Euphoria 3, parla Sam Levinson

Euphoria 3×01, la recensione

 Euphoria 3×01 sbarca finalmente in tv: la recensione del cupo salto temporale che sbatte gli ex liceali di Levinson nel crudele mondo adulto.

Dopo un’attesa logorante durata oltre quattro anni, segnata da lutti devastanti nella vita reale e infiniti rinvii produttivi, Euphoria ritorna finalmente sui nostri schermi.

Il controverso creatore e regista Sam Levinson compie la scelta narrativa più drastica ma necessaria: un salto in avanti di cinque anni. L’estetica glitterata e i drammi dei corridoi della East Highland High School sono svaniti per sempre, sostituiti dalla cruda disillusione dei venticinque anni, dove le conseguenze delle dipendenze e delle azioni passate presentano un conto salatissimo.

Al centro di questa frammentata nuova realtà ritroviamo una straziante Rue Bennett (Zendaya), il cui turbolento percorso di disintossicazione l’ha spinta oltre confine, in Messico. L’episodio ci mostra una Rue alla disperata ricerca di una redenzione quasi spirituale, che analizza testi sacri e cerca una bussola morale appoggiandosi al suo inossidabile sponsor Ali (Colman Domingo). Le loro scene condivise si confermano il cuore pulsante dell’intera serie: due interpreti immensi capaci di prendere la sceneggiatura a tratti verbosa e trasformarla in pura, vibrante poesia drammatica.

Il matrimonio tossico e i fantasmi della California

Dall’altro lato dello spettro emotivo, l’episodio indugia con voyeurismo sulla discesa all’inferno (questa volta borghese e patinata) di Cassie (Sydney Sweeney) e Nate Jacobs (Jacob Elordi). Ormai marito e moglie, i due incarnano l’apoteosi del narcisismo e della tossicità relazionale. La regia sottolinea il grottesco distacco dalla realtà di Cassie, ossessionata da surreali composizioni floreali da cinquantamila dollari nel disperato tentativo di mascherare una gabbia dorata fondata sulla manipolazione emotiva. Il contrasto tra l’impeccabile apparenza pubblica e i mezzi umilianti (si vocifera già di OnlyFans) per sostenere quello stile di vita regala le sequenze più claustrofobiche dell’ora.

Lontane dalle mura domestiche, le vite di Maddy (Alexa Demie) e Lexi (Maude Apatow) offrono uno spaccato caustico sul mondo dello spettacolo californiano. Maddy si muove ora in un ambiente di predatori adulti, avendo imparato a sfruttare a proprio vantaggio l’algida corazza che l’ha sempre contraddistinta, mentre Lexi deve fare i conti con la paralisi del proprio ego autoriale. Ma a pesare come un macigno sull’intero montaggio corale è l’assenza incolmabile di Fezco. La prematura scomparsa dell’amatissimo Angus Cloud è gestita con un rispetto luttuoso: il suo fantasma incombe silenziosamente su ogni personaggio, privando lo show della sua bussola morale più genuina.

Jules, il fantasma dell’innocenza e la fuga a New York

Se l’episodio indugia a lungo sulle rovine di casa Bennett, il vuoto emotivo più assordante è senza dubbio quello lasciato da Jules Vaughn. La magnetica Hunter Schafer appare in pochissime, studiatissime sequenze, ormai lontana migliaia di chilometri e immersa nella caotica e competitiva scena artistica di New York. La sua disperata fuga dalla East Highland non ha però cancellato le cicatrici del passato, e la sceneggiatura lascia intuire crudelmente come la sua ritrovata (e apparentemente brillante) indipendenza sia solo un fragile scudo per non affrontare i traumi irrisolti. La distanza geografica e comunicativa tra lei e Rue diventa così la metafora perfetta e dolorosa di un amore totalizzante che si è consumato bruciando troppo in fretta, lasciando dietro di sé solo silenzi e rimpianti inespressi.

Il trionfo dei piani sequenza e l’addio ai montaggi pop

A livello puramente visivo, Sam Levinson abbandona in modo quasi brutale i frenetici e coloratissimi montaggi in stile videoclip che avevano reso la serie un fenomeno virale su TikTok, optando per un approccio registico molto più asfissiante, maturo e teatrale. La macchina da presa si muove ora attraverso lenti e inesorabili piani sequenza, pedinando i protagonisti nei loro sfarzosi ma vuoti appartamenti californiani o per le strade assolate e polverose del Messico. Questa drastica scelta formale costringe noi spettatori a restare intrappolati nel disagio psicologico dei personaggi, senza poter fuggire nei rassicuranti e veloci stacchi di montaggio del passato. È una regia che rinuncia in gran parte allo spettacolo estetico per abbracciare l’alienazione dell’età adulta, spogliando l’opera dei suoi stessi cliché.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★
🏆 Voto Totale
3.8
★★★⯨