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Trainwreck: Il caso American Apparel, recensione su Almanacco Cinema

Trainwreck: Il culto di American Apparel. Cos’è moda?

Trainwreck, in questo episodio, accende i riflettori sullo storico brand American Apparel. Chi o cosa ha inceppato il meccanismo made in USA?

In pieno stile Trainwreck, attraverso le interviste e i video, ripercorriamo in prima persona l’evoluzione del brand American Apparel. L’ascesa di un fenomeno culturale che, fra scandali e abusi, lo ha portato a dichiarare bancarotta.

Cos’è Trainwreck

Trainwreck è una serie Netflix nata nel 2022, con lo scopo di raccontare momenti importanti della cultura pop, attraverso video originali e testimonianze dei “sopravvissuti”. Le storie raccontate non sono rose e fiori, bensì eventi straordinari che in qualche modo hanno lasciato un segno nella società.

L’ingresso nella Top 10 della piattaforma e il rapporto qualità-prezzo, sono due fattori che incentivano a continuare la serie. Trainwreck è la gallina dalle uova d’oro di Netflix: documentari economici e di rapida realizzazione, con un’interesse del pubblico sempre più crescente in base alla vicinanza del tema trattato.

Iniziata nel 2022 e tre anni di silenzio, Trainwreck è pronta per dominare la classifica estiva di Netflix e noi dell’Almanacco Cinema siamo qui apposta per raccontarvela. Inutile dire che le storie di carneficine e caos sono un terreno fertile, destinato ad andare per le lunghe.

Trainwreck: Il culto di American Apparel

Nei 54 minuti di Trainwreck: Il culto di American Apparel, riviviamo i primi anni Duemila, fra pantaloni a vita bassa, cappello a basco e magliette con scritte provocatorie. Tutto questo era dominato da un brand in forte ascesa, tutto questo si chiamava American Apparel.

Nel documentario, soprattutto per i più giovani, viene spiegato quanto il marchio abbia ridefinito, e influenzato, le immagini pubblicitarie. Basti pensare alle attuali campagne pubblicitarie dei più famosi brand d’abbigliamento: modelli che indossano capi in pose non convenzionali; ed il primo a dare un’immagine prorompente di sé fu proprio American Apparel.

Fondata nel 1989 dall’imprenditore canadese Dov Charney, l’azienda ha raggiunto il picco nel 2008, mentre tanti fashion retailer subivano la recessione, aprendo negozi in tutto il mondo. Era sulla bocca di tutti, star internazionali come Beyoncé, Britney Spears e Rihanna, venivano paparazzate con i capi di American Apparel; e i giovani trovavano nel vestiario uno stile unico.

La carta vincente fu proprio la semplicità: colori sgargianti permettevano agli acquirenti di fare abbinamenti improbabili e più ti differenziavi, raccontano i testimoni del tempo, più eri una persona da American Apparel.

Sexy e cool

Trainwreck: Il caso American Apparel, recensione su Almanacco CinemaNelle etichette di American Apparel tutto quello che c’era scritto era: sexy e cool, nient’altro. Questo era quanto bastava sapere e far sapere. Anche nel documentario questo termine ritorna spesso, ed è lo stesso Dov a confermare in un’intervista che nella moda risiede un alto tasso di sessualità.

Questo aspetto si riflette nelle campagne pubblicitarie ai limiti dell’allusivo che, spesso e volentieri, si trasformavano nell’esplicito. A posare infatti erano porno-attrici, fotografate in situazioni di soft-porno. Ma, alla luce delle denunce per molestie da parte delle dipendenti, le pubblicità che funzionavano, perdono gusto.

Sostenibilità e tracciabilità del prodottono, sono stati due aspetti che hanno anticipato l’urgenza della moda di diversi anni. I prodotti infatti, sono ancora tutti made in USA nel cuore di Los Angeles, per contrastare lo sfruttamento incorso della fast fashion.

Nel 2015 dichiara bancarotta e se vi stavate chiedendo se il marchio American Apparel esiste ancora, la risposta è sì. Ad oggi il nome del brand si associa ai festival musicali, con magliette da customizzare sul posto e moda upcycled.

Conclusioni

Cosa vuol dire fama? Dov Charney è la dimostrazione che se sei famoso e ti accusano di molestie, non sarai mai condannato per abusi sessuali. Ma dove la legge non arriva, subentrano i documentari, in questo caso Netflix.

La serie di documentari Trainwreck continua a centrare l’obiettivo, presentandoci storie appassionanti e avvincenti. Il susseguirsi d’immagini di repertorio e le interviste a chi ha lavorato all’interno del sistema, approfondiscono la narrazione con un’occhio interno alla faccenda.

Nel complesso scorrevole e lascia quel tanto che basta di amaro in bocca per cliccare “prosegui” per una nuova storia di Trainwreck.