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Il maestro Bernardo Bertolucci
Bernardo Bertolucci è stato uno dei registi italiani più apprezzati all’estero e meno ricordati in madrepatria, con il suo nome che è riapparso recentemente.
Negli ultimi anni, soprattutto dal 2022 in poi – data non troppo scontata – il fervente dibattito sui fondi del Ministero della cultura, le leggi cinema e il tax credit si è acceso sempre di più. Al di là delle considerazioni del caso sul nuovo cinema indipendente italiano e sull’incompetenza dell’amministrazione attuale, rimane un punto fermo improrogabile, che deve essere affrontato.
Nelle ultime settimane, al centro delle polimiche – molto più limitate rispetto alla gravità del caso – il maestro Bernardo Bertolucci è tornato a far parlare di sè, a distanza di quasi tredici anni dalla sua morte. Il mancato finanziamento alla sua ultima e postuma sceneggiatura su Giulio Regeni è solo l’ultimo tassello della malinconica discesa italiana verso il baratro e la perdita pragmatica della memoria dei grandi autori.
Bernardo Bertolucci e famiglia
Bernardo Bertolucci è nato a Parma nel 1941. Nascere in una famiglia che già è ben immischiata nell’arte, e soprattutto nella settima arte, non è mai un’assonanza troppo scontanto, specialmente nell’ottica del piccolo – una volta grande – circuito cinematografico italiano. Bernardo Bertolucci è parte centrale di questo sistema.
Suo padre, Attilio Bertolucci, era un’importante poeta e critico italiano. Il fratello di Attilio e zio di Bernardo, Giovanni Bertolucci, era un produttore cinematografico. Suo fratello, Giuseppe Bertolucci, è diventato regista di opere come Berlinguer ti voglio bene e moltissimi documentari, co-sceneggiatore con Bernardo e Roberto Benigni. Per Bernardo, tutto doveva essere segnato.

Prima della rivoluzione
Dopo aver abbandonato l’università, Bertolucci inizia a lavorare sui set di cinema, tra cui alcuni di Pier Paolo Pasolini come Accattone. Nonostante la sua poetica e la sua ideologia socio-politica fossero ampiamente influenzate da quella pasoliniana, Bertolucci si è ben presto staccato. Il mondo attorno a lui era diverso dal mondo di Pasolini, ma non così tanto come pensato.
Il suo esordio arriva nel 1964: Prima della rivoluzione. Fa parte della stessa schiera di registi come Marco Bellocchio che, con il suo I pugni in tasca l’anno dopo, sarebbe riuscito a trovare la chiave di lettura ante-litteram al Sessantotto e a tutto quel turbine di bellissimi e infelici mutamenti che stavano ribollendo sotto la superficie. Nel 1968 esce Partner, adattamento de Il sosia, e nel 1970 La strategia del ragno, film televisivo sulla resistenza…
Il conformista
Lo stesso anno, nel 1970, Bertolucci scrive, gira e produce il primo di un trittico di pellicole che lo avrebbero trasformato in uno dei registi italiani e internazionali più importanti di sempre, ovvero, Il conformista. Con Jean-Louis Trintignant e Stefania Sandrelli protagonisti, tratto da un romanzo di Alberto Moravia, Il conformista rappresenta una delle opere più lucide, imperziali e significanti sul fascismo e la “guerra civile” italiana.
Nel 1972, realizza Ultimo tango a Parigi, con l’assoluto Marlon Brando. Dal tono fortemente erotico e provocatorio – meno solamente del precedente – è un film tanto contestato quanto apprezzato, cresciuto come cult durante il tempo. Nel 1976, realizza Novecento, epopea tutta italiana con Robert De Niro che rappresenta uno spaccato nella carriera di Bernardo Bertolucci e nella cinematografia italiana degli anni ’70.
L’ultimo imperatore
Nei dieci anni successivi, Bertolucci gira solamente due film, che hanno un moderato risultato al botteghino, non quanto al riscontro critico che si abbassa. La luna del 1979 e La tragedia di un uomo ridicolo del 1981. A sei anni di distanza, dopo aver attraversato la morte di Enrico Berlinguer e l’inizio del declino dell’industria cinematografica italiana, torna al cinema con L’ultimo imperatore.
Film che ha più successo all’estero che in patria, ma che riporta Bertolucci al centro del dibattito, riaffermando il reale valore dell’autore. Dopo diversi film oltreoceano, Bertolucci torna in Europa e realizza The Dreamers nel 2003, segnando il passaggio definitivo al 21esimo secolo e introducendo un nuovo concetto di cinema con la maestria di un tempo. La rivoluzione è alle porte dell’amore, e di nuovo, Bertolucci l’ha capito.
