Artists Equity accelera: Writers’ Room e asse con Netflix

Independent Pictures: Artists Equity sfida le megaproduzioni

Affleck e Damon aprono Artists Equity Independent Pictures. Esordi, star e intelligenza artificiale: dietro il ritorno alle origini, qualcosa è diverso da ieri.

Ben Affleck e Matt Damon hanno annunciato Artists Equity Independent Pictures, una nuova etichetta sostenuta da un fondo dedicato, per dare spazio ai registi emergenti, secondo un modello creativamente ambizioso ma fiscalmente prudente.

“Dobbiamo gran parte delle nostre carriere al cinema indipendente”, dichiarano i due, consegnando alla notizia il suo racconto più comodo: le star diventate grandi tornano ad aiutare chi comincia.

Cinema indipendente: esordi con le spalle coperte

Fra i primi progetti figurano A Woman in the Sun, esordio alla regia della sceneggiatrice di Nyad Julia Cox, con Renée Zellweger, Sissy Spacek e Mia Threapleton, e Downriver, primo lungometraggio di finzione di Sam Jones, scritto con Carl Hiaasen. Le voci nuove arrivano accompagnate da nomi che il pubblico conosce già.

Nel 2021, a Hot Ones, Damon aveva spiegato perché fosse diventato difficile finanziare certi film: la scomparsa del DVD aveva tolto il secondo giro di ricavi. Per Dietro i candelabri, raccontava, un dirigente calcolava 25 milioni di produzione, altrettanti di promozione e cento d’incasso per rientrare, dopo la quota degli esercenti.

Poi è arrivata InterPositive, la società di Affleck acquisita da Netflix il 5 marzo. I suoi strumenti AI affrontano inquadrature mancanti, sostituzioni degli sfondi e problemi di illuminazione, conservando le decisioni creative nelle mani dei cineasti. Per un film da centinaia di milioni, una giornata di riprese da recuperare ha un peso relativo, una correzione digitale è una voce fra le altre; per una produzione più piccola, può decidere quanta parte della sceneggiatura sopravvive al preventivo.

Artists Equity: partecipare anche ai risultati

Artists Equity, fondata nel 2022 con RedBird Capital, propone un patto economico preciso: le star possono accettare un compenso iniziale più basso in cambio di una quota dei guadagni del film.

La partecipazione al successo viene estesa anche a montatori, direttori della fotografia e costumisti. Si riduce così il denaro da anticipare per produrre il film e si allarga la lista di chi può guadagnare se funziona. Il successo smette di fermarsi ai nomi scritti più grandi sul manifesto. Con The Rip il modello ha già avuto un’applicazione concreta: a maggio, Artists Equity ha annunciato bonus per le 1.200 persone del cast e della troupe.

Artists Equity ha già Sony per il finanziamento e la distribuzione mondiale dei film destinati alle sale e Netflix, che esamina per prima i progetti per lo streaming. Il fondo di Artists Equity Independent Pictures riserva ora capitali ai registi emergenti dentro una società che può contenere i cachet iniziali attraverso la partecipazione ai guadagni: il rischio sulle nuove firme viene assunto con un modello per ridurre il denaro da anticipare e interlocutori già individuati per portare i film al pubblico.

Si affronta quindi il problema nel punto in cui un film viene autorizzato o scartato: quanto costa farlo e quanto deve rendere. Un cachet meno pesante, una lavorazione meno costosa e un finanziamento dedicato possono cambiare quel calcolo prima che qualcuno decreti che il pubblico ha perso interesse per le storie adulte.

Una risposta intelligente al vuoto crescente del cinema medio.