Skip to content Skip to footer
Solaris

Solaris: Il trauma nel cinema – Sotto la superficie

Solaris è un viaggio nella coscienza umana, dove la memoria, il senso di colpa e il dolore prendono forma. Così lo spazio materiale si trasforma in trauma.

Solaris (1972) di Andrej Tarkovskij è lì dove la memoria prende forma. Un viaggio nel trauma e nell’inconscio che si serve della fantascienza. Tratto dal romanzo di Stanisław Lem, il film abbandona la dimensione narrativa sci-fi per addentrarsi nei meandri intimi e dolorosi della mente. Kris Kelvin è uno scienziato che parte verso la stazione spaziale orbitante attorno all’oceano Solaris, con l’obiettivo di indagare su alcuni fatti misteriosi. Proprio qui finisce per scontrarsi con se stesso e un passato che lo tormenta. Il trauma riaffiora da dentro, e l’oceano diventa il teatro della vita dello scienziato. Così il passato prende forma fisica.

Solaris, il pianeta tra memoria e trauma

Solaris non è un luogo oggettivo da esplorare, ma un’entità mutevole. È un oceano vivo capace di leggere il subconscio di chi lo abita e generare ricordi profondi, materializzandoli. L’oceano non comunica, ma riflette, come una coscienza. Solaris restituisce ciò che cerchiamo di dimenticare, come una mente cosmica che dà corpo ai sensi di colpa, alimentata dalla nostalgia. Così lo spazio diventa psiche, e la stazione spaziale è un limbo dove il tempo è incrociato: passato e presente si confondono e ogni confine con la realtà percettiva è compromesso.

Solaris

Hari, l’amore perduto

Il personaggio di Hari, moglie defunta di Kelvin, prende forma come una proiezione creata dall’oceano. Dunque dalla mente di Kelvin, che come un mare riporta tutto ciò che si era perso. Hari non è un’illusione, poiché ha corpo e consapevolezza. La ragazza, a mano a mano, inizia a provare emozioni, a ricordare, diventando così sempre più umana. Addirittura soffre per la sua forma quasi “innaturale”. Hari non è altro che corpo della colpa taciuta di Kelvin. È un lutto sospeso, irrisolto e imperdonabile, in quanto la ragazza si suicidò lasciando una ferita lacerante nell’esistenza dello scienziato.

Solaris scava a fondo nei peccati degli astronauti che la abitano, uno strato dopo l’altro. È per questo motivo che anche la madre di Kelvin appare come un ricordo che lo tormenta. L’oceano esplora ogni stanza della memoria, fino ad arrivare al legame originario e all’infanzia.

Solaris

Tra materia e proiezione, il simbolismo di Solaris

Tarkovskij usa i colori come linguaggio emotivo: il bianco e nero evoca il passato e la razionalità dello scienziato, mentre il colore invade ogni cosa, rendendo il trauma vivido e ineludibile. Eppure tutto resta congelato in toni freddi. Gli ambienti sono estensione dell’anima dei personaggi. Tutto è malinconia.

Quando Kelvin è a casa del padre, la natura – gli alberi, il fiume e la vegetazione – è alimentata da una lentezza sacra tipica del cineasta. Ogni immagine è cristallizzata e parla di dolore: il presente è contaminato da un’incapacità di lasciar fluire ciò che è stato. Così come la stazione orbitale, che con i suoi tunnel labirintici opprimenti, riflette l’impotenza di Kelvin di espiare il proprio rimorso. Tarkovskij ci parla di una natura che è memoria vivente, mai neutra, ma scritta dal trauma che si manifesta persino nei luoghi più intimi.

Solaris

Il trauma come universo

Solaris è un’immersione nella psiche. Tarkovskij ci parla della realtà tangibile come una dimensione in cui non esistono confini tra ricordo e materia, tutto è onnipresente. Il trauma prende forma diventando presenza fisica e ambientale. In questo senso, il film anticipa il cinema contemporaneo che indaga l’inconscio mediante lo spazio narrativo. Basti pensare ad Antichrist (2009) di Lars von Trier, dichiaratamente ispirato, nonché dedicato, al cineasta sovietico. Entrambi i registi hanno fatto del dolore interiore un luogo abitabile e percorribile. Tarkovskij lo fa attraverso un’immagine primordiale: l’oceano. Una forma liquida indecifrabile che restituisce tutto. L’acqua, come la memoria, travolge, riflette e ci guarda. 

Solaris