Il 1999, un anno molto speciale: la fine del millennio, la nascita dell’Euro, la guerra del Kosovo, il Nobel per la pace a Medici senza Frontiere, l’incendio del Monte Bianco, ma anche la morte del grande Stanley Kubrick. Ed è proprio del rapporto tra il 1999 e il cinema che vogliamo parlare.
Come detto, l’anno che segnava la fine del secondo millennio si è concluso portando con se tanti eventi, alcuni catastrofici e altri che hanno strappato un sorriso alle persone. Nel contesto cinematografico, la morte all’età di settant’anni di Stanley Kubrick ha fatto soffrire molto tutti gli appassionati del cinema. Una perdita enorme.
Tuttavia il 1999 viene ricordato oggi, e lo sarà ancora, come un anno d’oro per la storia della produzione cinematografica. Un qualcosa che a pensarci oggi viene da affermare “impossibile possa riaccadere”. Ma perché un anno d’oro? Il periodo è stato segnato dall’uscita di numerosi film nati icone o divenute tali col passare del tempo. Un esempio può essere Fight Club, pellicola diretta da David Fincher con protagonisti Brad Pitt ed Edward Norton (o solo uno dei due?). Un vero e proprio cult movie amato dagli appassionati ma sbocciato tardi, che a livello di premi e riconoscimenti ha ricevuto poco credito.
Nati per trionfare
Il 1999 verrà ricordato come l’anno in cui i film sono nati straordinari e lo sono rimasti. Senza pensarci troppo, citiamone alcuni:
- Matrix, film firmato dai fratelli Wachowski, con protagonisti Keanu Reeves, Laurence Fishburne e Hugo Weaving. Un vero e proprio sogno ad occhi aperti, effetti speciali mai visti e interpretazioni fuori dal normale. Un capolavoro che si è aggiudicato ben 4 premi Oscar, montaggio, sonoro, montaggio sonoro ed effetti speciali. Un film che ha sconvolto il mondo del cinema e uno dei primi che ha anticipato molto il rapporto tra la tecnologia e l’uomo.
- American Beauty, diretto da Sam Mendes, il capolavoro tra tutti i citati. Candidato a 8 premi Oscar, ne porta a casa 5: miglior film, miglio regia a Mendes, miglior attore protagonista a Kevin Spacey, miglior sceneggiatura originale e miglior fotografia. Una pesante critica sul ceto medio americano, l’esasperazione dell’apparenza che culmina con l’interpretazione di Spacey (a parer nostro la sua migliore). Un film che tocca molti temi cardine della società statunitense, la più contraddittoria dell’occidente.
- Il Miglio Verde, diretto dal regista Frank Darabont (noto anche per The Shawshank Redemption) tratto dal romanzo omonimo di Stephen King. Un film che, data la sua forza emotiva straziante e dalle interpretazioni di Tom Hanks e Michael Clarke Duncan, ha lasciato sconvolti coloro che lo hanno visto. Una pellicola profonda, che meritava di più a livello di riconoscimenti (4 nomination agli Oscar ma nessuna statuetta portata a casa), ma che rimarrà nell’immaginario collettivo come una di quelle storie che incorporano l’elemento soprannaturale senza imporlo. Una pregio che pochi film possono dire di avere.
Ne abbiamo citati solo tre, ma non ci siamo scordati di Notting Hill, Il sesto senso, Star Wars – la minaccia fantasma, Tutto su mia madre, Eyes Wide Shut (l’ultimo di Kubrick), Magnolia, Ragazze interrotte e ancora altri.
Infine, il 1999 è stato un anno molto speciale per la produzione cinematografica, non c’è altro da dire. In futuro ci saranno annate come questa o anche migliori? Noi speriamo solo di si, e voi?