo. Dick Cheney non c’è più, ma c’è il suo lascito e chissà, di quell’America di Dick Cheney che Jonah Hill ringrazia in Trafficanti, quanto è rimasto oggi.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
4.5
★★★★⯨