Nicola piovani Premiato

Nicola Piovani premiato a Roma: una vita dentro il cinema

Nicola Piovani premiato alla Festa del Cinema di Roma: dagli esordi nel Sessantotto all’Oscar, tra Fellini, De André e Benigni.

A ottant’anni Nicola Piovani continua a collezionare premi, ma probabilmente quello ricevuto oggi alla Festa del Cinema di Roma ha un sapore particolare. È infatti il primo Banca Ifis Music Award, riconoscimento dedicato alla musica per il cinema, e a consegnarglielo è Marco Bellocchio, uno dei registi con cui il compositore romano lavora fin dagli anni Settanta.

Un premio che arriva dopo più di mezzo secolo trascorso a scrivere musica per immagini. E pensare che tutto era cominciato quasi per caso, e nel posto meno hollywoodiano possibile.

Dal Sessantotto a Fellini

Nel 1968 Piovani è alla Sapienza durante l’occupazione della facoltà di Filosofia. Lì incontra Silvano Agosti, impegnato a realizzare i Cinegiornali del movimento studentesco. Piovani ne scrive la musica. L’anno successivo Agosti gli affida la colonna sonora di NP il segreto: è l’inizio di una carriera che supererà le duecento colonne sonore.

La musica, però, era arrivata molto prima. Piovani nasce nel quartiere Trionfale nel 1946. Suo padre Alberico suona la tromba nella banda del paese, la zia Pina è attrice e lavora anche nelle compagnie di Ettore Petrolini e Aldo Fabrizi. Nicola comincia dalla fisarmonica, passa al pianoforte e arriva al diploma al Conservatorio di Milano da privatista.

Poi arrivano Bellocchio, Monicelli, i Taviani, Moretti, Tornatore, Benigni. E Federico Fellini, per il quale Piovani firma le musiche degli ultimi tre film: Ginger e Fred, Intervista e La voce della luna.

Del loro primo incontro Piovani racconta un episodio quasi felliniano. Aspettava il regista a casa ed era terrorizzato dalla vicina del piano di sotto, famosa per insultare chiunque passasse. Fellini tardava a salire. Piovani scese a cercarlo e lo trovò tranquillamente nel salotto della signora, a bere e conversare con lei.

L’Oscar e l’altro Piovani

Prima ancora di Fellini c’era stato Fabrizio De André. Piovani collaborò con lui a due dischi fondamentali: Non al denaro, non all’amore né al cielo e Storia di un impiegato. Più tardi avrebbe scritto anche per il teatro, lavorato con Gigi Proietti ne I sette re di Roma e costruito con Vincenzo Cerami un lungo percorso di teatro musicale.

Nel 1999 arriva l’Oscar per La vita è bella. Anche quella collaborazione cominciò in modo curioso: Benigni convocò Piovani e gli recitò a memoria praticamente l’intera sceneggiatura. Per alcune scene servivano subito un valzer, un fox-trot e una danza etiope. Il resto della partitura, raccontò Piovani, fu invece costruito con estrema cautela per la delicatezza del film.

Negli Stati Uniti, intanto, circolava da anni una convinzione surreale: Nicola Piovani sarebbe stato uno pseudonimo di Ennio Morricone. I due provarono perfino a smentire l’equivoco inviando una fotografia nella quale apparivano insieme e si indicavano reciprocamente. Non bastò. L’Oscar contribuì finalmente a chiarire che i compositori erano davvero due.

Al ritorno dall’Academy Awards, l’equipaggio dell’aereo invitò Piovani in cabina e sistemò la statuetta sul cruscotto. Oggi, molto meno romanticamente, l’Oscar è custodito in una cassetta di sicurezza: “So che le rubano”, ha raccontato.

Forse è anche questo il bello di Piovani: mezzo secolo di grande cinema raccontato sempre come se fosse capitato quasi per caso. E accompagnato, naturalmente, dalla musica.