Black Mirror 7, Recensione su Almanacco Cinema

Black Mirror 7: il futuro è un distopico presente

Black Mirror 7, a due anni dall’ultima stagione, torna a monopolizzare Netfilx. Ideata e prodotta da Charlie Brooker, la serie antologica è più reale che mai.

Disponibile su Netflix dal 10 aprile, Black Mirror 7 torna a stupire il suo affezionato pubblico – e non solo – con sei nuovi episodi. Dopo una sesta stagione di rottura, Black Mirror torna alle origini: una serie sull’essere umano. Nata per raccontare un futuro distopico grottesco, che stiamo inevitabilmente vivendo, oggi ci mostra la cruda verità.

Black Mirror 7 oltre la tecnologia

Per il pubblico affezionato della serie: bentornati e, per chi si affaccia solo ora: benvenuti nell’affascinate realtà di Black Mirror.

Uscita in Italia nel 2012, la prima e la seconda stagione prevedevano solo tre episodi l’una ma, dalla terza in poi siamo passati a sei. Il meccanismo è semplice: ogni stagione ha un tema ed ogni episodio, autoconclusivo, ne risponde con l’epilogo più tragico o assurdo possibile. La realtà proposta ogni volta viene portata all’estremo.

In un mondo dove la tecnologia ha la supremazia, i protagonisti inglobati dal sistema crollano e, per salvarsi devono tornare alle origini e riconnettersi con la vera essenza dell’essere umano. Spesso morendo.

Giunti alla settima stagione, Black Mirror non ha più il compito di stupirci, bensì di muovere in noi spettatori piccoli mondi emotivi. Lo shock che abbiamo vissuto finora con le stagioni precedenti, Charlie Brooker (ideatore e produttore della serie) decide di metterlo da parte e presentarci la realtà con uno specchio fatto di pixel.

Lo stile rimane quello grottesco fantasy, ma l’universo dei personaggi è talmente reale da rendere questa stagione la più spaventosa e concreta.

Questioni irrisolte

Per la prima volta nella storia della serie, un episodio ha un sequel. Stiamo parlando di USS Callister: Into Infinity (diretto da Toby Haynes), direttamente dalla quarta stagione, l’ultimo episodio di Black Mirror chiude il cerchio di una storia che pensavamo fosse conclusa.

I videogiochi e la tecnologia sono i fattori principali che si fondono al 100% con l’essere umano. Quando lo spazio terrestre, extraterrestre e digitale non bastano, l’unica soluzione è abitare nel cervello umano in quanto unico posto sicuro.

Il genere umano, ancora una volta, rimane un universo inesplorato e allo stesso tempo protetto. A trovare riparo in questa stagione non sono solo i cloni, ma anche forme di vita create nell’internet del quarto episodio Come un giocattolo (diretto da David Slade)

I Thronglets sono delle piccole creature create da Colin Ritman (Will Poulter) che simulano sul computer la vita ed arrivano fino a Cameron Walker (Peter Capaldi da vecchio e Lewis Gribben da giovane). Lo scopo è quello di espandersi e per farlo hanno bisogno di sistemi di supporto sempre più potenti. 

La conclusione? Espandersi in un computer perfetto, che non ha bisogno di aggiornamenti e in costante attività: il cervello umano.

Ma la vera perla la troviamo nel secondo episodio: Bestia nera. Enormi computer quantistici, sono in grado di cambiare la realtà attraverso un sistema quantistico, pilotato da un piccolo telecomando nelle mani di Verity (Rosy McEwen). Il suo scopo è vendicarsi del bullismo subito al liceo dalla sua ex compagna di classe Maria (Siena Kelly), mandando in tilt la sua vita e scombussolando le sue certezze.

Ad essere scombussolata però, non è soltanto Maria, ma anche noi spettatori. Toby Haynes (ancora una volta alla regia), con la complicità di Netflix, gioca con noi con un particolare incastro meta-cinematografico che sta facendo interrogare tutti quanti su quale versione dell’episodio abbiamo visto.

Al minuto 16.40 viene mostrato il cappellino con la scritta del fast food di pollo che accende una discussione tra Maria e un collega. Barnie’s o Bernie’s questo è il dilemma. Sappiamo che è un effetto dovuto al computer quantistico usato nella storia, ma la realtà va ben oltre il narrato. Il pubblico ha scoperto che sulla piattaforma girano diverse versioni della stessa puntata, espandendo il dibattito anche fuori dagli schermi.

L’invasione dei corpi

Volti assenti e un piccolo dispositivo rotondo luminoso appoggiato sulla nuca, questa è l’estetica adottata in Black Mirror per raccontare l’evoluzione della realtà aumentata, per dire addio all’ingombrante visore a volto coperto.

