Il BAIFF 2026 ottiene il patrocinio del Mimit: opere generate almeno al 25%, diritti per 36 mesi e una categoria cinematografica ancora da definire.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha concesso il patrocinio alla quarta edizione del BAIFF, in programma a Venezia dal 13 al 17 ottobre 2026. Non si tratta di un finanziamento: per il Mimit il patrocinio è un’adesione ideale, concessa senza oneri a iniziative ritenute coerenti con le proprie finalità istituzionali. È dunque un riconoscimento politico e simbolico, non un assegno.
Il dato più significativo riguarda però i tempi dell’annuncio. Sul sito ufficiale del BAIFF date e sede sono già definite, mentre i nomi degli speaker devono ancora essere comunicati. Il patrocinio arriva dunque prima del programma completo: il Mimit non sta riconoscendo una selezione di opere già visibile, ma il campo culturale e produttivo che il BAIFF prova a organizzare.
Al BAIFF il cinema AI comincia dal 25 per cento
Quel campo è molto più largo di quanto suggerisca l’espressione “film generato dall’AI”.
Il regolamento di partecipazione ammette opere realizzate interamente oppure parzialmente con software di intelligenza artificiale, purché il loro impiego raggiunga almeno il 25%. Gli autori devono inoltre indicare senza omissioni quali contenuti siano stati prodotti con questi strumenti e consegnare una scheda che descriva il processo. Il testo, però, non chiarisce come debba essere misurato quel quarto: durata delle immagini, numero di inquadrature, passaggi di lavorazione o peso creativo.
Le categorie rendono palese questa elasticità: accanto al miglior film AI compaiono documentari, animazione, videoclip, serie episodiche, opere ibride, live action, sceneggiatura e perfino un premio per attore o attrice AI. Il BAIFF non separa quindi il sintetico dal tradizionale; costruisce una zona in cui riprese, scrittura, interpretazione e generazione possono essere combinate in proporzioni diverse.
Il regolamento mostra anche quanto sia difficile trasformare questa apertura in una disciplina coerente.
La selezione non garantisce la proiezione pubblica, che resta nella disponibilità dell’organizzazione. Gli autori devono rispondere di licenze e liberatorie, mentre il festival può utilizzare per 36 mesi i materiali inviati. Una clausola contempla perfino la cessione a terzi a titolo oneroso, ma quella immediatamente successiva limita l’uso a contesti gratuiti e non commerciali: una contraddizione che meriterebbe di essere chiarita proprio in un evento dedicato a trasparenza, diritti e responsabilità.
Dall’isola di Burano alle istituzioni: quattro edizioni in tre anni
Il BAIFF nasce nel 2023 a Burano, legando il cinema generato con l’intelligenza artificiale a una storia molto meno tecnologica: quella di Bepi Suà, il cinefilo dell’isola che proiettava cartoni animati sopra un lenzuolo bianco steso davanti alla propria casa. La prima edizione si concluse con due premiazioni, al Venissa di Mazzorbo e alla Fondazione Querini Stampalia. Tra le opere premiate figurava il documentario italo-cinese AI LA (PASS), vincitore sia nella categoria documentari sia per il modo in cui affrontava le questioni etiche dell’AI.
Già l’anno successivo il festival cambiò scala e geografia. La seconda edizione occupò per cinque giorni lo Spazio Thetis dell’Arsenale, affidando la presidenza della giuria a Carlo Rodomonti di Rai Cinema e affiancando alle proiezioni incontri con esponenti della ricerca, dell’industria digitale e di aziende attive nella generazione di immagini, voci e avatar. Nel 2025 il BAIFF si distribuì invece tra la Querini Stampalia e le Procuratie Vecchie, dove la terza edizione si concluse con la premiazione ospitata da The Human Safety Net.
Il patrocinio del Mimit arriva dunque alla fine di uno spostamento preciso: da un festival radicato nell’immaginario artigianale di Burano a una manifestazione inserita nei luoghi e nelle relazioni istituzionali di Venezia. Sedi prestigiose, giurie industriali e partnership non dimostrano la qualità delle opere, ma documentano la progressiva istituzionalizzazione del festival.
Il patrocinio legittima un laboratorio, non un verdetto
Prima ancora di stabilire quale estetica produrrà, il BAIFF sta costruendo gli spazi nei quali quella produzione potrà essere selezionata, premiata e riconosciuta. Nel 2026 la Fondazione Querini Stampalia ospiterà concorso internazionale, proiezioni, incontri e talk sulle implicazioni etiche e produttive dell’intelligenza artificiale.
Il programma annunciato comprende concorso internazionale, proiezioni, incontri, talk etici e produttivi, oltre al networking tra autori, istituzioni, imprese e operatori. Il fatto che il patrocinio arrivi dal ministero delle Imprese, e non da quello della Cultura, rende visibile la scala del passaggio: l’AI cinematografica viene trattata come filiera, competenza e infrastruttura produttiva. Andrea Seno, a nome dell’associazione, sostiene che il BAIFF non voglia “celebrare una macchina”, ma rimettere al centro la capacità umana di immaginare.
La prova più concreta sarà meno solenne: definire quanto AI debba esserci in un’opera, chi possieda i materiali e quali diritti conservi chi li ha creati. Il patrocinio è già arrivato. Adesso il BAIFF deve dimostrare che il cinema AI può diventare una categoria riconoscibile senza restare una formula promozionale.