La recensione di Melania Rea, i primi due episodi della serie HBO di Stefano Mordini, presentata alla Festa del Cinema 2026.
Stefano Mordini torna a raccontare una storia di cronaca e, dopo La scuola cattolica (2021) sul delitto del Circeo, si concentra questa volta sull’omicidio di Melania Rea.
Prodotta da Stand By Me in collaborazione con HBO e con il patrocinio della Fondazione Una Nessuna Centomila, la miniserie Melania Rea è scritta a otto mani da Doriana Leondeff, Bianca Rondolino, Mariano Di Nardo e Gloria Mottarelli.
Nel cast figurano Maria Esposito (Mare fuori), Daniele Rienzo (Parthenope), Michela Cescon, Carmen Pommella, Giulia Ercolini e con la partecipazione musicale della cantante BigMama, autrice dell’inedito Cicatrice inserito nei titoli di coda.
Melania Rea, la trama
Melania Rea, giovane moglie e madre, scompare il 18 aprile 2011 in un parco del Gran Sasso, mentre si trova lì con la figlia di soli 18 mesi e il marito Salvatore Parolisi. Il suo corpo verrà ritrovato senza vita due giorni dopo, a qualche chilometro di distanza dal luogo della scomparsa. Le indagini porteranno quasi subito a concentrarsi su suo marito Salvatore, uomo ambiguo e manipolatore.
Melania Rea, la recensione
La prima puntata inizia in medias res: è il 18 aprile 2011, sono le 16:30 circa e Salvatore Parolisi è nel panico mentre cerca sua moglie Melania nel parco di Colle San Marco. È così che la storia ci è sempre stata raccontata all’inizio: un uomo al parco con la moglie e la figlia; lei che si allontana per andare in bagno, ma non fa più ritorno. Il 20 aprile 2011, il corpo senza vita della ventinovenne Melania viene ritrovato nel bosco di Ripe di Civitella, all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso.
La serie, costruita sulla struttura del thriller psicologico, intreccia la narrazione dei giorni della scomparsa con diversi flashback che ripercorrono la storia tra Melania e Salvatore.
In un panorama audiovisivo che tende sempre più a raccontare fatti di cronaca, delitti e femminicidi attraverso documentari, serie e film, Melania Rea si distingue come un racconto maturo e dignitoso. La regia è pulita e discreta, capace di prendersi qualche piccola libertà interpretativa sulle dinamiche più intime della coppia e sui retroscena familiari.
È chiaro che l’intento del regista non è offrire un voyeuristico resoconto del delitto in sé, bensì raccontare l’escalation della violenza psicologica subita dalla donna negli anni precedenti alla morte. Si scava nel privato e nel passato della coppia per mostrare la genesi di una relazione opprimente, fatta di manipolazione, controllo emotivo e isolamento, sfociati poi nell’atto di violenza fisica.
Sul fronte delle interpretazioni, merita un plauso particolare Daniele Rienzo. La sua interpretazione di Salvatore Parolisi è chiaramente frutto di uno studio approfondito del personaggio, dei suoi movimenti e della modulazione della voce, capace di restituire l’immagine di quell’uomo apparso costantemente in televisione quando, in tempi non ancora sospetti, passava di programma in programma a chiedere giustizia per la morte della moglie.
Maria Esposito, invece, compie a sua volta un importante salto evolutivo e artistico: dall’eccentrica Rosa Ricci di Mare fuori, questa volta si fa più piccola, lavora di sottrazione e si annulla scena dopo scena, mostrando la lenta decadenza di Melania.
Melania Rea: la storia oltre il delitto
Frutto di oltre tre anni di lavoro e ricerche, la serie vanta il diretto coinvolgimento della famiglia Rea, che ha affiancato la produzione lungo tutto il progetto.
Emerge con forza la sensibilità di un’opera gestita con estrema delicatezza e dignità, nel pieno rispetto della figura di Melania. L’intento principale è ridare giustizia e centralità alla donna, madre, figlia e sorella, andando oltre la sola cronaca del delitto.
Il regista e gli sceneggiatori hanno dichiarato che un ruolo chiave nella ricostruzione drammaturgica è stato svolto da una lettera intima scritta da Melania pochi mesi prima di morire: un documento straziante in cui la donna arrivava ad attribuirsi le colpe della crisi matrimoniale, chiedendo perdono al marito.
La serie coglie inoltre l’occasione per ribadire, ancora una volta, l’importanza di saper riconoscere i segnali, anche quelli più subdoli, della violenza psicologica, oltre che di quella fisica. Un monito prezioso per aiutare le donne, e non solo, a riconoscere, segnalare e difendersi da forme di “amore tossico”.
Citando le parole del fratello di Melania, Michele Rea, ascoltate in conferenza stampa alla Festa del Cinema di Roma 2026: “Nessuna forma di amore può trasformarsi in possesso. Nessuna relazione può togliere a una persona la libertà, la dignità e il diritto di vivere. A chi guarda questa serie chiedo una cosa semplice ma per me fondamentale: non considerate quella di Melania soltanto una storia da vedere, ma una vita da ricordare e una lezione da custodire”.
La serie Melania Rea di Stefano Mordini arriva il 6 novembre su Hbo Max. Ecco il trailer: