Martin Scorsese ricorda l’ultima telefonata con Federico Fellini in Ultimo Fellini, il documentario di Gianluigi Attorre in programma alla Festa del Cinema di Roma.
È il 1993, Fellini ha appena ricevuto a Los Angeles l’Oscar alla carriera e il giorno successivo parla al telefono con Scorsese.
Ultimo Fellini, 113 minuti, nasce da tre anni di ricerche e soprattutto dal ritrovamento di decine di cassette dell’archivio di Vincenzo Mollica: interviste, backstage e incontri dei quali, racconta Attorre, soltanto pochi minuti erano arrivati in televisione. Il documentario mette quel materiale in dialogo con Roberto Benigni, Nicola Piovani, Milo Manara, Fiammetta Profili e naturalmente Scorsese.
La Festa del Cinema di Roma lo presenta tra le proiezioni speciali dedicate alla storia e alla memoria del cinema.
Ultimo Fellini, gli archivi di Mollica e il film che Fellini e Scorsese non riuscirono a fare
La premessa era raccontare il Fellini meno raccontato, quello degli anni Ottanta e dei primi Novanta. Fellini continuava a essere invitato, premiato, intervistato e studiato mentre trovare denaro per i suoi film diventava progressivamente più difficile.
Il British Film Institute ricorda come in quella fase il regista faticasse a finanziare i progetti e fosse arrivato anche alla pubblicità, da Campari in poi, senza peraltro trattarla come una parentesi alimentare. Nel 1990 realizzò La voce della luna, con Roberto Benigni e Paolo Villaggio. Sarebbe rimasto il suo ultimo lungometraggio.
Scorsese e Fellini progettavano insieme una serie sul funzionamento materiale del cinema, immaginando episodi dedicati alle diverse figure di una produzione, e concordando che una location scelta vicino a un buon ristorante poteva essere più strategica del centro di Roma.
Quando il cinema celebra un autore dopo aver smesso di produrlo
L’Oscar del 1993 finisce così per assumere, dentro Ultimo Fellini, un significato meno lineare di quello suggerito dalla cerimonia. Hollywood consacrava uno dei grandi inventori del cinema moderno proprio mentre il tipo di libertà produttiva su cui Fellini aveva costruito la propria opera diventava sempre più difficile da finanziare.
Il progetto che Scorsese era riuscito finalmente a mettere in moto rende questa distanza ancora più evidente. Non si trattava di un nuovo Amarcord, di un’altra Dolce vita o di un film destinato a prolungare la filmografia: Fellini voleva raccontare come si fanno i film, passando attraverso attori, tecnici, location, abitudini, compromessi e tutto ciò che normalmente resta fuori dall’inquadratura.
Il 17 ottobre, alla Festa del Cinema di Roma, Ultimo Fellini riporta a galla una contraddizione che il cinema contemporaneo conosce fin troppo bene: consacrare un autore costa molto meno che continuare a scommettere su di lui.