Otranto, la memoria storica e il diritto delle comunità a non essere private del proprio destino: il film L’ora di tutti è questo e molto altro.
Ci sono momenti storici in cui la sopravvivenza di un popolo non può essere delegata a un’istituzione. Momenti in cui le autorità vacillano, le strutture di potere si rivelano insufficienti e gli individui devono decidere da che parte stare. E’ questa la dimensione più interessante di L’ora di tutti, film di Stefania Rocca ispirato dal romanzo di Maria Corti.
Echi contemporanei dei fatti di Otranto
La vicenda narrata non rappresenta soltanto una tragedia militare: si tratta di una riflessione sul rapporto tra identità, appartenenza e autodeterminazione. Quando una comunità viene minacciata nella sua stessa esistenza, la difesa di un territorio diventa anche difesa della memoria, delle relazioni e della continuità culturale. La dichiarazione di Rocca è particolarmente significativa:
Chi giustifica la violenza sulle donne giustifica anche la violenza sui popoli.
Il parallelismo richiama un principio fondamentale: nessun individuo può essere considerato proprietà di un potere esterno.
Idrusa, protagonista del film L’ora di tutti
La figura di Idrusa, interpretata da Alice Pagani, introduce un ulteriore elemento di complessità. E’ una donna che rivendica la sua libertà, rifiutando di essere definita dalle convenzioni sociali. La sua storia dimostra che l’appartenenza non deve tradursi in obbedienza, e che una comunità autentica non dovrebbe esigere la cancellazione dell’individuo. L’autodeterminazione dei popoli, in questa prospettiva, rappresenta una forma di libertà. Le comunità devono custodire la loro identità, amministrare i loro territori e partecipare alle decisioni che riguardano il loro futuro. La sovranità non dev’essere un privilegio delle istituzioni centrali, ma una responsabilità distribuita.
La guerra di chi resta
Anche la memoria delle donne vittime di violenza, richiamata dalla regista, merita attenzione. La storia non può limitarsi a celebrare i combattenti, dimenticando chi ha subito la brutalità degli eventi. Ricordare significa restituire dignità a tutte le esperienze umane, senza costruire artificiali gerarchie del dolore. Otranto, dunque, non appartiene solo al passato. La sua vicenda interroga il presente: quanto valgono le identità locali, in un mondo sempre più omologato? Quanto è libera una comunità che ha rinunciato a essere padrona del suo destino? E quale significato può avere la solidarietà nazionale, se non nasce dal rispetto delle comunità?
L’ora di tutti, la dimensione politica di un’opera cinematografica
La lezione politica trasmessa da L’ora di tutti può essere condensata in un principio: nessun popolo è veramente libero, se non è libero di essere sé stesso; nessun individuo è veramente libero, se deve rinunciare alla coscienza. La libertà non nasce dalla sottomissione, ma dalla responsabilità. E una nazione degna di questo nome non teme le differenze: le riconosce, le custodisce e le trasforma in forza comune.