Romana Maggiora Vergano Desiderio

Romana Maggiora Vergano alla Festa del Cinema di Roma 2026: «Interpretare Livia in Desiderio mi ha liberata»

Alla Festa del Cinema di Roma 2026 Romana Maggiora Vergano racconta Livia in Desiderio di Michela Cescon, il rapporto con il corpo, la libertà del personaggio e l’adattamento di Montefoschi.

Romana Maggiora Vergano ha scelto di non conoscere tutto di Livia per riuscire a interpretarla. In Desiderio, il film di Michela Cescon presentato alla Festa del Cinema di Roma, l’attrice interpreta una donna libera, contraddittoria e difficile da afferrare, attraversandone diversi momenti della vita senza costruirle alle spalle una biografia completa.

«All’inizio pensavo di dover chiedere a Michela di inventare insieme una biografia completa di Livia a prescindere da Matteo. Ho capito che, per restituire la vibrazione di una donna così irriverente, inafferrabile e misteriosa, era necessario per me non sapere tutto».

È proprio il mistero del personaggio a diventare uno degli elementi centrali di Desiderio, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Montefoschi e diretto da Michela Cescon. Il film è stato presentato nella sezione Grand Public della ventunesima Festa del Cinema di Roma.

Romana Maggiora Vergano in Desiderio: chi è Livia

Nel film Livia incontra Matteo, interpretato da Enrico Borello, alla fine degli anni Ottanta. Lui frequenta l’università e sogna di diventare sceneggiatore, lei non ha ancora deciso quale direzione dare alla propria vita. Tra i due nasce un’attrazione destinata a rimanere sospesa quando Livia parte per Londra.

Anni dopo Matteo è diventato giornalista, si è sposato e ha due figli. Il ritorno di Livia riapre però qualcosa che il tempo non ha cancellato. La storia attraversa così diversi momenti delle loro vite, lasciando volutamente fuori campo una parte di ciò che accade ai personaggi.

Per Romana Maggiora Vergano, proprio queste ellissi hanno determinato il modo di affrontare Livia.

«Ho preferito convivere con il suo mistero per stare sul momento sensoriale»

Anche le trasformazioni fisiche del personaggio sono più leggere rispetto a quelle di Matteo: una scelta che Vergano ha interpretato come il tentativo di mantenere Livia in una dimensione «giovane, giocosa e leggera, ma mai superficiale». Conferenza 18 ottobre

«Interpretare Livia mi ha liberata»

La distanza tra attrice e personaggio è stata fondamentale. Romana Maggiora Vergano descrive Livia come una donna capace di accettare le proprie contraddizioni senza cercare continuamente di risolverle.

«Livia è una donna decisamente libera, non ha paura di contraddirsi o di mostrarsi fragile e forte allo stesso tempo. È indipendente, autonoma, moderna».

Per raccontarla, Vergano ricorre anche a immagini meno razionali:

«È un elemento naturale: vento, ape, musica, qualcosa di incontenibile e indefinibile».

L’attrice dice invece di riconoscersi poco in questa libertà.

«Personalmente sono molto diversa da Livia: io sono controllata, ho paura del caso e del destino».

È qui che l’incontro con Michela Cescon e con il personaggio ha prodotto l’effetto più personale.

«Michela ha visto in me qualcosa che voleva uscire. Interpretarla mi ha liberata, soprattutto dal punto di vista fisico e corporeo, facendomi usare il corpo come uno strumento percettivo e non come una gabbia».

Romana Maggiora Vergano: cosa significa il desiderio

Anche il titolo del film trova nel personaggio di Livia una definizione precisa.

Per Romana Maggiora Vergano, il desiderio è «un’attrazione tesa verso ciò che ci manca e che l’altro ci manifesta». Non qualcosa da soddisfare definitivamente, dunque, ma una tensione destinata a sopravvivere proprio perché incompleta.

«È una tensione che non vogliamo mai appagare del tutto, altrimenti per sua natura si dissolverebbe».

È un’idea che si lega direttamente alla relazione tra Livia e Matteo: due persone che si incontrano, si separano e tornano a cercarsi attraverso il tempo, senza che il film trasformi quel rapporto in una risposta semplice. Conferenza 18 ottobre

Desiderio, perché Michela Cescon ha scelto il romanzo di Giorgio Montefoschi

Il percorso di Livia nasce dal romanzo Il desiderio di Giorgio Montefoschi, ma Michela Cescon ha spiegato di essere arrivata al libro attraverso un percorso personale iniziato molto prima del film.

Dopo aver lavorato in teatro su La donna leopardo di Alberto Moravia, Cescon ha cominciato a interessarsi agli autori successivi a quella stagione letteraria, fino all’incontro con Montefoschi.

A colpirla è stato un romanzo meno noto di altre opere dello scrittore, nel quale ha ritrovato tre elementi che considera centrali nel proprio lavoro: tempo, relazioni e spazio.

Sul tempo, la regista parla della possibilità di stendere sulle cose un «diaframma malinconico». Poi vengono i rapporti tra le persone:

«È un film sulle dinamiche profonde tra due persone che si incontrano e si capiscono o non si capiscono».

Infine lo spazio, cioè il rapporto tra la storia e i luoghi nei quali viene collocata. Tre elementi che hanno permesso a Cescon di affrontare l’adattamento con grande libertà, senza cercare di trasferire semplicemente il romanzo sullo schermo. Conferenza 18 ottobre

Dal romanzo di Montefoschi al film di Michela Cescon

Il passaggio dal libro al cinema ha richiesto anche una forte riorganizzazione temporale. Doriana Leondeff, che ha lavorato alla sceneggiatura insieme a Massimo Gaudioso e Michela Cescon, ha ricordato che il romanzo attraversava circa quarant’anni a partire dagli anni Sessanta.

Il lavoro sul film è proceduto per tappe, cercando di conservare il nucleo del rapporto tra i personaggi anche attraverso le trasformazioni necessarie all’adattamento.

Massimo Gaudioso ha sottolineato invece il carattere fortemente visivo del lavoro di Cescon: una regia che parte dalla materia concreta e tende a immaginare le scene già nella loro dimensione cinematografica. Conferenza 18 ottobre

Il risultato è un film di 110 minuti interpretato principalmente da Enrico Borello e Romana Maggiora Vergano, prodotto da Lumière & Co. con Rai Cinema.

Ed è proprio Maggiora Vergano a sintetizzare meglio la natura sfuggente di Desiderio: per interpretare Livia non ha dovuto riempire tutti gli spazi lasciati vuoti dalla storia. Ha dovuto fare il contrario, accettare di non sapere tutto e lasciare che quella parte sconosciuta del personaggio continuasse a esistere.

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