L'agente segreto

L’agente segreto: uno squalo a Carnevale

L’agente segreto non guarda solo al passato con occhi colorati ma cupi, ma è una pellicola che riesce a raccontare in maniera sottile le ipocrisie moderne.

Accanto ad una lurida pompa di benzina, nel mezzo di una strada deserta e desolata e senza nulla, c’è un corpo. Sdraiato a terra, inerme, esanime, con dei cartoni che gli coprono parte del corpo stesso ed il volto. Le zanzare gli ronzano attorno ed i cani randagi vengono attratti verso esso. Lo si vede dalla strada, dalla pompa stessa, dai punti vicini. Nessuno fa niente, ma tutti lo sanno.

Lo scorso 29 gennaio, dopo essere stato già presentato in anteprima nella sezione Best Of della Festa del Cinema di Roma 2025, è uscito nelle sale italiane L’agente segreto. Già vincitore di due premi al Festival di Cannes e altri due premi agli scorsi Golden Globes, ora viaggia verso gli – inutili – premi Oscar, dove gareggia in quattro categorie diverse, tra cui quella di Miglior film straniero.

L’agente segreto

L’agente segreto è un dramma a tinte thriller e quasi noir diretto da Kleber Mendonça Filho – che ne è anche sceneggiatore – ed interpretato in tutto e per tutto dal suo onnipresente protagonista Wagner Moura. Inoltre, L’agente segreto ci offre l’ultima, grandiosa e follissima interpretazione di Udo Kier, attore tedesco purtroppo deceduto lo scorso novembre

Questo, più di tutte le classificazioni e le etichette, è un film politico. Ambientato su tre diverse linee temporali – dei flashback del 1974 e dei flashforward dei giorni nostri – la pellicola segue principalmente il suo protagonista Armando nel Brasile del 1977. Costretto alla fuga per dei dissapori con un’importante industriale, Armando cambia identità, venendo ospitato segretamente in un centro per rifugiati, mentre pensa ad un piano per salvare sè ed il figlio.

Io sono ancora qui

Bisogna dirlo subito, questo grande film vive su tante cose, ma di sicuro non sulla trama. Tutto è strutturato affinchè l’immagine residua della storia sia realmente lo sfondo delle vicende, con un sottotesto sottile ma molto efficace. Tra digressioni assurdiste e bizzarrie narrative, L’agente segreto traccia una linea che arriva alla nostra attualità – e questo in maniera molto diretta – e tocca anche lo scorso anno, che ha visto l’uscita di Io sono ancora qui.

Il film di Walter Salles e quello di Mendonça Filho sono contrapposti e speculari. Colorati con toni sgargianti ma un timbro d’impatto molto cupo, sono davvero una affianco all’altra, anche nelle sue debolezze sul finale, sul voler dare una giustizia in più, la quale la storia non è riuscita a dare. Allo stesso modo, si muovono in direzioni opposte, tra la permanenza all’orrenda realtà e la fuga verso qualcosa di meno simile al mondo che conosciamo.

L'agente segreto

Una gamba pelosa

La pellicola si permette addirittura derive grottesche che, però, sono annunciate proprio da testo che introduce il film. 1977, un’anno pieno di bizzarrie per il Brasile. Tra il 1964 ed il 1985, in Brasile, dopo il colpo di Stato, si è insinuata una dittatura militare chiamata regime dei Gorillas. Sostituendo il governo laburista e con l’appoggio degli Stati Uniti, in Brasile è iniziata già dal 1967 una dura era di repressione, anti-comunismo e violenza sfrenata.

Anche se ci può e deve far pensare all’America Latina attuale, al film poco interessa dire le cose come stanno. Questo governo dittatoriale, nel film, non si vede mai. Il conflitto del film deriva, appunto, da un’industriale. La polizia non riceve ordini da nessun’alta sfera. Eppure, si crea il mito di una gamba pelosa che attacca i suoi cittadini. Le vittime del governo tornano in vita e creano violenza gratuita, insensata – Sirat prendesse appunti – e tutti gli altri non ne possono parlare direttamente. Allora, ecco il mito della gamba pelosa.

Storia di un cadavere in mezzo alla strada

La natura perversa e pervasiva di un sistema corrotto e marcio – di cui neanche si può parlare – riesce a trasformare le persone in mostri e radicalizzare i mostri in diavoli. Tutti contro tutti, in uno stato di paranoia, paura ed invisibilità. Perchè, soprattutto, quello che accade è la perdita di umanità, d’empatia. Una corruzione morale che rende cechi e sordi. E porta via l’innocenza, come un’incubo paranoico, un’ansia preesistente.

Tornando alle prime righe, c’è un cadavere nel bel mezzo della strada. Nessuno lo vede. Una gamba pelosa, azzannata da uno squalo e recuperata, attacca i cittadini del paese. Nessuno ci crede. Un uomo provo a sconfiggere il sistema. Nessuno lo vince, ma la speranza ancora non è persa. Tra eredità e passato, la storia parta dal Brasile settantino ed arriva qui. Ma bisogna chiedersi, se c’è uno squalo nella storia, chi è?

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
4
★★★★