CinemaCon, l’industria hollywoodiana detta i limiti dell’AI

Accordo MPA-ByteDance: Cruise contro Pitt aveva previsto Hollywood

Sei mesi fa Tom Cruise e Brad Pitt si prendevano a pugni su un tetto senza esserci mai saliti. Oggi Hollywood firma un accordo proprio con ByteDance, l’azienda la cui AI aveva generato quel combattimento: nel frattempo Cruise è diventato il volto della promessa monumentale di Paramount e sul versante opposto Pitt indica nell’intelligenza artificiale uno strumento per salvare il cinema di medio budget.

Il 17 agosto la Motion Picture Association e ByteDance hanno annunciato un Memorandum of Understanding per mantenere e rafforzare le protezioni della proprietà intellettuale nei modelli generativi Seedance e Seedream, distribuiti attraverso prodotti che comprendono TikTok, CapCut e Dreamina. È una formula istituzionale abbastanza sobria per chiudere, almeno provvisoriamente, una storia cominciata con due superstar che si picchiavano sopra un edificio.

Nel febbraio scorso il regista irlandese Ruairí Robinson, candidato all’Oscar nel 2002 per il corto animato Fifty Percent Grey, aveva pubblicato un filmato di circa quindici secondi realizzato con Seedance 2.0: copie sintetiche di Cruise e Pitt si affrontavano corpo a corpo in uno scenario urbano. Robinson spiegò di aver ottenuto il risultato con un prompt di appena due righe; poi arrivarono altre versioni, con zombie, robot e persino una conversazione surreale su Jeffrey Epstein. Il filmato diventò uno dei primi grandi shock pubblici prodotti dalla nuova generazione di video AI.

Non era soltanto la qualità delle immagini a creare il problema. Cruise e Pitt non avevano autorizzato l’uso del proprio volto; SAG-AFTRA denunciò l’utilizzo non consensuale di immagini e voci degli interpreti, mentre video costruiti con Seedance cominciavano a riprodurre personaggi di Star Wars, Marvel e altre proprietà degli studios. Disney inviò una diffida, Paramount fece altrettanto e il 20 febbraio la stessa MPA compì un passo fino ad allora inedito per l’associazione: una formale diffida a una grande società di AI generativa, accusando ByteDance di consentire una riproduzione sistematica delle proprietà dei propri membri.

ByteDance rispose promettendo protezioni più severe e sospendendo, tra le altre cose, la possibilità di caricare immagini di persone reali per alcuni utilizzi. Sei mesi dopo siamo arrivati al memorandum. Nel mezzo, però, Cruise e Pitt hanno finito per assumere due ruoli industriali molto più interessanti delle rispettive copie digitali.

Tom Cruise sale sulla torre: il cinema deve ancora sembrare impossibile

Tom Cruise è probabilmente il corpo meno adatto che si potesse scegliere per dimostrare che un corpo non serve più. Da quasi trent’anni la serie Mission: Impossible ha trasformato la sua presenza fisica in una parte della campagna pubblicitaria: non basta mostrare Ethan Hunt appeso a un aereo, lanciato con una moto da una montagna o sospeso sul Burj Khalifa; bisogna sapere che Tom Cruise lo ha fatto davvero. Il backstage diventa così una seconda narrazione del film e l’autenticità dello stunt parte del valore commerciale dell’immagine.

Non è soltanto una strategia promozionale. In una lunga intervista al BFI, Cruise ha ricostruito decenni trascorsi a discutere con distributori ed esercenti di schermi più grandi, formati cinematografici e spettacolo progettato per la sala. Già negli anni Ottanta, racconta, spingeva per il 65 mm e chiedeva agli esercenti come potesse aiutarli a costruire un’esperienza impossibile da replicare su uno schermo domestico. Il suo cinema recente porta quella posizione quasi al limite biologico: la prova dell’immagine è il corpo che ha rischiato per produrla.

Ad aprile Paramount lo ha trasformato apertamente nel proprio manifesto. Durante il CinemaCon 2026, nel momento in cui David Ellison cercava di convincere gli esercenti della bontà della proposta acquisizione da circa 110 miliardi di dollari di Warner Bros. Discovery, lo studio ha aperto la presentazione con un elaborato cortometraggio diretto da Jon M. Chu e popolato da decine di star e registi. Cruise ne era la voce guida. E il film terminava nel modo più prevedibilmente imprevedibile possibile: Cruise seduto realmente, a piedi nudi, in cima alla torre dell’acqua della Paramount.

Non era un fondale virtuale, né era Seedance. La torre è alta circa 44 metri e Cruise era davvero lassù. Da quella posizione pronunciava la frase conclusiva, “The future looks pretty great from here”, mentre Paramount prometteva agli esercenti almeno 30 film cinematografici l’anno e una finestra esclusiva in sala di almeno 45 giorni nel caso dell’unione con Warner.

