1028Views
The Decameron, la serie Netflix ben lontana da Boccaccio
The Decameron, l’attesa serie firmata Netflix è disponibile sulla piattaforma dal 25 luglio. Nella splendida cornice della Tuscia, una dark comedy deludente.
Come già annunciato su questo giornale, The Decameron è una miniserie di 8 episodi (qui l’articolo sul trailer).
Liberamente ispirata al capolavoro di Giovanni Boccaccio Il Decameron, scritto nel XIV secolo, questa serie utilizza soltanto l’incipit dell’opera originale. Un gruppo di nobili si rifugia in una villa per sfuggire alla peste con l’obiettivo di raccontare il presente, la lotta di classe, la pandemia da Covid e il crollo delle convenzioni sociali.
The Decameron: dal libro alla serie
Decameron o Decamerone, è una raccolta di cento novelle scritta da Giovanni Boccaccio, probabilmente tra il 1349 (anno successivo all’epidemia di peste nera in Europa) e il 1353; anche se molti studi hanno comprovato che l’opera sia stata scritta negli ultimi anni di vita del poeta italiano.
È considerata una delle opere più importanti della letteratura del Trecento europeo, capostipite della prosa in volgare italiano, raffigura la società del tempo. Qui è presente l’ideale di vita aristocratico basato sull’amor cortese, la magnanimità e la liberalità; e i valori della mercatura: intelligenza, intraprendenza e astuzia.
La storia parla di una brigata di dieci amici (sette ragazze e sette ragazzi) che, nel 1348, si allontanano dieci giorni da Firenze per sfuggire alla peste nera. Nella campagna fiorentina, per occupare le loro giornate, si raccontano a turno delle novelle di taglio spesso umoristico e con frequenti richiami all’erotismo bucolico del tempo. Infatti, per molte epoche il Decameron fu censurato considerato immorale.
La maggiore fra le trasposizioni cinematografiche è quella di Pier Paolo Pasolini Il Decameron del 1971. Anche in questo caso ci fu un processo di censura, ma nonostante ciò, il film vinse l’Orso d’argento al Festival di Berlino e fu un successo in tutta Europa.
The Decameron di Netflix, creato da Kathleen Jordan, è una rivisitazione all’americana. Sia commedia che dramma, non si prende molto sul serio, piena di doppi sensi e classismo, sembra quasi una soap opera. Un minestrone di sopravvivenza fra vino, sesso ed equivoci accompagnati da una colonna sonora anni Ottanta.
La trama
Firenze 1348, dieci persone (nobili e servi) sono invitate a Villa Santa dal visconte Leonardo (Davy Eduard King) per sfuggire da una città dilaniata dalla peste nera.
Gli ospiti non hanno nessuna intenzione di raccontarsi novelle, bensì hanno lo scopo unico di appropriarsi della villa e passare il tempo nel migliore dei modi.
Ognuno di loro nasconde dei segreti, i quali daranno il via a una serie di intrighi amorosi tragicomici e lotte tra nobili e servitù, oppressori e oppressi. Primo fra tutti Sirisco (Tony Hale), il custode della tenuta, sa che il suo padrone è morto di peste ma nasconde quanto può la notizia.
Licisca (Tanya Reynolds) e Filomena (Jessica Plummer) sono serva e padrona, alla fine scopriremo che sono sorelle ad insaputa della prima. Durante il tragitto per Villa Santa hanno un diverbio e Filomena cade nel fiume, Licisca credendola morta arriva alla villa spacciandosi per la sua padrona. Tutti le credono anche quando arriva la vera Filomena, la quale per non tornare a Firenze per un po’ accetta il suo ruolo da serva.
La storia di Neifile (Lou Gala) e Panfilo (Karan Gill) è incentrata sui desideri oppressi di entrambi. Incastrati in un matrimonio combinato, alla fine si scopriranno veramente innamorati nonostante lui prediliga gli uomini. Neifile, estremamente devota a Dio, scopre il suo lato lussurioso e questo la porterà a contrarre la peste e morirne. Panfilo si sacrificherà, tenendo fra le braccia la sua amata, per far scappare tutti dalla villa in fiamme.
Dioneo (Amar Chadha Patel) è il medico personale di Tindaro (Douggie McMeekin). Per anni Dioneo ha manipolato Tindaro attraverso infusi per curare finte malattie e tenerlo a bada per compiacere i suoi bisogni. Alla fine Dioneo, dopo aver corteggiato tutte le donne della villa, muore di peste. Tindaro sfugge alle cure farlocche e s’innamora di Stratilia (Leila Farzad), cuoca della tenuta e madre del figlio illegittimo di Leonardo (erede di Villa Santa).
Infine ci sono Pampinea (Zosia Mamet) e la sua serva Misia (Saoirse-Monica Jackson). Differentemente dagli altri, Pampinea non è imparentata con Leonardo, ma è la sua promessa sposa. In età non più da marito è la sua ultima occasione per diventare una signora, scoperta la morte del proprietario di casa prima di tutti, inscena un finto matrimonio e successiva gravidanza.
Misia è una fedele serva e protegge la sua padrona più che può, senza mai riconoscimenti sufficienti. Arriva nella villa nascondendo in un barile una serva malata di peste. Le due hanno una relazione, ma poco dopo la ragazza muore. Misia intraprende una relazione con Filomena, la quale è tormentata dal rapporto di devozione verso Pampinea. Alla fine Misia riesce a liberarsi della padrona lasciandola morire in un barile e a concedersi definitivamente a Filomena.
Durante la loro permanenza faranno irruzione diversi personaggi nella villa, con lo scopo di conquistarla e svelare i nodi della trama.
Conclusioni
The Decameron, alla fine dei giochi, è una semplice commedia in costume. Ben lontana dal capolavoro di Boccaccio, sfrutta il suo nome a scopi puramente commerciali.
L’unica nota positiva è la scoperta dei magnifici borghi del Lazio in cui è stata girata, ottimi per una gita fuori porta. Il meraviglioso Castello Ruspoli, che si trova nella Tuscia, offre uno splendido giardino cinquecentesco. Appare poi, nella prima puntata, una chiesa: San Pietro a Tuscania, città in provincia di Viterbo dove il Medioevo le fa da padrone. 
