Giorgio Armani

Giorgio Armani: la moda del cinema

Giorgio Armani è stato il simbolo di un mondo intero per stile di vita e moda, entrando a pieno nella società e nell’arte, influenzando anche il cinema.

Sembra molto difficile riuscire a cambiare, in tutto e per tutto, gli standard di un’intera e lussuriosa industria specifica. Pensate riuscire a fare lo stesso processo ma con l’arte, la società ed il mondo. Questo è stato Giorgio Armani, re della moda e stilista indiscusso, che con la sua arte ha plasmato un modo di vestire.

Questo 4 settembre, l’Italia ha perso un suo simbolo di orgoglio nazionale ed il mondo non ha più la sua bussola stilistica che ne dettava le regole da circa cinquant’anni – tra l’altro, da poco passati. A 91 anni, Giorgio Armani lascia un impero da quasi 2 miliardi e mezzo ed una pesante eredità artistica impossibile da colmare.

Giorgio Armani

Giorgio Armani nasce a Piacenza, l’11 luglio del 1934, da una famiglia di origini estremamente umili. Dopo una prima iscrizione alla facoltà di Medicina all’Università degli Studi di Milano e poi un periodo di leva militare – successivo all’abbandono agli studi – il giovane Armani si addentrò nel modo della moda già nel 1957, quando iniziò a lavorare come commesso presso La Rinascente di Milano – dove oramai viveva da circa otto anni con la famiglia.

Il suo ingresso reale e concreto nel mondo del design e della moda si ebbe nel 1965, quando fu assunto per la linea di moda maschile Hitman, arrivando dieci anni dopo a fondare la Giorgio Armani S.p.A. insieme a Sergio Galeotti e debuttando una prima collezione nella primavera dell’anno successivo. L’ingresso di Armani nel mondo della moda contribuì a confermare Milano come perno centrale nazionale e cambiò per sempre la società italiana.

American Gigolo

Armani è sempre stato un appassionato di film e cinema, in particolare per quel tipo di arte cinematografica hollywoodiana degli anni ’40 e ’50. Folgorato dalle star dell’epoca, che Armani vedeva sul grande schermo in giovane età – James Stewart, Gregory Peck, Gary Cooper e così via – decise sin da subito di voler entrare nella cifra stilistica del mondo del cinema: nel 1978 veste la splendida Diane Keaton nel capolavoro Io e Annie di Woody Allen.

La vera svolta arriva nel 1980: Armani capisce l’importanza della comunicazione visiva attraverso i costumi e si impone a livello internazionale come stilista d’eccellenza. Nel 1980 esce American Gigolò, diretto da Paul Schrader, che scandalizza per i temi trattati ma ammalia chiunque, in particolare per i vestiti di scena dell’affascinante Richard Gere, in cui Armani mischia fascino, comodità, un senso di eleganza discreta e trasgressione giovanile.

Giorgio Armani

Gli intoccabili

Tutti impazziscono per Armani, la “normale” società come l’alta borghesia hollywoodiana, che Armani veste sia dentro che fuori lo schermo. Dai red carpet – Julia Roberts per quello di Pretty Woman – alle varie premiazioni – Jodie Foster agli Oscar 1992 – fino ai grandissimi film: nel 1987, Armani veste sia l’Eliot Ness di Kevin Costner, sia l’Al Capone di Robert De Niro ne Gli intoccabili di Brian De Palma.

Armani cambia le regole del gioco. Sicuramente aiutato da una fenomenale scenografia e messa in scena, il reparto dei costumi innalza ancora più l’asticella di un film storico ambientato nella Chicago degli anni ’30. Armani usa i costumi per caratterizzare personaggi, contrapponendo un’eroe dubbioso disposto a tutto ed un cattivo senza scrupoli e scorretto. Anni dopo, lo stesso fa con Christian Bale ne Il cavaliere oscuro ed il suo mediocre seguito.

Martin Scorsese

Se c’è un regista il cui rapporto con Giorgio Armani ha superato i limiti imposti dal set e dallo schermo, diventando un vero e proprio sodalizio – quasi – fraterno, quello è il maestro italoamericano Martin Scorsese. La frequentazione artistica tra i due nacque alle soglia degli anni ’90, quando Scorsese in persona scelse l’altro maestro per vestire i suoi tre protagonisti – Ray Liotta, Joe Pesci e Robert De Niro – per la sua opus magnum in Quei bravi ragazzi.

I due contribuirono incredibilmente l’uno alla carriera dell’altro, lodandosi in pubblico ed ispirandosi sempre di più, tanto che, sempre nel 1990, Scorsese diresse un cortometraggio documentario dal nome Made in Milan su Armani. Lo stilista poi vestì De Niro in Casinò – innalzando il film – e due decenni dopo Leonardo DiCaprio in The Wolf of Wall Street, producendo in mezzo Il mio viaggio in Italia, documentario di Scorsese del 1999.