Alan’s Universe

Netflix YouTube: alla conquista della creator economy

Con l’arrivo di Alan’s Universe, Netflix conferma una strategia sempre più evidente: prendere creator, format e pubblico già collaudati su YouTube e trasferirli dentro il proprio catalogo.

Netflix ha deciso di espandere il proprio accordo con Alan Chikin Chow portando sulla piattaforma anche i video di Alan’s Universe, la serie giovanile costruita dal creator su YouTube. L’operazione si aggiunge al progetto originale già annunciato con HYBE America: una serie musicale su un gruppo di aspiranti idol che pubblicheranno brani originali parallelamente agli episodi.

Ma che cos’è esattamente Alan’s Universe? È un’antologia ambientata prevalentemente nel mondo degli adolescenti e della scuola, costruita come un incrocio tra teen drama, melodramma sentimentale e racconto morale. Le storie ruotano intorno ad amori, amicizie, rivalità, bullismo, popolarità e trasformazioni personali, con titoli volutamente immediati e iperbolici come My Boyfriend Is a Vampire!?, Ugly Girl Becomes Beautiful Overnight o Two Billionaires Fight Over Poor Girl. Dietro l’estetica da contenuto virale c’è però una struttura seriale riconoscibile, ispirata anche ai ritmi e alle svolte emotive dei K-drama, nella quale ogni episodio tende a chiudersi con un messaggio sulla lealtà, sull’autostima o sul fare la cosa giusta.

Chow non è stato scelto semplicemente perché popolare. Il suo canale ha già sviluppato personaggi, linguaggi e un sistema produttivo simile a quello televisivo. Alan’s Universe viene realizzata con troupe professionali, episodi narrativi di lunga durata e una programmazione regolare, raggiungendo circa un miliardo di visualizzazioni al mese. Netflix non deve quindi inventare un franchise: deve soltanto importarne uno già sperimentato davanti a un pubblico enorme.

Da YouTube a Netflix, senza passare dal pilot

Il caso di Chow non è isolato. Pochi giorni prima Netflix aveva annunciato l’arrivo di una parte della library degli Stokes Twins, duo da circa 141 milioni di iscritti noto per sfide, scherzi e video spettacolari. L’accordo non è esclusivo: i contenuti resteranno anche su YouTube, mentre i due creator svilupperanno per Netflix una nuova serie originale prevista nel 2027.

Il precedente più netto è però Inside dei Sidemen. La prima stagione del reality è stata ideata, finanziata e pubblicata autonomamente dal collettivo britannico su YouTube. Netflix ha poi preso in carico le stagioni successive e commissionato anche una versione americana. In questo caso YouTube non ha sostituito soltanto il pilot: ha svolto contemporaneamente le funzioni di studio, emittente e banco di prova del format.

A febbraio la piattaforma aveva inoltre stretto un accordo più ampio ed esclusivo con Salish e Jordan Matter, portando in catalogo parte del loro archivio e avviando lo sviluppo di nuovi progetti scripted, unscripted e animati, insieme a prodotti di consumo ed esperienze dal vivo. Una strategia che ha già prodotto risultati: la loro serie ha raggiunto il secondo posto mondiale tra i titoli Netflix in lingua inglese, con circa cinque milioni di visualizzazioni.

Lo stesso principio è già stato applicato a CoComelon, fenomeno nato su YouTube e diventato uno dei contenuti per bambini più popolari anche su Netflix; a Ms. Rachel, i cui video educativi sono stati trasformatiin raccolte per la piattaforma; e a Mark Rober, passato dagli esperimenti scientifici su YouTube a diverse stagioni di CrunchLabs. Nel 2026 è arrivato anche Danny Go!, altro programma nato e cresciuto gratuitamente sulla piattaforma di Google.

YouTube sta diventando per Netflix ciò che un tempo erano i pilot, i festival o le televisioni locali: un luogo dove osservare quali idee funzionano prima di investire, ma con una differenza sostanziale. I creator non portano soltanto un format, ma milioni di spettatori, dati sul loro comportamento, personaggi riconoscibili e spesso un mercato già avviato di merchandising, eventi e sponsorizzazioni.

Netflix vuole anche i contenuti, non solo i creator

La strategia si sta allargando oltre le singole personalità. Dal 3 agosto Netflix ospiterà video di durata compresa fra tre e venti minuti provenienti da BuzzFeed, Condé Nast, Hearst, People, Tastemade e Penske Media. Nel catalogo entreranno format di Vogue, Vanity Fair, Wired, Bon Appétit, Rolling Stone, Variety e The Hollywood Reporter, visibili direttamente dalla homepage.

Alcuni saranno contenuti d’archivio, altri proseguiranno con nuovi episodi. Netflix potrà così aumentare rapidamente le ore disponibili senza sostenere i costi di produzione di una serie tradizionale. Più che acquisire definitivamente le IP di YouTube, almeno per ora Netflix sta combinando tre modelli: licenze non esclusive delle library, accordi esclusivi con i creator e sviluppo di nuovi originali basati su personalità e format già affermati online.

Un modello ancora diverso è quello di The Amazing Digital Circus. Netflix ha ottenuto la serie animata indipendente di Glitch Productions senza sottrarla a YouTube: i nuovi episodi hanno continuato a essere distribuiti anche gratuitamente e lo studio ha conservato il controllo creativo. Non sempre, quindi, il passaggio a Netflix comporta l’abbandono della piattaforma d’origine.

Alla stessa logica appartiene l’ingresso nei videopodcast: Netflix ha stretto accordi con Spotify, iHeartMedia e Barstool Sports per ospitare programmi che avevano trovato in YouTube uno dei loro principali canali video. L’obiettivo è riempire anche i momenti di consumo quotidiano e distratto tradizionalmente estranei allo streaming premium.

Il vero concorrente è il telecomando

Non si tratta soltanto di un’interpretazione esterna. Ted Sarandos ha definito YouTube il concorrente più diretto di Netflix, sottolineando che non può più essere considerato una semplice raccolta di video amatoriali. Non è più soltanto una competizione per gli abbonamenti e il tempo di visione, ma una progressiva incorporazione della creator economy, combattuta per ogni minuto trascorso davanti allo stesso schermo.

La ragione è semplice: YouTube non viene più consumato soltanto sui telefoni. Nell’aprile 2026 ha raggiunto il 13,4% del tempo complessivo trascorso davanti ai televisori statunitensi, mantenendo la prima posizione tra i distributori misurati da Nielsen. Un’analisi internazionale di Digital i ha inoltre rilevato che il tempo medio giornaliero trascorso su YouTube ha superato quello di Netflix in numerosi mercati.

La risposta di Netflix non consiste nel trasformare tutti i creator di Youtube in autori televisivi, ma nel trasformare se stessa in una piattaforma capace di contenere anche video brevi, challenge, podcast, tutorial e produzioni indipendenti che possono essere pubblicati ogni giorno; cercando di impedire che YouTube diventi, da solo, la televisione.