A Fidai Film - Netanyahu Naza Naza

Netanyahu contro NAZA: nel mirino le fonti del documentario

Netanyahu vuole identificare le fonti di NAZA mentre A Fidai Film riapre un archivio palestinese sequestrato nel 1982. Due film, una stessa contesa.

Netanyahu vuole sapere chi ha parlato. Non in senso figurato. Il primo ministro israeliano ha chiesto al procuratore generale, al capo di Stato maggiore e al direttore dello Shin Bet di identificare i soldati e gli ufficiali che compaiono anonimamente in NAZA e di procedere, qualora emergano gli estremi, per violazioni della sicurezza delle informazioni, diffamazione criminale e danno agli interessi diplomatici e di sicurezza di Israele.

Il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, premiato con il Premio speciale della giuria a Venezia, raccoglie 24 testimonianze anonime dall’interno dell’apparato militare e dell’intelligence. Il gruppo di lavoro sostiene però di aver parlato, nel corso di tre anni, con oltre cento fonti. L’esercito israeliano contesta le conclusioni del film e nega alcune delle accuse più gravi.

Fin qui, per quanto feroce, il copione è riconoscibile: un’inchiesta accusa un’istituzione, l’istituzione nega e prova a mettere in discussione le fonti.

Netanyahu contro Naza: il problema non è più soltanto il film

La replica smette di riguardare ciò che NAZA sostiene e comincia a riguardare chi ha avuto il diritto di sostenerlo.

L’avvocato generale militare Itai Ofir ha ricordato che per arrivare a un procedimento penale servirebbero elementi concreti su violazioni della sicurezza o divulgazione di materiale classificato. Nel frattempo, però, la richiesta politica è già più larga: trovare i testimoni.

James Wilson, produttore del film, ha osservato al London Film Festival che buona parte della reazione più aggressiva arriva da persone che il film non lo hanno visto. 

Ancora più elegante è la risposta sul terreno cinematografico. Ambasciate israeliane hanno promosso NAZA: The Real Story, un contro-film realizzato da un avvocato e riservista israeliano che imita proprio la grammatica visiva di NAZA: interviste anonime, tetti di Tel Aviv, atmosfera da confessione notturna. Il sito che lo ospita, nelle sue prime versioni, indicava addirittura Abraham e Szor come registi e riportava i festival del documentario originale.

Per combattere un film accusato di falsificare la realtà, si è dunque cominciato copiandone la confezione: la postmodernità, ogni tanto, lavora gratis.

A Fidai Film: chi possiede davvero la testimonianza?

Quasi nello stesso momento torna in circolazione A Fidai Film di Kamal Aljafari, realizzato nel 2024 e in arrivo sulla piattaforma True Story.

Qui la questione è più antica. Il film parte dall’archivio del Palestine Research Centre di Beirut, sequestrato dall’esercito israeliano durante l’invasione del Libano del 1982: libri, giornali, fotografie e materiali audiovisivi della storia palestinese, una parte dei quali sarebbe ancora nelle mani dell’apparato militare israeliano.

Aljafari ha raccontato di essere riuscito a recuperare soltanto una frazione delle immagini, passando attraverso persone che avevano accesso ai materiali. Alcuni, dice, hanno costruito carriere accademiche studiando quell’archivio senza restituirlo ai palestinesi. Alcuni lavoravano persino negli studi postcoloniali.

Nel film quelle immagini vengono rimontate, le didascalie degradanti aggiunte dalle autorità israeliane vengono coperte da segni rossi e al loro posto compaiono versi di autori palestinesi. Non è semplicemente recupero: è una disputa sulla proprietà dello sguardo.

Messi vicini, i due film raccontano epoche diverse e usano materiali diversi, ma finiscono nello stesso punto. Chi controlla le fonti, gli archivi e le condizioni di accesso non interviene soltanto sul racconto: contribuisce a decidere quale racconto potrà esistere.

Ed è forse per questo che un documentario può diventare abbastanza serio da richiedere un’indagine sui suoi testimoni, mentre un archivio sottratto quarant’anni prima può ancora avere bisogno di essere liberato fotogramma per fotogramma.