Festa del Cinema 2026, Alessandro Gassman: il celebre attore, volto di spicco del cinema italiano e internazionale, è sceso in campo in difesa dei giovani.
Festa del Cinema 2026, Alessandro Gassman. Il noto attore italiano, nel corso dell’evento romano, ha parlato dei problemi che si trovano ad affrontare i giovani nel mondo di oggi.
Festa del Cinema 2026, Alessandro Gassman: le parole dell’attore

Alla Festa del Cinema di Roma l’attore presenta Figli perduti e riflette sul disagio giovanile, le proteste delle nuove generazioni e il bisogno di costruire un dialogo tra ragazzi, famiglie e società.
I giovani di oggi non chiedono privilegi, ma risposte.
È questa la convinzione espressa da Alessandro Gassmann durante la presentazione di Figli perduti, il nuovo film di Lorenzo Maria Chierici presentato ad Alice nella Città, sezione parallela della Festa del Cinema di Roma.
Festa del Cinema 2026, Alessandro Gassman: un film tra riscatto e possibilità
L’opera, ispirata a una storia vera, affronta temi come criminalità minorile, rabbia sociale, riscatto e seconde possibilità, argomenti che secondo l’attore trovano un forte riscontro anche nella realtà contemporanea.
Gassmann ha infatti sottolineato come molte delle proteste che vedono protagonisti gli studenti e i giovani nascano da richieste concrete e legittime: il diritto allo studio, l’accesso a un’abitazione sostenibile e la possibilità di costruire il proprio futuro senza essere schiacciati dalle difficoltà economiche.
Secondo l’attore, il problema emerge quando queste esigenze vengono ignorate troppo a lungo. In questi contesti, le persone più fragili rischiano di trasformare frustrazione e senso di esclusione in rabbia. Una rabbia che, se non ascoltata e compresa, può degenerare in comportamenti violenti.
L’attore individua inoltre un’altra causa nell’attuale clima sociale: la crescente disinformazione e la diffusione di messaggi superficiali che alimentano paure e contrapposizioni. Un fenomeno che contribuisce a creare un terreno fertile per tensioni e conflitti, soprattutto tra chi già vive una situazione di disagio.
Figli perduti racconta proprio questo percorso. Al centro della vicenda c’è Daniel Zaccaro, giovane cresciuto in un ambiente difficile e segnato dalla violenza familiare. Insieme all’amico Benka sceglie inizialmente la strada della criminalità, finendo nel circuito penale minorile.
La sua vita cambia però grazie all’incontro con Don Claudio Burgio, fondatore della comunità Kayròs, interpretato nel film da Gassmann.
Attraverso errori, cadute e nuove opportunità, Daniel intraprende un percorso di cambiamento che diventa il cuore dell’opera.
Lo stesso attore protagonista, Matteo Oscar Giuggioli, ha definito il progetto una storia che parla di seconde, terze e persino quarte possibilità, sottolineando quanto sia importante credere nella capacità delle persone di rialzarsi dopo aver sbagliato.
Il regista Lorenzo Maria Chierici ha raccontato di aver conosciuto Daniel anni fa e di essere rimasto profondamente colpito dall’ambiente umano trovato all’interno della comunità Kayròs.
Da quell’incontro è nata l’idea di trasformare la sua esperienza in un film, con l’obiettivo di raccontare una vicenda autentica attraverso lo sguardo delle nuove generazioni.
Giuggioli ha espresso il desiderio che il film venga visto soprattutto dai ragazzi, ma anche dai genitori. A suo giudizio, Figli perduti affronta il tema dell’educazione partendo dal punto di vista dei giovani, offrendo uno sguardo diretto e sincero sulle difficoltà, sui sentimenti e persino sul modo in cui le nuove generazioni vivono l’amore e le relazioni.
Per Gassmann, uno degli aspetti più significativi del progetto è proprio il coinvolgimento di tanti giovani professionisti. Il film è infatti scritto, diretto, interpretato e realizzato in gran parte da artisti poco più che ventenni, una scelta che l’attore considera una notizia importante per il cinema italiano.
Il messaggio conclusivo è chiaro: esiste oggi un problema di comunicazione tra generazioni. Troppo spesso adulti e ragazzi sembrano parlare linguaggi diversi, incapaci di incontrarsi davvero. Ed è proprio questo muro, secondo i protagonisti del film, ad alimentare incomprensioni, stereotipi e giudizi frettolosi.
Figli perduti prova allora a fare ciò che spesso manca nella realtà: ascoltare. Perché dietro la rabbia, le proteste e persino gli errori più gravi, può ancora esistere la possibilità di cambiare strada e ricominciare.