Ken Loach

Il proletariato di Ken Loach

Il giorno della Festa dei Lavoratori per il cinema equivale sicuramente al giorno di Ken Loach, l’esponente per eccellenza del socialismo proletario.

Il 1° maggio è la Festa dei Lavoratori. Questa celebrazione, festeggiata in quasi trenta paesi in tutto il mondo, ha le sue origini nell’asse tra Chicago e Londra, tra Stati Uniti d’America e Regno Unito. Seppur in Italia si tende molto a scordarlo, la festa è nata per celebrare tutte le lotte per i diritti dei lavoratori – tutti i lavoratori – e che potrebbe servire da monito futuro più che da promemoria passato.

Nella settima arte, il proletariato in senso esteso e non, ha rappresentato ed ancora oggi riflette un’arena di gioco incredibilmente stimolante per gli autori internazionali, in particolar modo per quelli del cinema europeo degli anni ’60 e ’70 e a seguire. Uno di questi, il regista dei lavoratori per eccellenza, è sicuramente il maestro Ken Loach.

Ken Loach

Nato in Inghilterra nel 1936, Loach è cresciuto in una famiglia di operai già impegnata attivamente politicamente nel mondo del socialismo e delle sinistra proletaria. Infatti, il primo lavoro di Loach a inizio 1960 fu un docu-drama televisivo – una serie di finzione girata in stile documentario – che ha rivoluzionato la televisione, nella sua modalità d’espressione e nel suo impegno nella rappresentazione del ceto medio e di temi consapevolmente politici e nascosti.

Dopo questa prima metà degli anni ’60, Loach esordisce giusto poco prima dell’apice della rivolta anti-borghese e che vedeva di mezzo, per vie più traverse che dirette, anche il mondo del proletariato, degli operai, delle fabbriche. Nel 1967 realizza Poor Cow che apre la sua carriera, conclusa apparentemente nel 2023 con il suo ultimo film, The Old Oak.

Ken Loach

Kes

Presentato come uno dei maggiori e ultimi esponenti del Free Cinema britannico, Ken Loach esordisce con un film femminile, sulla condizione e la considerazione delle donne. La sua prima trilogia cinematografica – non dichiarata – mette in scena una storia su una donna in grado di poter sbagliare da sè, su un giovanissimo operaio adolescente e sulla cura delle malattie mentali negli ambienti borghesi.

Tra il 1967 e il 1971, Loach gira Poor Cow, Kes – uno dei film manifesto del Regno Unito sessantino e dei mutamenti sociali del Sessantotto – e Family Life. Con uno stile tra il punk inglese e il neorealismo magico italiano, il primo trittico della carriera del regista di Nuneaton è una dichiarazione d’intenti lineare e precisa, ma mai scontata o banale.

Sweet Sixteen

Nonostante qualche grave insuccesso commerciale, lo sfondo della Gran Bretagna della malvagia Margaret Thatcher non distoglie mai l’attenzione di Ken Loach dalle sue premesse originali. La sua lotta per i diritti umani e la libertà va a Belfast nel periodo dei Troubles L’agenda nascosta – in Scozia – Riff-Raff – a Londra – Ladybird Ladybird – e nella Spagna della guerra civile – Terra e libertà.

Rispettivamente nel 1998 e nel 2001, in un periodo straordinariamente prolifico, Loach realizza My Names Is Joe, specchio preciso della classe medio-bassa inglese, e Paul, Mick e gli altri, una vera opera di protesta e analisi del sistema lavorativo proletario. Nel 2002 esce Sweet Sixteen, il culmine universale della sua cinematografia specifica del periodo, e che riprende l’inizio della sua carriera di Kes.

Sorry We Missed You

Sullo sfondo delle relazioni interraziali, le condizioni delle comunità immigrate e una critica sempre più spietata al capitalismo e al post-capitalismo del 21esimo secolo, Loach gira il dolce Un bacio appassionato e l’incredibile documentario McLibel. Nel 2006 esce il suo ennesimo capolavoro, Il vento che accarezza l’erba con Cillian Murphy su due fratelli divisi dal destino nel mezzo della guerra d’indipendenza irlandese. Uno spietato spaccato attuale.

Dopo qualche pellicola tendente alla commedia, pur sempre nel suo classico contesto sociale – come Il mio amico Eric e La parte degli angeli – Ken Loach si piazza al centro della linea socio-politica dei nostri tempi: nel 2016 esce Io, Daniel Blake su un carpentiere contro il sistema burocratico e nel 2018 esce Sorry We Missed You su un fattorino in profonda crisi economia.