Avatar, quali ispirazioni ci sono dietro?
Religioni, culture, tradizioni e popolazioni. Quali sono i principali riferimenti del franchise miliardario ideato da James Cameron? Cosa c’è dietro ad Avatar?
![]()
“Avatar? Praticamente Pocahontas con gli alieni!”
Questa battuta l’abbiamo fatta e l’abbiamo sentita fare tante di quelle volte che non ci fa nemmeno più ridere, eppure nella sua banalità ed immediatezza, la dice lunga su quanto la saga di James Cameron, forse nel tentativo di essere ancor più facilmente accessibile per il pubblico, abbia volutamente in comune col mondo reale e con la sua storia, sia antica che moderna.
Come ben sappiamo, Avatar e i suoi due seguiti sono ambientati 100 anni avanti nel futuro sul pianeta alieno di Pandora, ma le culture, le tribù, e gli eventi da cui prende ispirazione non potrebbero essere più terrestri, uno dei quali in particolare prevale su tutti gli altri: la colonizzazione delle Americhe da parte dell’Europa.
In una deposizione legale risalente all’ottobre 2012, nella quale sottolineava come il film non fosse un plagio di altre opere, Cameron definiva Avatar una reinterpretazione fantascientifica degli eventi della prima colonizzazione europea, con annessi i massacri, le privazioni e i soprusi subiti dalle popolazioni indigene (rappresentate dagli empatici e spirituali Na’vi) da parte dei coloni (i terrestri, in particolare il colonnello Miles Quaritch, interpretato da Stephen Lang).
Sì, ma non solo nativi americani.
L’iconico aspetto dei Na’vi, con la loro caratteristica pelle blu, sarebbe ispirata alla rappresentazione delle divinità indù. La stessa parola “avatar” deriva dal sanscrito, ed è riferita a quando gli dèi discendono sulla terra assumendo un’altra forma, umana o animale che sia: a confermare l’ispirazione è lo stesso Cameron in un’intervista del 2007, in cui sottolineava come la scelta del termine stava ad indicare come “in questo film (…) la tecnologia umana del futuro è in grado di trasferire l’intelligenza di un essere umano in un corpo situato a distanza, un corpo biologico.”
Un discorso ancora diverso è quello che riguarda la lingua dei Na’vi, una lingua per la cui invenzione venne assunto Paul Frommer, professore di linguistica presso l’Università della California del Sud, il quale si ispirò a numerosi idiomi provenienti da tutto il mondo, come quelli maori, africani, nativi americani e persino latini, per poi mescolare il tutto con la costruzione delle frasi nella lingua tedesca (dove il verbo viene alla fine), mentre l’attrice Zoe Saldaña (che nel film interpreta Neytiri), inventò l’accento dei Na’vi quando parlano in inglese.
Nel libro The Art of Avatar, il designer Dylan Cole ha rivelato inoltre l’ispirazione per quel che riguarda l’aspetto di Pandora, con le sue coloratissime foreste e le montagne fluttuanti, ovvero le formazioni carsiche calcaree presenti in Venezuela, Thailandia e Cina (soprattutto nelle regioni Guilin, Huangshan e Zhang Jia Jie).
Il successo planetario riscosso da Avatar ha ovviamente fatto sì che il già incredibile mondo ideato da Cameron, come già avvenuto per altri grandi franchise come Star Wars e Star Trek, venisse espanso nei suoi seguiti, cosa che si è concretizzata in Avatar: La Via dell’Acqua prima e in Fuoco e Cenere ora: nel primo viene introdotta la tribù dei Metkayina, fortemente influenzata dalla popolazione indonesiana Sama-Bajau, mentre nell’ultimo abbiamo i Mangkwan (o popolo della cenere), i quali hanno rifiutato la spiritualità tipica dei Na’vi in seguito alla distruzione della loro civiltà dovuta ad una devastante eruzione vulcanica, ispirati alle popolazioni sopravvissute alle suddette eruzioni in Papua Nuova Guinea, e i Wind Traders, popolazione nomade ispirata ai mercanti della Via della Seta che si sposta lungo la superficie del pianeta su gigantesche creature volanti simili a meduse.
Avatar: Fuoco e cenere (qui la nostra recensione) è nei cinema italiani dal 17 dicembre 2025.
