Christopher Nolan Odyssey Set

Nolan: la filosofia comune di The Odyssey e Oppenheimer

Christopher Nolan spiega il legame tra The Odyssey e Oppenheimer: la xenía infranta, la colpa irreversibile e i limiti del pentimento.

Il 30 luglio, durante la tappa promozionale di Pechino di The Odyssey, Zhong Shu, docente di filosofia politica e dottorando, ha rivolto a Christopher Nolan una domanda insolita per un incontro stampa: introducendo un’espiazione presentata come estranea al mondo greco, non aveva forse “cristianizzato” Omero?

Nella conversazione originale, rilanciata da The Film Stage, Nolan ammette di non avere seguito consapevolmente una categoria filosofica e sposta la risposta su ciò che accade quando viene infranta la xenía: Odisseo può riconoscere la propria colpa, ma non riparare il danno né fermare la catastrofe in arrivo.

La legge di Zeus sposta la colpa dal palazzo alla storia

Nel film la xenía viene semplificata come “legge di Zeus”: l’obbligo reciproco tra chi accoglie e lo straniero, fondato anche sulla possibilità che l’ospite sia un dio sotto mentite spoglie. I Proci lo violano occupando il palazzo di Itaca. Nolan, però, non considera automatica l’espiazione che lo spettatore riconosce nell’incontro finale tra Odisseo e Penelope. Quella catarsi, osserva, può dipendere dalla sensibilità moderna di chi guarda, attratta dalla confessione, dall’onestà e dall’intimità della scena.

Il regista allarga poi l’inquadratura di circa quattro secoli, la distanza che secondo la ricostruzione richiamata nell’intervista separa gli eventi narrati dal momento in cui il racconto raggiunse il pubblico di Omero. Quegli ascoltatori appartenevano a una società in ascesa, ma guardavano alle rovine di un passato percepito come più grande. Le mura degli antichi palazzi apparivano tanto imponenti da essere dette ciclopiche, quasi che soltanto dei giganti avessero potuto costruirle.

Da qui nasce l’interesse di Nolan per il collasso dell’età del Bronzo e per il mistero dei cosiddetti Popoli del Mare, indicati da alcune ricostruzioni come una delle forze coinvolte nella crisi. Il regista non dimostra né propone un nesso storico fra la condotta dei Proci e quella catastrofe: adopera la xenía come principio narrativo per leggere un mondo nel quale l’ordine sociale si sta già disfacendo. Il ritorno a Itaca non conduce soltanto verso una casa usurpata, ma verso una civiltà che il pubblico originario conosceva ormai attraverso le sue rovine.

Il pentimento cambia l’uomo, non ciò che ha distrutto

È a questa scala che The Odyssey incontra Oppenheimer. Nolan descrive il film del 2023 come una storia sulla possibile fine del mondo e sul collasso della civiltà; lavorarvi, spiega, gli ha lasciato una sensibilità che ha trasferito nell’adattamento omerico. L’accostamento non dipende quindi soltanto da due figure eccezionali gravate dalla colpa: dipende dallo scarto fra la loro coscienza individuale e conseguenze ormai diventate storia.

Quando Zhong Shu gli chiede che cosa cambierebbe se Odisseo si pentisse della propria hybris, Nolan risponde che l’effetto sarebbe interiore, forse spirituale, ma non pratico: il danno è già avvenuto, come le sirene cantano ad Odisseo.

È questo, per lui, a rendere tragica la hybris: la sua irreversibilità. L’incontro con Penelope può dare forma emotiva alla presa di coscienza dell’eroe; non ricompone la xenía né arresta il collasso che incombe sul suo mondo. Come Oppenheimer non può disinventare la bomba, Odisseo non può trasformare la confessione in una correzione retroattiva degli eventi.

L’intervista arriva mentre The Guardian ricostruisce il confronto fra critici, classicisti e pubblico, alimentato dalla severa lettura di Emily Wilson. La traduttrice, pur apprezzando il rinnovato interesse per il poema, ha detto all’Associated Press che il film accumula episodi ma trascura temi essenziali, ridimensionando Penelope e gli dèi. Nolan non la cita e non liquida quelle obiezioni. Affronta un altro problema: riconoscere un dispositivo narrativo equivale ad averlo confutato?

Vedere il meccanismo non significa sottrarsi al suo effetto

Per Nolan, una parte della critica commette proprio questo errore quando osserva che un personaggio è stato reso “simpatico” e tratta la scoperta come prova del fallimento. Ogni autore, sostiene, deve misurare la propria intenzione con ciò che il pubblico porta nel racconto.

In una cultura democratica ed egualitaria, la grandezza non può essere presentata come un valore assoluto: deve essere messa sotto accusa, altrimenti viene respinta. La colpa serve quindi a sottoporre l’eroe al giudizio dello spettatore senza eliminarne l’eccezionalità.

L’esempio scelto è Memento.

Il film dispone la cronologia al contrario, ma conserva sotto quella rottura una struttura in tre atti semplice e riconoscibile. Nolan formula così la propria regola: occorre mantenere familiare ciò che sta sotto per poter alterare ciò che appare in superficie. In The Odyssey la confessione finale e la simpatia per l’eroe svolgono una funzione analoga: il pubblico può individuarle, discuterle e perfino contestarle, ma ciò non basta a cancellare il loro effetto.

Gli dèi, dunque, non hanno bisogno di entrare nell’inquadratura

La stessa logica governa la presenza divina. Nolan aveva valutato di affidare gli dèi ad attori e di mostrare fulmini scagliati dall’Olimpo, poi ha scelto di collocarli nel modo in cui i personaggi interpretano la natura. Tuoni, sole e stato del mare non sono indizi di una fede astratta: per chi vive prima di una spiegazione scientifica costituiscono la realtà degli dèi. Nelle parole del regista, il divino è reale per i personaggi perché viene proiettato dall’interno.

La scelta filosofica diventa anche una scelta produttiva. Come ha raccontato al British Film Institute, Matt Damon e gli altri interpreti hanno lavorato su una vera imbarcazione, fra onde e tempeste; persino i delfini che affiancano Odisseo durante una mareggiata non sono digitali. Il mare deve essere abbastanza concreto da far comprendere perché un uomo possa leggervi la collera di Poseidone.

Anche il pentimento rimane dentro Odisseo: fuori di lui restano i morti, la legge di Zeus infranta e una civiltà avviata verso il proprio tramonto: dopo Oppenheimer, Nolan torna a mostrare una coscienza capace di cambiare l’uomo quando non può più cambiare la storia.