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Man vs Baby, la recensione della miniserie Netflix su Almanacco Cinema

Man vs Baby, la recensione della miniserie Netflix

Da Mr Bean a Mr Bingley: in Man vs Baby Rowan Atkinson interpreta un vinto dalla vita che si imbatte in un bebé in grado di cambiare la sua esistenza.

Era da un po’ che non lo si vedeva sul piccolo e grande schermo al di fuori dei confini britannici: lui è Rowan Atkinson, meglio noto nei panni del personaggio comico Mr Bean.

Fa il suo ritorno, nella versione 2.0 di colui che gli ha regalato la celebrità (tale Mr. Bingley) nella miniserie a sfondo natalizio prodotta e distribuita da Netflix Man VS Baby: una storia che fa l’occhiolino a un fortunato filone anni Novanta e ci ripropone, ancora una volta, Atkinson nei panni di un irresistibile perdente.

Man vs Baby, un “loser” al quadrato

E il nostro protagonista è decisamente un “loser” con i fiocchi: un tempo sposato con figlia, oggi lo ritroviamo separato – e palesemente lasciato dall’ex moglie – residente in una casa dispersa in mezzo alla campagna, licenziato dalla scuola nella quale lavorava da soli sei mesi. E, come se non bastasse, snobbato dalla famiglia, figlia inclusa, che gli preferisce una vacanza alle Barbados con il nuovo fidanzato di mamma.

La “svolta”, per Trevor Bingley, arriverà con un’inaspettata offerta di lavoro. Che, come nella migliore delle tradizioni comiche, gli giungerà insieme a un ulteriore problema del quale occuparsi: un bambino abbandonato in una cesta davanti alla scuola nella quale lui lavorava. Un problema del quale cercherà di sbarazzarsi ripetutamente, con esiti molto divertenti.

Il filone dello scapolo e il bebé

Quello dell’uomo solo che si ritrova a dover crescere o a doversi occupare di un neonato è un topos narrativo che ha goduto di particolare successo negli anni Ottanta e Novanta: tra i film sul tema il film francese Tre uomini e una culla (1985) nel quale ci sono tre uomini sprovveduti che devono gestire l’arrivo di un neonato, e il suo sequel Tre scapoli e una bimba (1990). Più recente, ma di analogo tema, è anche Big Daddy – Un papà speciale (1999), con il comico Adam Sandler come protagonista.

Come in Man vs Baby, anche in altri film a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta i bambini si prendono prepotentemente la scena: come oggetto del desiderio in Arizona Junior (1989) dei Fratelli Coen o come esseri non solo senzienti ma anche parlanti nel franchise di Senti chi parla (tre film usciti dall’89 al ‘93).

Un bambino un po’ vero, un po’ CGI

A proposito del bambino che un po’ ruba la scena al nostro protagonista, cattura il cuore fin da subito. Ma attenzione: in parte è frutto della CGI. Non è interamente generato in CGI, ma non è neanche semplicemente un bambino reale in ogni scena.

Per realizzare il piccolo la produzione ha scelto una combinazione di tecniche. Per girare la maggior parte delle scene sono stati impiegati due gemelli identici, anche per rispettare i limiti di legge sul tempo in cui un neonato può stare sul set.

Per molte altre sequenze, soprattutto quelle in cui servivano movimenti o espressioni specifiche, si è ricorso ad effetti visivi e tecnologie basate su machine learning e intelligenza artificiale per impiantare il volto dei veri piccoli attori su altri corpi o creare espressioni aggiuntive.

Pregi: la faccia di gomma di Rowan Atkinson

Non ci sono dubbi: il protagonista è, come per Mr Bean, la vera ragione per la quale guardare questa mini serie. Atkinson può essere invecchiato ma le sue gag e la sua faccia di gomma non smettono di far ridere e sorridere.

L’interprete riesce, senza apparente sforzo, a generare nello spettatore il riso e insieme quello che Pirandello definiva “il sentimento del contrario”, quel sentimento compassionevole che scaturisce naturalmente di fronte a tutti gli equivoci, lo scarso tempismo, gli scambi di persona e le disavventure che capitano al protagonista.

Non c’è volgarità, nella comicità di Atkinson: solo un tono stralunato e tanta dolcezza. E ottimi dialoghi, da gustare sicuramente in lingua originale.

Difetti: nessuno in particolare

Se avete le giuste aspettative nei confronti di questa serie – leggerezza, evasione, qualche risata sincera – non troverete difetti in questa miniserie, che regala complessivamente un paio d’ore di sorrisi senza preoccupazioni.

La curiosità

Man vs Baby è, virtualmente, la seconda stagione di un format concepito dallo stesso Atkinson di mini serie nelle quali il protagonista, lo sfortunato Mr Bingley, si trova alle prese con una grande scocciatura: nella serie Man vs Bee (2022), ad esempio, il comico britannico lavorava ugualmente come house sitter ma il suo grande cruccio non era un neonato bensì una fastidiosa ape, la bee del titolo.

Come la precedente serie, anche questa è frutto della collaborazione tra il comico inglese, lo sceneggiatore William Davies e il regista David Kerr.

In conclusione: una commedia natalizia tutta da ridere

Tanto humour inglese, gag già viste ma rese più aggraziate da Atkinson, e lo spirito del Natale aleggiano in questa miniserie da 4 episodi perfetti per essere gustati nelle pause di lavoro o quando si ha poco tempo. Minimo tempo, massima resa.

🎬 Valutazione

Regia
★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★
Emozioni
★★★
🏆 Voto Totale
3.3
★★★