YouTube si allea con Netflix e Amazon, entra al TIFF e cresce mentre gli Oscar riducono il filtro degli Stati: cambiano i guardiani della cultura.
Nel giro di pochi giorni la piattaforma di Google è diventata partner ufficiale del TIFF e del suo nuovo mercato, ha lanciato con Netflix e Amazon una coalizione di lobbying a Washington e si muove dentro un ecosistema nel quale perfino gli Oscar, di cui dal 2029 avrà i diritti globali esclusivi, hanno appena ridotto il potere delle commissioni nazionali sui film internazionali.
YouTube, Netflix e Amazon: dalla concorrenza al potere
Netflix, Amazon e YouTube hanno creato la Streaming Access and Choice Alliance, affidandone la regia a TechNet.
La scintilla immediata è la crescente attenzione dei regolatori americani sul trasferimento dei diritti sportivi dalla televisione tradizionale allo streaming; tre aziende che si contendono ogni minuto disponibile dell’utente hanno scoperto di avere interessi comuni quando si tratta di scrivere le regole del campo sul quale si fanno concorrenza.
YouTube, cresciuto grazie a una produzione che Hollywood considerava dilettantistica, non chiede più soltanto di essere riconosciuto come media: chiede di partecipare alla definizione delle condizioni con cui i media verranno regolati. A luglio 2026, trainato dai mondiali, ha raggiunto il 14,2% di tutto il tempo di visione televisiva negli Stati Uniti, quota record e superiore a quella di qualsiasi altro distributore misurato.
La lobby, insomma, non serve a conquistare un potere futuro, ma a difendere politicamente quello già conquistato sullo schermo.
YouTube al TIFF: il creator diventa materiale da industria
Lo stesso salto qualitativo sta emergendo a Toronto. YouTube è diventato Official Festival Partner e Official Partner di TIFF: The Market e con Variety ha organizzato un summit dedicato ai creator. Il caso simbolico è Curry Barker, arrivato da un lungometraggio da circa 800 dollari pubblicato su YouTube a Obsession: costato appena 750 mila dollari, presentato al TIFF 2025, venduto a Focus Features per 14-15 milioni e poi capace di superare i 500 milioni di dollari al box office mondiale. Più che scouting, ormai è una filiera.
Le porte si sono quindi solo moltiplicate: alcune hanno il logo di un festival, altre quello di una piattaforma, altre ancora sono invisibili e si chiamano raccomandazione, engagement, scoperta. YouTube è interessante perché sta attraversando tutte le stanze: porta creator nei festival, viene osservato dagli studios e si presenta insieme agli altri giganti quando arriva il momento di discutere le regole. Il cinema potrebbe quindi diventare meno nazionale, meno dipendente dai tradizionali percorsi di accesso agli studios e persino più accessibile, senza diventare automaticamente più libero.
Oscar internazionali, quando lo Stato non controlla più la porta
Anche l’Academy ha aperto una crepa nel proprio sistema. Per i 99esimi Oscar un film non in lingua inglese potrà essere presentato non soltanto attraverso la commissione ufficiale del proprio Paese, ma anche vincendo uno dei premi qualificanti di Berlino, Busan, Cannes, Sundance, Toronto o Venezia. Al TIFF, per esempio, conta il Platform Award.
Da una parte si riduce il monopolio dello Stato nazionale nel decidere quale opera possa rappresentarlo; dall’altra cresce il peso di infrastrutture transnazionali, come festival, mercati e piattaforme, nel determinare che cosa riesca a conquistare visibilità e legittimazione internazionale.
NAZA, il documentario degli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor premiato con il Premio speciale della giuria a Venezia, è stato ripudiato apertamente dalle istituzioni del Paese che racconta. Benjamin Netanyahu lo ha definito “scioccante incitamento”; il ministro della Cultura Miki Zohar ha accusato i due registi di tradimento arrivando a chiedere che venga loro revocata la cittadinanza israeliana, mentre i vertici militari hanno valutato possibili iniziative legali contro il film.
In un sistema sempre meno delimitato dalle frontiere nazionali, un autore respinto, censurato o semplicemente sgradito alla propria commissione può oggi trovare, almeno in alcuni casi, un’altra strada. Il filtro statale comincia a perdere la sua esclusiva e i guardiani, più che scomparire, cambiano uniforme.