Susan Sarandon alla Festa del Cinema di Roma presenta The Accompanist e lancia un forte appello per i diritti umani e la pace a Gaza.
Susan Sarandon:Gaza, attivismo e diritti umani
Il percorso della celebre interprete si è riflesso apertamente sul red carpet inaugurale della sezione Alice nella Città, dove ha presentato il film insieme al regista Zach Woods. La pellicola esplora con sensibilità il tema della sofferenza emotiva e il profondo bisogno di essere compresi.
Nel corso della conferenza, l’attenzione si è spostata rapidamente su questioni di grande attualità internazionale e sulle recenti polemiche politiche. La stella di Thelma & Louise (1991) ha puntato il dito contro le pratiche detentive e le dichiarazioni del segretario alla Difesa Pete Hegseth, definendo inaccettabile l’idea di spettacolarizzare le esecuzioni capitali e sottolineando quanto simili posizioni riflettano una profonda deriva istituzionale. Secondo la sua analisi, una simile deriva finisce per devastare psicologicamente anche chi materialmente esegue la condanna.
L’appello per la pace e il ruolo dell’informazione
Rivolgendosi direttamente ai giornalisti presenti, Sarandon ha chiesto di non abbassare la guardia sui tragici eventi che continuano a insanguinare Gaza e il Libano.
Mentre parliamo, migliaia di altre persone con un cessate il fuoco vengono ancora uccise. Oltre 2.000 sono state uccise in Libano. I bambini vengono ancora colpiti alla testa dai cecchini. Vengono sepolti vivi, vengono affamati, e la cosa non può permettere che questo venga normalizzato.
Sulla stessa linea si è mossa l’iniziativa condivisa con Elly Schlein al The Space Cinema Moderno a margine della presentazione di The Accompanist, dove è stata rimarcata la necessità di dare voce a chi non ne ha e di sostenere con determinazione le istanze di pace e giustizia sociale.
Sottolineando l’urgenza di fermare le violenze e di raggiungere finalmente un cessate il fuoco duraturo, ha ricordato le motivazioni profonde che l’hanno spinta a scendere in piazza e a subire un fermo di polizia a New York:
Questo è uno dei motivi per cui è importante farsi arrestare, perché va avanti da così tanto tempo e neppure se ne parla. Piuttosto che parlare di ciò che è successo per mettermi a tacere, penso che sia importante, specialmente come giornalisti, cogliere ogni opportunità per mantenere le uccisioni a Gaza nelle notizie e fare tutto il possibile per un vero cessate il fuoco, che non abbiamo ancora mai avuto. Ho usato la mia voce per chi non ne aveva. Ho usato me stessa per parlare di qualcosa di cui le persone non erano a conoscenza, perché parlavo di persone che non avevano voce per farlo. Per me, dire qualcosa anche puntando una piccola luce non è qualcosa di dannoso, lo sarebbe evitare di farlo. E penso che la gentilezza e l’autenticità siano le due cose più importanti per me.
Il valore terapeutico della settima arte
Riflettendo sul senso profondo del proprio lavoro sul set, Susan Sarandon ha evidenziato come la finzione cinematografica sappia offrire riparo nei momenti di maggiore solitudine esistenziale. Condividere il dolore attraverso le immagini in movimento permette allo spettatore di riconoscersi parte di un’esperienza collettiva universale, ricordando a chi soffre che nessuno è davvero abbandonato a se stesso nel proprio cammino.
Penso che sia una sorta di ferita al cuore il fatto che spesso, nei nostri momenti più sofferti, ci sentiamo isolati. Essere feriti è una delle esperienze umane più universali: soffrire, avere il cuore spezzato, sentirsi in colpa, sentirsi brutti, sentirsi una delusione… eppure, quando sei nel pieno di quella sofferenza, puoi sentirti così catastroficamente solo. Uno dei doni del cinema è farti sapere in modo netto che non è così, non sei solo.
L’incontro romano ha confermato come l’arte possa farsi portavoce di istanze civili urgenti, trasformando lo schermo in un megafono per i diritti universali.