Recensione di Ferine, film di Andrea Corsini distribuito nelle sale italiane a partire dal 5 novembre 2026. Il film riflette sulla natura primordiale dell’uomo.
Ferine è un film horror diretto dal regista italiano Andrea Corsini e distribuito da Adler Entertainment. Prende le mosse da un omonimo cortometraggio, presentato dallo stesso Corsini alla Settimana della Critica di Venezia 76. Il nucleo centrale dell’opera, il ritorno dell’essere umano alla natura primordiale, è ispirato dai Parerga e paralipomena di Arthur Schopenhauer.
La trama
Irene (Carolyn Bracken) è una ricca curatrice artistica, con difficoltà nell’avere un figlio. Riesce a ottenerlo ricorrendo alla maternità surrogata, ma mentre lascia l’ospedale viene coinvolta da un incidente automobilistico. A seguito dell’incidente un giaguaro sudamericano, fuggito dal camion di una bracconiera locale, si avventa sul figlio di Irene. Dopo averlo sbranato, si allontana dalla zona. Irene entra così in uno stato di shock. La mancata elaborazione del lutto, unita alla visione di una performance artistica trasgressiva, porterà Irene ad adottare uno stile di vita primordiale e pratiche cannibalistiche.
Andrea Corsini e Arthur Schopenhauer
Ferine si apre con una citazione di Arthur Schopenhauer:
l’uomo in fondo è un animale selvaggio e feroce. Noi lo conosciamo solo nello stato di addomesticamento che si chiama civiltà. Quindi siamo terrorizzati dall’esplosione della sua vera natura.
Andrea Corsini, nel corso del film, si interroga su quel che potrebbe avvenire se, nel XXI Secolo, il carattere selvatico e feroce dell’umanità tornasse a emergere. Quel che ne risulta è una performance cruda e scimmiesca, in cui Carolyn Bracken si pone al di sopra di ogni legge morale condivisa, al solo fine di affermare la sua volontà. L’opera di Andrea Corsini, in un tempo che sta perdendo ogni legame con la matericità e la naturalezza dell’esperienza umana, ha molto da dire.
Ferine, la recensione di un film mediocre
Andrea Corsini non riesce a uscire dallo stile della fiction all’italiana. Anche se il film viene presentato come un horror, tra l’altro in grado di rompere argomenti tabù, lo sviluppo narrativo resta incentrato su una dimensione fortemente drammatica e realista. Se inizialmente, inoltre, alcune scene arrivano come un colpo allo stomaco per lo spettatore, nel tempo l’opera si fa ripetitiva. Carenti le capacità recitative di alcuni attori (Marco Gambino e Paola Lavini), che appaiono rigidi e dalla vocalità cantilenante.
La rivelazione di Carolyn Bracken e le inquadrature di Andrea Corsini
In questo oceano di mediocrità, a spiccare è la qualità performativa di Carolyn Bracken, attrice protagonista. Bracken restituisce con grande talento la discesa di Irene verso la follia, lasciata emergere attraverso affascinanti performance mimiche. Degna di nota anche Caroline Goodall, attrice che interpreta la bracconiera Dama, caratterizzata come un’anziana femme fatale. La costruzione delle immagini rende il film godibile. Andrea Corsini, alla sua prima esperienza cinematografica, si presenta infatti come un maestro dell’inquadratura, capace di costruzioni geometriche ben curate e trasgressioni memorabili (esemplare la scena in cui il corpo di un bue viene sventrato sulle note dei Rammstein).