I play mother: incubatore di paura e claustrofobia psicologica. Una casa che sembrava rifugio si trasforma presto in prigione emotiva.
I play mother è un horror psicologico prodotto nel Regno Unito, diretto da Brad Watson e interpretato da Jo Martin, Susanne Wuest e Shubham Saraf.
Un horror domestico, un esperimento sul confine tra cura e controllo, tra accoglienza ed esclusione.
La trama di I play mother
Con una durata di circa 108 minuti, il film segue una coppia che, dopo anni di attesa, ottiene il permesso di adottare due bimbi rimasti orfani.
Un gesto carico di speranze che però si trasforma nel sospetto di qualcosa di sinistro nascosto nei corridoi di casa.
I play mother: l’orrore inizia quando scegli di accudire
Il film si colloca saldamente nel filone horror-psicologico.
Non ci sono creature soprannaturali, ma l’inquietudine nasce dalla quotidianità che diventa alienante.
Atmosfere rarefatte, sguardi sospettosi, silenzi che pesano più delle urla.
È un horror minimalista che lavora sulle relazioni familiari deteriorate.

Ricorda ambiti come Goodnight Mommy, con un senso di tensione che trapassa il legame genitoriale mostrando il lato oscuro del prendersi cura.
I play mother respira un’estetica asciutta, fatta di ombre e prospettive sbagliate.
Si cala dentro il quotidiano trasformato in labirinto mentale: la casa non protegge, struttura la gabbia.
I genitori adottivi non compiono un gesto d’amore, ma aprono la porta a un enigma che disintegra la quiete domestica.
Il terrore cresce dove dovrebbe esserci amore
I play mother sussurra piuttosto che urlare, sceglie la lentezza e la sottrazione.
Pochi dialoghi, pochi movimenti, tanti silenzi che pesano come macigni.
I bambini diventano attori nella costruzione del dubbio. Sono innocenti o portano dentro un trauma che contamina l’aria?

I play mother fa della sospensione narrativa un amplificatore di dubbio esistenziale.
Il finale, volutamente aperto, non scioglie completamente il mistero. Lascia infatti che lo spettatore resti sospeso tra empatia e repulsione.
Il film non cerca catharsis: indica una frattura, e resta lì a mostrarne le crepe.
La regia
Williamson evita cliché grossolani e preferisce un terrore sottile che attiva la riflessione sul ruolo materno, biologico o acquisito, e sulle catene invisibili che la famiglia costruisce.
Per chi apprezza l’horror che fa male non solo agli occhi, ma anche alla mente.
Un bagno nella paura che ha il sapore di un’esperienza intima e disturbante.
Uscita in Italia & distribuzione
Il film esce il 10 luglio 2025 nei cinema italiani distribuito da Adler Entertainment.