Kani Releasing acquisisce i diritti nordamericani di The Fin, distopia sci-fi di Park Syeyoung passata da Locarno. Uscita prevista nel 2026.
Una distopia coreana radicale, feroce e visivamente sporca quanto basta per farsi notare nel circuito festivaliero, adesso si prepara al salto nel mercato nordamericano. Kani Releasing ha acquisito i diritti per il Nord America di The Fin di Park Syeyoung da Coproduction Office, con distribuzione prevista nel 2026 tra sala e home video.
The Fin, la distopia coreana che usa il genere per parlare del presente
Presentato a Locarno nel 2025, The Fin è ambientato in una Corea riunificata dopo la guerra, ma svuotata sul piano ecologico e sociale. In questo futuro degradato, gli Omega, una sottospecie di uomini-pesce mutati, vengono trattati come una casta inferiore: sfruttati nei lavori più umili, privati di diritti e trasformati in bersagli perfetti per una società costruita sulla paura. Al centro del racconto c’è Mia (Yeji Yeon), ragazza che vive nascosta tra gli umani, e il tentativo di trasmetterle simbolicamente l’eredità del padre attraverso un rito sacro. In parallelo si muove Sujin, impiegata del governo interpretata da Pureum Kim, che inseguendo un Omega comincia a incrinare la propria fiducia nell’ordine dominante.
The Fin sembra inserirsi in quella fantascienza che non usa il futuro per evadere dal presente, ma per renderlo più riconoscibile e più scomodo. La Corea immaginata da Park è un luogo in cui il collasso ambientale, la propaganda e la costruzione del nemico servono a mantenere in piedi una gerarchia brutale. Il mostruoso, qui, non è l’ibrido marino: è il meccanismo con cui una società decide chi può essere considerato umano e chi no. È una fantascienza che parla di esclusione, xenofobia e manipolazione del consenso senza mascherarsi troppo dietro l’allegoria
Perché l’acquisizione di Kani Releasing conta davvero
L’operazione dice molto anche sul percorso di Park Syeyoung. Dopo The Fifth Thoracic Vertebra, esordio del 2022 che si era imposto come oggetto di culto nei festival di genere vincendo premi a Bucheon, al Seoul Independent Film Festival e ottenendo una menzione speciale a Fantasia, il regista sudcoreano conferma di non voler seguire la via del cinema medio, levigato, facilmente esportabile. Al contrario, seguendo una estetica Tarkovskiana, continua a lavorare su immagini forti, spazi industriali decadenti e un urbex low budget trasformato in linguaggio cinematografico.
Che a prenderlo sia Kani Releasing non è un dettaglio secondario. Il distributore si è costruito un’identità precisa: portare il cinema asiatico in Nord America con una linea curatoriale riconoscibile, attenta tanto ai nuovi autori quanto ai titoli da riscoprire. Per un film come The Fin, che non sembra nato per cercare consenso facile ma per disturbare e insinuare dubbi, è probabilmente il tipo di casa giusta.