Dopo i casi Martin Luther King Jr. e Robin Williams, le estate iniziano a usare l’AI per fermare abusi, deepfake e usi non autorizzati di Sora.
OpenAI ha lanciato Sora 2 da meno di un mese e il problema era già scritto nel copione: se metti in circolazione uno strumento capace di generare video iperrealistici di personaggi pubblici e figure storiche, qualcuno lo userà subito per oltrepassare il limite.
È esattamente quello che sta succedendo.
Dopo le polemiche per i video generati con la likeness di Martin Luther King Jr. e il malessere crescente attorno ai contenuti su Robin Williams, il settore dei diritti sta reagendo. E lo sta facendo con una scelta ironica quanto inevitabile: usare l’intelligenza artificiale per difendersi dall’intelligenza artificiale.
Sora e il fallimento della logica “opt-out”
Il caso più clamoroso riguarda Martin Luther King Jr. OpenAI ha annunciato con la sua estate di aver “messo in pausa” la possibilità di generare il leader dei diritti civili, dopo la diffusione di contenuti definiti offensivi e irrispettosi. In parallelo, l’azienda ha promesso guardrail più rigidi per le figure storiche. Il danno è stato fatto, adesso si prova a contenere l’incendio.
OpenAI continua a difendere l’idea secondo cui rappresentanti ed eredi possano chiedere che una likeness non venga usata. Ma questa logica scarica l’onere sulle vittime potenziali, come se il problema fosse la mancata protesta e non l’uso iniziale. Non funziona così nella realtà, e non dovrebbe funzionare nemmeno nell’AI. L’opt-out, in un contesto simile, sembra meno una tutela e più una toppa messa dopo il buco.
Se una piattaforma consente la generazione di volti, voci e presenze riconoscibili senza un consenso esplicito preventivo, apre la porta ad abusi praticamente inevitabili. E quando si parla di persone morte, la questione si fa ancora più tossica. Perché non c’è solo il diritto d’immagine: c’è la riduzione di una vita, di una storia e di un’eredità culturale a materiale da remix per intrattenimento scadente.
Le estate rispondono: AI contro deepfake, impersonazioni e “slop”
Qui entra in scena Loti AI, società che ha stretto un accordo con CMG Worldwide, una delle agenzie più note nella gestione dei diritti postumi. L’obiettivo è chiaro: trovare online contenuti AI non autorizzati, identificarli e farli rimuovere rapidamente. Tra le figure coinvolte ci sono nomi enormi, da Judy Garland a Rosa Parks, da Christopher Reeve a Albert Einstein.
La mossa dice molto sul momento che stiamo vivendo. Non siamo più nella fase in cui ci si chiede se il problema arriverà. Il problema è arrivato, e il mercato sta già costruendo un’industria della bonifica. Loti AI promette di intercettare deepfake, impersonificazioni, false sponsorizzazioni e altri abusi usando strumenti di riconoscimento facciale e vocale automatizzati.
Se non si può impedire a monte ogni abuso, contro la proliferazione incontrollata si sta provando almeno di tamponare su larga scala. La promessa dell’AI generativa era democratizzare la creazione. Il rischio concreto, invece, è che renda sistematica la manipolazione delle identità
Solo che adesso, almeno, le estate hanno deciso di armarsi.