L’operazione non è ancora compiuta: l’acquisizione è contestata da una coalizione di Stati americani e dalla Writers Guild of America e, proprio il 17 agosto, Paramount ha chiesto al tribunale un bond da 1,88 miliardi di dollari a carico dei soggetti che stanno tentando di bloccarla, sostenendo che un ritardo oltre settembre potrebbe costarle circa sette milioni di dollari al giorno. Ma il cinema promesso rimane grandioso.

Brad Pitt dall’altra parte: l’AI per salvare il cinema che non può diventare enorme

Pitt offre oggi un’immagine quasi speculare: ha appena guidato F1, uno dei progetti spettacolari più costosi della sua carriera, e conosce perfettamente l’economia dei grandi studios. Ma come produttore ha costruito con Plan B una filmografia che comprende opere come 12 Years a Slave, Moonlight, The Big Short e The Tree of Life: proprio quella fascia di cinema adulto, autoriale e industrialmente intermedia che negli ultimi anni fatica sempre di più a trovare spazio.

Per questo assumono un peso particolare le parole pronunciate pochi giorni fa in una intervista a Esquire. Il discorso parte da qualcosa di molto meno teorico dell’apocalisse creativa: Heart of the Beast è stato girato in Nuova Zelanda perché gli incentivi fiscali rendevano la produzione meno costosa. Da lì Pitt passa all’AI e sostiene che, se utilizzata come strumento, potrebbe rendere nuovamente realizzabili film nella fascia fra 40 e 90 milioni di dollari, soprattutto riducendo il peso economico di effetti visivi e lavorazioni che oggi rischiano di far saltare il progetto prima ancora delle riprese.

Ed è proprio a quel punto che il giornalista introduce il fantasma del video Seedance: se l’AI può abbassare i costi, potrebbe anche realizzare un film con un Brad Pitt sintetico, esattamente come aveva già fatto facendolo combattere contro Cruise?

Pitt non esclude che sia tecnicamente possibile, ma sposta il problema sulle scelte: chi dirige quel simulacro, quale emozione gli chiede, quali risultati seleziona e soprattutto se il comportamento ottenuto corrisponde alle decisioni che l’attore reale avrebbe scoperto durante una scena. Una copia può dunque riprodurre il repertorio di Pitt; ciò che non possiede ancora è il momento in cui Pitt decide di uscire da quel repertorio.

Pitt racconta inoltre di essere stato scansionato digitalmente per circa vent’anni e di aver preteso nei contratti di possedere quei materiali e poterli distruggere. Un comportamento che fino a poco tempo fa poteva sembrare semplice prudenza sulla gestione degli asset digitali e che oggi assomiglia alla gestione preventiva di un giacimento: volto, corpo, movimenti ed espressioni sono diventati materia utilizzabile da una macchina.

MPA e ByteDance firmano la tregua: il problema non è più fermare Seedance

A febbraio Seedance 2.0 era stato presentato dall’industria quasi come un intruso da espellere: la MPA parlava di violazioni diffuse, SAG-AFTRA di minaccia al lavoro e al consenso degli interpreti, Disney e Paramount spedivano diffide. Il 17 agosto MPA e ByteDance parlano invece di collaborazione.

Il memorandum riguarda Seedance e Seedream e stabilisce un quadro comune per mantenere protezioni contro utilizzi non autorizzati delle proprietà intellettuali. La MPA sottolinea che i mesi di confronto con ByteDance hanno già contribuito al rafforzamento delle misure integrate nelle generazioni successive dei sistemi, compresi Seedance 2.5 e Seedream 5.0 Pro. La stessa MPA rappresenta oggi Disney, Netflix, Paramount, Prime Video e Amazon MGM Studios, Sony, Universal e Warner Bros. Discovery: praticamente il cuore industriale di Hollywood.

Non è stato ancora annunciato un grande accordo di licenza che autorizza ByteDance a utilizzare liberamente i cataloghi degli studios; non sono stati resi pubblici compensi per eventuali materiali di training, criteri dettagliati di filtraggio, soglie tecniche o un sistema generale per remunerare attori le cui fattezze possano essere imitate. Il testo disponibile è un framework di protezione e collaborazione: come questi strumenti devono funzionare, quali proprietà devono riconoscere, quali richieste devono rifiutare e chi potrà autorizzare ciò che oggi bloccano. È il passaggio dalla protesta contro una tecnologia esterna alla negoziazione della sua integrazione nell’infrastruttura produttiva.

Il combattimento non aveva previsto chi avrebbe vinto, ma che il ring sarebbe diventato parte dello studio.