Carrie recensione della serie di Mike Flanagan su Almanacco Cinema

Carrie: la serie di Flanagan aggiorna ma diluisce il mito

Carrie serie TV, Flanagan trasla la storia ai giorni nostri, rendendola attuale ma diluendone l’incisività. Il cambio di prospettiva c’entra quasi sempre l’obiettivo.

Sono passati 50 anni da quando Brian De Palma consegnava alla storia l’iconica Carrie di Sissy Spacek. Cinquant’anni in cui sono stati fatti sequel e remake, ma nessuno di questi è stato in grado di convincere quanto l’originale. Carrie – Lo sguardo di Satana prende il romanzo di Stephen King e lo traspone in maniera convincente. È proprio per queste ragioni che fare un paragone con la nuova serie realizzata da Mike Flanagan appare quantomeno fuorviante. L’adattamento ad opera dell’autore di Hill House e La caduta della casa degli Usher trasporta il romanzo di King al presente, aggiornando situazioni e personaggi ed espandendone il mondo, non ne è una semplice trasposizione.

Flanagan non è certo nuovo alle opere del Maestro del terrore. Il gioco di Gerald e Doctor Sleep sono adattamenti ben riusciti dei suoi romanzi, mentre Midnight Mass ha chiare ispirazioni ne Le streghe di Salem e nelle opere di King in generale. Insomma, Carrie rappresenta senza dubbio un progetto ambizioso, sul quale c’erano evidentemente delle alte aspettative. Flanagan è riuscito a mantenerle o siamo di fronte ad un’opera destinata al dimenticatoio? Scopritelo nella nostra recensione.

Carrie serie TV, la trama

I punti saldi della storia originale non cambiano. Ci troviamo a Chamberlain, nel Maine. Carrie White (Summer H. Howell) è una ragazza rimasta orfana di padre che vive con la mamma Margaret (Samantha Sloyan), una donna fortemente religiosa che cerca di tenere la figlia in una bolla. La giovane conosce poco del mondo, e quando sperimenta le perdite del ciclo mestruale per la prima volta, presa dal panico, viene derisa dalle sue compagne di classe, in particolare da Christine Hargensen (Alison Thornton). Da questo evento inizierà una spirale fatta di atti di bullismo e derisione, grazie ai quali Carrie scoprirà di possedere dei poteri telecinetici.

Cyberbullismo e drammi adolescenziali

Se nell’opera originale – ambientata negli anni ’70 – la giovane Carrie era il bersaglio delle sue compagne fintanto che si trovava nelle mura scolastiche, adattarne la vicenda al giorno d’oggi significa anche modernizzarne gli strumenti. Flanagan riesce ad aggiornare le modalità con le quali Christine prende di mira la povera Carrie; la ragazza non conosce i social e sa poco della società in cui viene catapultata. Il fulcro della vicenda non cambia, ma il risultato è più incisivo e diventa potenzialmente più distruttivo. Non si tratta soltanto di una vicenda fra adolescenti; la eco e le conseguenze degli atti di bullismo raggiungono i genitori, i docenti, la stampa e perfino l’opinione pubblica.

Tutte queste dinamiche assumono un ruolo sempre più centrale. Flanagan abbandona la linearità e la semplicità del materiale originale per raccontarci un mondo narrativo più complesso e sfaccettato, riuscendoci piuttosto bene. Di fatto, però, rinuncia anche alla crudezza e all’incisività della storia di Carrie, trasformando un dramma personale in una storia corale, nella quale ciascun personaggio porta con sé motivazioni, bisogni e desideri che inevitabilmente finiscono col confliggere con quelli gli altri.

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Carrie 2.0

Cambiando così tanto il mondo che gira intorno a lei, necessariamente deve cambiare anche la protagonista. Howell e Flanagan sono riusciti nella difficile impresa di portare in scena una Carrie decisamente diversa da quella a cui siamo abituati, riuscendo al tempo stesso a renderla estremamente riconoscibile. La ragazza non ha mai sperimentato il mondo prima d’ora, ma ne è affascinata, curiosa di scoprire tutto ciò che può e prova con tutta sé stessa a crearsi una vita “normale”. L’interpretazione di Howell si distacca fortunatamente da quella della Spacek, rendendo questa Carrie unica – anche se il riferimento ad Undici di Stranger Things appare un po’ troppo evidente in alcuni casi.

Ma la protagonista non è l’unica ad essere stata plasmata attorno alla nuova vicenda. Con otto episodi a disposizione, Flanagan ha modo di mostrare tutti i personaggi in maniera molto più profonda di quanto ci venga raccontato nel romanzo. È una scelta che spesso premia la riuscita della serie, ad esempio tramite l’approfondimento di personaggi come Christine, Sue (Siena Agudong) o la professoressa Desjardine (Amber Midthunder). In altri casi, però, sembra che alcuni elementi siano stati aggiunti esclusivamente per diluire la storia.

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Carrie serie TV, in conclusione

Stretta fra un mondo che la deride ed una madre protettiva – che a tratti Flanagan sembra quasi voler giustificare – Carrie cerca di affermarsi alle sue condizioni. La serie manca di quei forti connotati horror che ci saremmo potuti aspettare per favorire un racconto da teen drama tutto sommato ben riuscito. Il finale e la scelta di inserire Carrie in un contesto più ampio lascia presagire le intenzioni di Flanagan per delle ulteriori stagioni, distaccandosi dal romanzo per navigare in acque sconosciute. Un ulteriore azzardo che scopriremo se sarà un successo o un fallimento. Per il momento, questa prima stagione è promossa a pieni voti.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
3.8
★★★⯨★