Black Mirror 7, Recensione su Almanacco Cinema

Entrare nella mente umana in questa stagione diventa una questione etica e sviluppa il concetto di realtà aumentata aiutata dall’Intelligenza Artificiale. Tutto diventa alla portata di tutti, la sperimentazione fa sì che alla fine si creino connessioni profonde tra Intelligenza Umana e Artificiale, rendendo il connubio indispensabile per la nostra vita.

La settima stagione si apre con un episodio di denuncia sociale, deducibile già dal titolo: Gente comune. Tutto nasce da un problema, in questo caso un tumore al cervello, e l’unica soluzione è affidarsi alla startup Rivermind.

La sua etica di partenza è essere accessibile a tutti e dare una certezza di efficacia del prodotto. Il prototipo nasce come modello sperimentale ma, dopo non molto tempo, l’azienda prende piede nel mercato e inizia a giocare al rialzo tramite upgrade indispensabili. L’alternativa a chi non può permetterseli è un bombardamento pubblicitario che impedisce di vivere una vita normale.

I prodotti sponsorizzati nel Truman Show sono nulla in confronto all’universo di Gente comune e la nostra realtà. Noi spettatori siamo vittime consapevoli e schiavi di abbonamenti ormai diventati indispensabili.

 

La necessità di avere sempre più prodotti e l’illusione di averne di nuovi è la base di Hotel Reverie (diretto da Haolu Wang). Il cinema è diventato un loop infinito della stessa storia raccontata in mille salse diverse, i numerosi remake sono la prova tangibile che questa industria sta piano piano finendo le idee.

Hotel Reverie mette in scena il modo in cui i film si adattano, ogni volta, all’epoca che vivono. In questo caso viene offerta la possibilità a Brandy (Issa Rae) di entrare fisicamente nella pellicola e sostituire il protagonista maschile. Da degno erede di San Junipero (terza stagione), la struggente storia d’amore fra Dorothy (Emma Corrin) e Brandy va ben oltre il bianco e nero patinato della pellicola. 

Oltre il tempo e lo spazio è la sfida anche di Eulogy (Chris Barrett e Luke Taylor). Il concetto di realtà virtuale viene potenziata dall’IA, che allo stesso tempo agisce sotto mentite spoglie. Una parte delle coscienze delle persone vive, o che lo sono state, continua ad esistere attraverso un filo invisibile che arriva nel presente – un cavo del telefono o delle fotografie.

In questo episodio Phillip (Paul Giamatti qui un nostro approfondimento), dopo un violento atto di rabbia nei confronti delle foto con il volto della donna che gli aveva spezzato il cuore da giovane Carol, viene a conoscenza della sua scomparsa e di un memoriale per il suo funerale. Attraverso un avatar The Guide (Patsy Ferran) entra nelle fotografie e rivive quei momenti impressionati sulla cellulosa.

Un’esperienza estremamente immersiva capace di far riemergere i ricordi e contemporaneamente far luce su un passato ormai rimosso. Ancora una volta, il sentimento che muove l’universo dei personaggi è l’amore, il quale genera l’essenza del ricordo di Carol tradotto in musica.

Conclusioni

 

Quel futuro che Charlie Brooker aveva immaginato 14 anni fa, è diventato il nostro presente e non del tutto nel migliore dei modi. La settima stagione di Black Mirror è certamente quella più reale e inquietante. Non è semplice intrattenimento, bensì uno schiaffo morale, un campanello d’allarme che ci fa rassegnare a un futuro oscuro ma, ci permette di aggiustare il tiro finché siamo in tempo.

Le ottiche deformanti, il passaggio da una realtà all’altra, l’utilizzo dei formati e dei colori diverso per ogni episodio sono il tratto distintivo che ha reso grande questa serie.

L’utilizzo consapevole del mezzo audiovisivo fa sì che il messaggio arrivi più immediato che mai. In un mondo pieno di contenuti tutti standardizzati, Black Mirror continua a crescere ed evolversi nel suo standard, senza deludere.

Per chi non avesse ancora visto questa stagione, il consiglio è quello di prepararsi a fare i conti con la propria coscienza, con il declino della società contemporanea ed i pericoli di un futuro dominato dall’intelligenza artificiale ormai inevitabile.

Morte, bullismo, IA, isolamento sociale e ricordi, Black Mirror 7 è certamente un turbine di emozioni contrastanti in un’ estetica unica nel suo genere e non solo. Possiamo quindi affermare che Black Mirror 7 ha blackmirrorizzato, ed è proprio per questo che presto arriveranno maggiori approfondimenti sempre qui sull’Almanacco Cinema.

Recensione a quattro stelle su Almanacco Cinema