Trainwreck: il bambino nel dirigibile, recensione su Almanacco Cinema

Trainwreck: il bambino del dirigibile. Oltre il reality.

Trainwreck torna con un caso mediatico che ha tenuto una nazione col fiato sospeso. Una corsa contro il tempo che ha sancito la credibilità di una famiglia.

In un epoca dominata dai reality, con lo scopo di farsi vedere, questo episodio innesca molti punti interrogativi: chi metterebbe a rischio la vita del proprio figlio per un briciolo di notorietà? Quanto sono attendibili le parole di un bambino? Parte del dramma è dovuto dalla negligenza della polizia?

Cos’è Trainwreck

Trainwreck è una serie Netflix nata nel 2022, con lo scopo di raccontare momenti importanti della cultura pop, attraverso video originali e testimonianze dei “sopravvissuti”. Le storie raccontate non sono rose e fiori, bensì eventi straordinari che in qualche modo hanno lasciato un segno nella società.

L’ingresso nella Top 10 della piattaforma e il rapporto qualità-prezzo, sono due fattori che incentivano a continuare la serie. Trainwreck è la gallina dalle uova d’oro di Netflix: documentari economici e di rapida realizzazione, con un’interesse del pubblico sempre più crescente in base alla vicinanza del tema trattato.

Iniziata nel 2022 e tre anni di silenzio, Trainwreck è pronta per dominare la classifica estiva di Netflix e noi dell’Almanacco Cinema siamo qui apposta per raccontarvela. Inutile dire che le storie di carneficine e caos sono un terreno fertile, destinato ad andare per le lunghe.

Trainwreck: il bambino nel dirigibile

La modalità è sempre la stessa: video di repertorio e interviste alle persone coinvolte. Questa volta con la differenza che, oltre i telegiornali, c’è una ripresa amatoriale fatta dai diretti interessati del caos, diventata motivo d’indagine in tribunale.

Trainwreck: il bambino nel dirigibile è un documentario diretto da Gillian Pachter e prodotto da BBH Entertainment e RAW, con lo scopo di restituire un’indagine definitiva su ciò che accadde realmente il 15 ottobre del 2009 nel Colorado.

L’incidente non viene mostrato dal punto di vista di una “bufala” mediatica, ma come una catastrofe che ha coinvolto una famiglia, i media e il sistema giudiziario americano.

L’allora piccolo Falcon (6 anni all’epoca dei fatti, oggi 22enne), la causa scatenante e protagonista di tutta la storia, viene intervistato per la prima volta dopo tanti anni, offrendo una sua versione dei fatti esclusiva.

Una famiglia fuori dall’ordinario, all’insegna degli esperimenti, decide di costruire un disco volante alimentato ad elio. L’esperimento riesce fino a quando Falcon scompare. L’ipotesi che sia all’interno del disco volante è molto forte, avvertite le autorità, inizia la corsa contro il tempo per salvare Falcon e tutti gli occhi sono puntati sul disco volante.

Il disco atterra e di Falcon non c’è traccia, poco dopo si scoprirà essere sempre stato in casa nel suo nuovo nascondiglio segreto. W da un conto alla rovescia s’inizia a contare il tempo di affossamento contro la famiglia.

Lo abbiamo fatto per lo show

Trainwreck: il bambino nel dirigibile, recensione su Almanacco CinemaIl compito della polizia, prima dell’inseguimento del disco volante, era setacciare la casa per trovare il piccolo Falcon. Sarà stata negligenza? Fatto sta che il bambino è stato per tutto il tempo in casa, senza che nessuno se ne accorgesse.

Dopo una giornata estenuante, la stampa assale la famiglia protagonista della storia che ha tenuto centinaia di spettatori incollati davanti al piccolo schermo. Fra le dichiarazioni Falcon fa un piccolo commento che ribalta completamente la faccenda, facendola diventare un caso giudiziario. Le parole furono: Avete detto che l’abbiamo fatto per lo show.

Dopo questa dichiarazione si scopre che la famiglia aveva partecipato ad un noto programma televisivo, a confermare i dubbi fu il video divulgato da loro stessi per certificare la loro innocenza, in merito alla veridicità dell’accaduto. L’accusa però sosteneva che i fatti fossero troppo “a favore di camera”.

La famiglia Heene veniva accusata di conoscere bene i meccanismi dei reality, e la dichiarazione di Falcon, secondo i giornalisti, avrebbe smascherato il teatrino messo in piedi dal padre. Ma quanto può essere affidabile una frase detta da un bambino di 6 anni, visto il contesto che li circondava in quel momento?

A dircelo è Falcon stesso: zero. Piccolo ed esausto non aveva minimamente capito cosa stesse succedendo e, vedere tutti che pendevano dalle sua labbra, fu molto bizzarro all’epoca dei fatti.

Conclusione

Come ogni fatto storico che si rispetti, la verità sta sempre nel mezzo, perché a raccontare i fatti sono sempre i vincitori. Ebbene, Trainwreck ha saputo, ancora una volta, stare nel mezzo.

Gli Heene si sono sempre dichiarati innocenti, ma hanno rispettato le decisioni giudiziarie scontando le loro pene. Il colpo di scena finale è la grazia completa da parte del giudice, anni dopo i fatti accaduti. Ad oggi non vivono più nel Colorado, se abbiano agito ingenuamente o meno, resta una questione aperta allo spettatore. 

Il documentario ha indubbiamente dato una nuova luce alla famiglia, in particolar modo al padre che, alla fine dell’intervista, rivela di avere nuovi futuri progetti. La grazia quindi, è una chiusura legale, perché l’opinione pubblica è ancora molto divisa su questa famiglia.

Ancora una volta Trainwreck si rivela un documento di testimonianza di spessore, capace di approfondire e appassionare su fatti mai del tutto dimenticati.

Recensione a quattro stelle su Almanacco Cinema